MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera A

Alcesti, Alcimedonte, Alcinoo, Alcione.

Alcesti: figlia di Pelia, re di Iolco, e di Anassibia, sposa di Admeto, al quale fece per amore sacrificio della sua vita, perché egli potesse continuare a vivere. Di questa bella leggenda si hanno presso gli antichi versioni e interpretazioni diverse. Secondo una di queste Alcesti col concorso delle sorelle uccide il vecchio padre, che la maga Medea aveva promesso di poter far risuscitare ringiovanito. Ingannata dalla maga e ricercata dal fratello Acasto, che voleva su lei vendicare la morte del padre, si rifugia alla corte di Admeto, che la fa sua sposa. Acasto muove guerra ad Admeto e sta per metterlo a morte, quando Alcesti si consegna spontaneamente al fratello, che la uccide invece del marito.
Secondo un'altra versione, la più comune e suggestiva, Alcesti muore per prolungare la vita al marito, perché Apollo aveva ottenuto dalle Moire che quando fosse per Admeto giunta l'ora della morte egli potesse continuare a vivere, se si trovasse chi fosse disposto a morire per lui. Il sacrificio di Alcesti commuove persino Persefone, che la rimanda sulla terra. Questa versione del mito è accettata anche da Platone, che nel suo Simposio, per dar ragione all'eroico comportamento di Alcesti, afferma che l'ardire, che Omero dice di aver il dio ispirato in alcuni eroi, Amore lo ispira negli amanti. Altri afferma che a liberare Alcesti dall'Ade sarebbe stato Eracle, il quale era capitato alla reggia di Admeto mentre questi stava celebrando il funerale della moglie. Plutarco, infine, che dà al mito un'interpretazione razionalistica, afferma che Eracle era un medico e che come tale salvò, per amore di Admeto, Alcesti da una grave malattia.

Alcimedonte: eroe greco, la cui figlia Fialo fu sedotta da Eracle sul monte Ostracina in Arcadia. Quando Fialo partorì un figlio chiamato Ecmagora, Alcimedonte li scacciò ambedue e volle che morissero di fame sulla montagna. Ecmagora piangeva da spezzare il cuore e una misericordiosa gazza volò alla ricerca di Eracle, imitando i gemiti; guidò così l'eroe fino all'albero dove Fialo sedeva, legata e imbavagliata dal padre crudele. Eracle salvò la madre e il bambino, che crebbe uomo robusto. La fonte che sgorga in quel luogo venne chiamata Cissa, in ricordo della gazza.
L'avventura di Fialo e della gazza è un aneddoto di fantasia inventato per giusificare il nome della sorgente che probabilmente, in origine, era sacra a un totem della gazza.

Alcinoo: figlio di Nausitoo e re dei Feaci. Tanto da Omero (Odissea, VII-XII) che da Apollonio Rodio (Argonautiche, IV, 982-1223) è rappresentato come modello di perfetta ospitalità. Odisseo infatti, dopo aver vagato due giorni in mare a bordo della sua zattera, avendo fatto naufragio, prese terra nell'isola Drepane. E fu ad Alcinoo che narrò la storia del suo vagabondare, provocato dalla collera di Poseidone. Alcinoo aveva sposato Areta, sua nipote (figlia di suo fratello Ressenore); da lei ebbe cinque figli e una figlia, Nausicaa, la prima a scoprire Odisseo quando fu gettato sulla riva. Alcinoo lo ricevette nel suo splendido palazzo, circondato da giardini fioriti durante tutto l'anno; poi l'aiutò a ripartire, sfidando l'ostilità di Poseidone poiché era stato avvertito che a lungo andare la sua ospitalità verso gli stranieri avrebbe scatenato la collera del dio.
Quando la nave che doveva riportare Odisseo a Itaca fu sulla via del ritorno, Poseidone la trasformò in un masso, con l'equipaggio e tutto. Alcinoo subito sacrificò dodici buoi a Poseidone, che minacciava ora di distruggere il porto dei Feaci facendo precipitare in mare una montagna. "Impareremo dunque a non essere più tanto ospitali in futuro", disse Alcinoo ad Areta con profonda amarezza.
Una generazione prima, Alcinoo aveva accolto gli Argonauti che fuggivano dalla Colchide: quando la nave che recava gli abitanti della Colchide giunse nel suo porto, egli decretò che se Medea fosse stata ancora vergine, avrebbe dovuto ritornare da suo padre; così spinti dalla regina Areta, Giasone e Medea si affrettarono a consumare il loro matrimonio nella Grotta di Macride, figlia di Aristea e nutrice di Dioniso. Gli Argonauti celebrarono le nozze con un sontuoso banchetto e stesero il Vello d'Oro sul giaciglio degli sposi.

Alcione: 1. Figlia di Egiale e di Eolo, re dei venti. Essa sposò Ceice, figlio di Lucifero (stella del mattino) e re di Trachine in Tessaglia, e vissero così felici da paragonarsi agli dei e si chiamavano tra di loro "Zeus" ed "Era". Ciò suscitò l'ira di Zeus e di Era olimpi. Essi scagliarono una folgore sulla nave di Ceice, che era salpato per consultare un oracolo, e Ceice morì annegato. La sua ombra apparve ad Alcione che, sopraffatta dal dolore, si gettò in mare.
La triste vicenda è narrata con ricchezza di particolari da Ovidio nelle sue Metamorfosi (X, 410-748).
Ceice, turbato da alcuni strani prodigi, decide di recarsi a consultare l'oracolo di Apollo Clario nell'Asia Minore. La moglie, tormantata da funesti presagi, lo scongiura invano di non partire o di condurla almeno con sé. Ceice parte solo, dopo aver promesso il ritorno entro due mesi, e Alcione sviene al momento del distacco. Quando ritorna in sé il marito è già lontano sul mare e a lei non resta che salutare la nave e rientrare con la disperazione nel cuore. All'imbrunire di quel medesimo giorno scoppia una furiosa tempesta, la nave si sfascia e Ceice travolto dai flutti perisce con tutti i suoi compagni. Il padre suo, Lucifero, per il dolore si copre di nubi e quella notte non brilla. Intanto Alcione, ignara della sventura, conta i giorni, affretta col desiderio il ritorno del marito e prega per lui tutti gli dei, soprattutto Giunone. La dea, per non essere più oltre pregata invano, ordina al Sonno di mandare ad Alcione un sogno che le sveli la morte di Ceice. Alcione, conosciuta in tal modo la verità, si dispera, poi esce dalla reggia e si reca sul lido, dove aveva per l'ultima volta salutato il marito; e mentre rivive quegli estremi affettuosi momenti i flutti sospingono verso la riva un cadavere, che ella subito riconosce come quello del marito. Dopo un pianto dirotto e uno straziante addio al corpo del suo amato, sale su un muro che si protendeva nel mare e si butta giù; ma in quel momento viene mutata nell'uccello marino che da lei prende nome. Gli dei, mossi a compassione, richiamano in vita il marito e lo trasformano nel medesimo uccello. Questi uccelli nidificano tutti gli inverni, ed Eolo fa regnare la bonaccia; i marinai chiamano questo periodo "i giorni dell'Alcione", in suo ricordo.

Alcione: 2. Un'altra Alcione, figlia di Pleiona ("la navigante") e di Atlante, era a capo delle sette Pleiadi e concepì Aretusa con Poseidone.