MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera A

Adrasto, Afrodite.

Adrasto: 1. Figlio di Talao, re di Argo, e di Lisimaca. In seguito a una faida con altri rami della famiglia reale, discendenti da Melampo e da Preto, fuggi da Argo. Talao fu ucciso da Anfiarao, che discendeva da Melampo, e suo figlio trovò rifugio presso il nonno materno Polibo, re di Sicione, il quale non aveva figli e lo nominò suo erede. Quando divenne re di Sicione, Adrasto si riconciliò con Anfiarao, e gli diede in moglie la sorella Erifile.
Adrasto ritornò sul trono di Argo e, nonostante gli avvertimenti di Anfiarao che era veggente, si impegnò ad aiutare Polinice e Tideo nella riconquista dei loro troni rispettivamente di Tebe e di Calidone. Adrasto notò che i due giovani indossavano pelli di animali, Polinice quella di un leone e Tideo quella di un cinghiale; obbedendo allora a un oracolo che gli aveva ordinato di sposare le sue figlie a un leone e a un cinghiale, diede in moglie ai due giovani le figlie Egiale e Deipila.
Adrasto, sposato con sua nipote Anfitea, ebbe un'altra figlia, Egialea, e due figli, Egialeo e Cianippo.
Adrasto guidò i sette eserciti alleati contro Tebe; è la famosa spedizione descritta da Omero nell'Iliade e da Eschilo nella sua tragedia I Sette contro Tebe, così come da Euripide in Le supplici e in Le Fenicie. La spedizione si rivelò un disastro, e Adrasto fu il solo dei comandanti a salvarsi fuggendo sul suo cavallo alato Arione.
Dieci anni dopo la prima spedizione contro Tebe, Adrasto accompagnò i figli dei campioni, chiamati Epigoni, contro la città e questa volta l'assalto fu vittorioso, ma a prezzo della vita di Egialeo, figlio di Adrasto, il quale, prostrato dal dolore per la grave perdita, morì sulla via di ritorno, a Megara. Suo nipote, Diomede, divenne re di Argo.

Adrasto: 2. Padre di Euridice, moglie di Ilo, re di Troia.

Afrodite: dea greca dell'amore, della bellezza, della fertilità, cui corrisponde la Venere romana. Il significato del nome è molto incerto. I Greci, come Esiodo, lo derivano da Afros, la schiuma, dalla quale nacque, emergendo dalla schiuma del mare, fecondato dai genitali di Urano presso Citera o presso Cipro e portata a terra nell'una o nell'altra isola sopra una conchiglia. Quando Afrodite raggiunse la riva, fu accolta da Eros (Cupido) e forse da altre divinità, mentre al suo passaggio dal suolo sbocciavano fiori. La dea era chiamata Anadyomene ("colei che esce dal mare") e Cypris ("la cipriota").
Afrodite era moglie di Efesto, ma non gli era fedele. Omero racconta che Elio (il sole) avrebbe informato Efesto dell'adulterio di sua moglie con Ares; Efesto colse i due, nudi, nel suo letto nuziale e li imprigionò finché Poseidone non propose una riconciliazione, Dagli amori di Ares e Afrodite nacquero Deimo e Fobo (il terrore e la paura) e Armonia, che a Tebe sposò Cadmo; anche Eros sarebbe loro figlio; ma, secondo altri, Eros apparve sulla terra ancor prima della nascita dei grandi dell'Olimpo. Per punirla di aver schernito gli immortali, Zeus la fece innamorare di un mortale, Anchise. Afrodite ebbe numerose avventure con gli altri dei: dal suo amore con Dioniso nacque Priapo, la divinità fallica, e con Poseidone generò Erofilo. Respinse invece le proposte di Ermete, ma Zeus gli venne in aiuto mandando la sua aquila a rubare il sandalo di Afrodite e poi consegnandoglielo. Per riaverlo, la dea passò la notte con lui e dalla loro unione nacque Ermafrodito, creatura dal doppio sesso.
Afrodite aveva il potere di far innamorare tutti gli dei, o di suscitare in loro un'intensa passione, eccezion fatta per Atena, Artemide ed Estia. Quando Era volle sedurre Zeus per fargli dimenticare la guerra di Troia, indossò la cintura di Afrodite, che rendeva irresistibile chiunque la portasse.
Afrodite amò teneramente Adone a causa del quale litigò con Persefone. Quando Adone fu ucciso dal cinghiale, Afrodite fece nascere dal suo sangue gli anemoni rossi. Amò anche alcuni mortali, tra i quali Anchise, con cui generò Enea, e aiutò gli uomini a realizzare i loro amori. La leggenda più importante che la riguarda è quella del giudizio di Paride, che è all'origine della guerra di Troia. Durante le nozze di Teti e di Peleo, Eris (la Discordia) lanciò in mezzo agli invitati una mela d'oro, sulla quale era scritto: "Alla più bella".
Era, Atena e Afrodite rivendicarono tutte e tre questo titolo e allora Zeus incaricò Paride, il più bello tra gli umani, della decisione. Tutte e tre le dee cercarono di corrompere il giovale, che decise di attribuire la mela d'oro ad Afrodite che gli prometteva l'amore della più bella tra le donne.
Tra gli altri mortali ai quali Afrodite venne in aiuto, troviamo Milanione (o Ippomene) che voleva conquistare Atalanta; Giasone, che aveva bisogno dell'amore di Medea; Paride, che protesse non solo al momento del rapimento di Elena, ma anche negli anni successivi; inoltre fece innamorare Didone di suo figlio Enea. Viceversa puniva gli dei e i mortali che la offendevano o che si vantavano di esserle superiori: la madre di Mirra e le sue tre figlie; Glauco, che fu divorato vivo dalle sue giumente perché non voleva che facessero razza; Pasifae, la moglie di Minosse, re di Creta, che si innamorò d'un toro e diede alla luce il Minotauro; le donne di Lemno, che trascuravano il suo culto e che punì facendole sentire di un odore talmente disgustoso che furono abbandonate dai mariti. Le guarì da questa afflizione soltanto all'arrivo degli Argonauti e su preghiera di Efesto.
Fu inoltre particolarmente crudele verso il figlio di Teseo, Ippolito, che disprezzava la passione amorosa. Fece disperatamente innamorare di lui Fedra, la sua matrigna. Quando si vide respinta, Fedra raccontò allo sposo, Teseo, che il giovane aveva tentato di violentarla, quindi si impiccò. Teseo allora cacciò in esilio il figlio e lo maledisse e Ippolito morì poco dopo di morte violenta.
Afrodite si vendicò anche della musa Clio, che la scherniva per la sua passione per il mortale Adone, facendola a sua volta innamorare di un mortale, Piero. La musa Calliope, che fu giudice tra Persefone e Afrodite, nel corso della contesa a proposito di Adone, fu punita con la morte di suo figlio Orfeo.
Per castigare Eos ("l'aurora"), che aveva ceduto ad Ares, suo amante, la fece innamorare di due giovani mortali, Cefalo e Titone. Per vendicarsi di Elio, che aveva svelato a Efesto la sua avventura con Ares, Afrodite lo fece innamorare di Leucotea. Una volta però un mortale riuscì ad avere la meglio su di lei e Afrodite fu obbligata ad abbandonare il campo di battaglia di Troia, ferita da Diomede.