MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera A

Anchise, Androgeo, Andromaca.

Anchise: figlio di Capi e di Temista, era re dei Dardani e padre di Enea. Con l'astuzia rubò alcuni dei celebri cavalli di suo zio Laomedonte perché facessero razza con le sue giumente. Una notte, mentre dormiva nella sua capanna di mandriano sul monte Ida, Afrodite si recò da lui travestita da principessa frigia, il corpo avvolto in un manto di un bel rosso smagliante, e si giacque con Anchise su un letto di pelli d'orso e di leone, mentre le api ronzavano attorno. Quando all'alba si separarono, Afrodire rivelò al giovane la sua identità e gli fece promettere di non dire ad alcuno che era andato a letto con lei. Anchise, atterrito all'idea di avere svelato la nudità di una dea, la supplicò di risparmiargli la vita. Afrodite lo rassicurò dicendo che non aveva nulla da temere, e che il loro figliolo sarebbe diventato famoso. Alcuni giorni dopo, mentre Anchise stava bevendo in compagnia di certi amici, sbadatamente si vantò dei suoi amori con Afrodite.
Zeus udì questa vanteria e scaglio contro Anchise una folgore che l'avrebbe ucciso senz'altro, se Afrodite non l'avesse salvato all'ultimo momento proteggendolo con la magica cintura. La folgore scoppiò ai piedi di Anchise senza ferirlo, ma lo rese zoppo, o, secondo altri, gli tolse la vista. Afrodite, dopo avergli generato il figlio Enea, perse ogni interesse per lui.
Alla caduta di Troia, Enea decise di fuggire con la sua famiglia; Anchise si rifiutò di seguirlo, ma due presagi gli indicarono che agiva contro la volontà degli dei: una fiammella che incominciò a brillare sopra al capo di suo nipote Ascanio e la caduta di una meteorite.
Enea lo trasportò fuori della città in fiamme portandolo sulle spalle. Anchise seguì il figlio nella sua ricerca di un posto dove fondare una nuova Troia e, secondo Virgilio, morì molto vecchio in Sicilia, al capo Drepano. Secondo altri autori il luogo della morte di Anchise è posto differentemente, ora sullo stesso monte Ida, dove un tempo aveva custodito le mandrie, ora nella penisola di Pallene, in Macedonia, ora in Arcadia, in Epiro.
Quando Enea raggiunse Cuma, in Italia, la Sibilla lo accompagnò nell'Oltretomba dove incontrò l'ombra del padre che lo informò dei destini del suo popolo e fece sfilare sotto i suoi occhi le anime dei più famosi Romani che sarebbero nati negli anni a venire.

Androgeo: è uno dei figli che Minosse ebbe da Pasifae. Questo figlio, notevole in tutti i giochi atletici, si recò ad Atene e vinse tutte le gare dei Giochi Panatenaici. Ma re Egeo sapeva che egli era amico dei cinquanta figli ribelli di Pallade e, temendo che potesse indurre suo padre Minosse ad appoggiarli, cospirò coi Megaresi per tendere un'imboscata ad Androgeo nei pressi di Enoe, sulla strada di Tebe, dove il giovane era diretto per partecipare a certi giochi funebri. Androgeo si difese valorosamente, ma fu ucciso nel corso di un'accanita battaglia.
La notizia della morte di Androgeo giunse a Minosse che stava sacrificando alle Grazie nell'isola di Paro. Egli si liberò delle ghirlande di fiori e ordinò ai suonatori di flauto di tacere; tuttavia portò a termine la cerimonia. Ancora oggi i sacrifici alle Grazie nell'isola di Paro si celebrano senza musica né fiori.
Minosse decise di vendicare la morte del figlio e navigò per l'Egeo raccogliendo navi ed eserciti alleati per muovere all'attacco di Atene. Alcuni isolani acconsentirono a dargli man forte, altri rifiutarono. Trovò alleati tra la gente di Anafe, ma ebbe un secco rifiuto da Eaco re di Egina, che rispose all'appello di Cefalo e si unì agli Ateniesi contro Minosse. Strada facendo, Minosse si impadronì di Magara, grazie al tradimento della figlia del re Niso, Scilla, poi marciò contro Atene. Ma la guerra si prolungò con alterne vicende finché Minosse, vedendo che non poteva avere la meglio sugli Ateniesi, pregò Zeus di vendicare la morte di Androgeo e l'intera terra fu allora devastata da terremoti e carestie. Gli Ateniesi allora cercarono di allontanare da sé la maledizione celeste sacrificando a Persefone le figlie di Giacinto sulla tomba del Ciclope Geresto. Tuttavia i terremoti continuarono e, quando gli Ateniesi consultarono di nuovo l'oracolo delfico, fu loro detto che dovevano dare a Minosse ciò che egli chiedeva. Minosse volle che ogni nove anni (e cioè al termine di ogni Grande Anno) gli fosse pagato un tributo di sette fanciulli e sette fanciulle, che dovevano giungere a Creta per essere divorati dal figlio mostruoso di Pasifae, il Minotauro. Teseo libererà l'Attica da questo tributo.

Andromaca: figlia di Eezione, re di Tebe Ipoplacia, nella Misia. La sua città natale fu saccheggiata da Achille prima dell'inizio del nono anno della guerra di Troia. Andromaca perse, in questa spedizione dei Greci, il padre e i sette fratelli, massacrati da Achille. Sposò Ettore e gli diede un figlio, Astianatte. Nell'Iliade è descritta come donna dolce ed affettuosa. Sorretta da coraggio alla vista di Ettore morto, trascinato dal carro d'Achille, essa si preoccupa non di sè ma per il figlio privato del padre. Dopo la caduta di Troia si discusse per un certo tempo che cosa si doveva fare di Astianatte, il figlio bambino di Ettore; e quando Odisseo dichiarò che tutta la discendenza di Priamo doveva essere estinta, Calcante decise del destino del bimbo profetizzando che, se fosse vissuto, egli avrebbe vendicato i suoi genitori e la sua città. Sebbene tutti gli altri principi inorridissero all'idea dell'infanticidio, Odisseo senza batter ciglio scagliò Astianatte giù dalle fortificazioni. Ma altri dicono che Neottolemo, figlio di Achille, che aveva avuto in sorte Andromaca come schiava durante la divisione del bottino, le strappò Astianatte, lo fece roteare tenendolo per un piede e lo scagliò contro le rocce sottostanti. Altri ancora dicono che Astianatte si gettò giù dalle mura, mentre Odisseo stava ripetendo ad alta voce la profezia di Calcante e invocava gli dei perché approvassero quel rito crudele.
Neottolemo portò Andromaca in Epiro, dove era re. Qui, Andromaca gli diede tre figli: Molosso, Pielo e Pergamo. Poco dopo, Neottolemo fu ucciso a Delfi, dove era andato a consultare l'oracolo, e Andromaca andò in sposa a Eleno, l'indovino troiano che Neottolemo aveva portato con sé e lo aveva fatto re di una parte dell'Epiro.
Durante il viaggio di Enea in Epiro, Andromaca regnava tranquillamente con Eleno. Alla morte di quet'ultimo, Pergamo condusse la madre in Nisia, nel nord-ovest dell'Asia Minore, e fondò una nuova città con il suo nome.