MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera A

Arete, Aretusa, Argo.

Arete: figlia di Ressenore e moglie di Alcinoo, re dei Feaci e fratello di suo padre. Era molto ospitale: accolse Medea che si era rivolta al re Alcinoo per avere protezione contro gli inviati del re Eete, incaricati di riportarla da suo padre. Arete tenne desto il marito tutta notte lagnandosi per la malvagità con cui certi padri trattavano le loro figlie, e indusse Alcinoo a confidarle quale sentenza avrebbe emanato l'indomani, e cioè: "Se Medea è ancora vergine dovrà ritornare in Colchide; se no potrà rimanere con Giasone".
Lasciando il marito in un sonno profondo, Arete mandò un messaggero a comunicare la notizia a Giasone; e Giasone senza por tempo in mezzo sposò Medea nella Grotta di Macride, figlia di Aristeo e nutrice di Dioniso. Gli Argonauti celebrarono le nozze con un sontuoso banchetto e stesero il Vitello d'Oro sul giaciglio degli sposi. Il mattino seguente Alcinoo proclamò il suo verdetto; Giasone dal canto suo dichiarò che Medea era sua moglie e gli inviati di Eete non poterono eseguire gli ordini del loro re né, per timore della sua collera, osarono ritornare in patria.
Arete e Alcinoo, che già si erano dimostrati tanto cortesi con Giasone e Medea, accolsero nella loro regia anche Odisseo reduce dal naufragio. Dopo averlo riconfortato e aver ascoltato, nel corso di un banchetto, il raccomnto delle sue avventure, Alcinoo gli diede una bella nave per rientrare ad Itaca, e lo colmò di doni.

Aretusa: figlia di Nerèo e di Doride, era compagna fedele di Artemide. Un giorno, in cui aveva cacciato con più ardore del solito, incontrò un fiune dalle acque limpide e fresche e desiderò bagnarvisi. Mentre nuotava, non essendovi alcun testimone, una voce uscì dall'acqua. Era Alfeo, il dio del fiume, il quale, attratto dalla bella giovane, prese forma umana e la inseguì. Spaventata, Aretusa, allo stremo delle forze, supplicò Artemide di salvarla. La dea. dopo averla trasformata in una fonte la sprofondò sottoterra per evitare che il dio mescolasse le proprie acque a quelle della fonte Aretusa e riuscisse così a unirsi a lei sotto questa nuova forma. Guidata da Artemide, Aretusa percorse vie sotterranee e giunse a Siracusa, nell'isola d'Ortigia, che è dedicata ad Artemide. Alfèo, per nulla scoraggiato, riassunse la forma acquatica e poté così unirsi alla ninfa. Aretusa è rappresentata nelle monete siracusane, ritenute fra le più belle al mondo, con la testa circondata da guizzanti delfini.

Argo: 1. Figlio di Agenore e di Gea. Aveva, secondo gli uni, un solo occhio, secondo altri ne aveva quattro; un paio che guardavano in avanti, e l'altro paio indietro. Altre versioni gli attribuiscono, infine, cento occhi ripartiti su tutto il corpo. Dotato d'una grande forza, uccise un toro che devastava l'Arcadia, lo scorticò e si rivestì della sua pelle. In seguito uccise un satiro che rubava le greggi agli Arcadi e così pure Echidna, figlia mostruosa del Tartaro e di Gea ("la Terra"), che mangiava uomini crudi e procreò mostri orrendi a suo marito Tifone. Quando Zeus si innamorò di Io e la trasformò in giovenca, Era ne reclamò la proprietà e la affidò ad Argo, dicendogli: "Lega segretamente questa bestia a un albero di Olivo presso Nemea". Zeus, per liberarla, affidò l'ingrato compito a Ermete. Questi fece addormentare il mostro al suono del suo magico flauto, lo colpì con una pietra, gli tagliò la testa e liberò Io. Era, dopo aver costellato con gli occhi di Argo la coda del pavone (suo uccello preferito) a perenne ricordo di quel turpe assassinio, mandò un tafano a pungere Io spingendola alla fuga.

Argo: 2. Figlio di Zeus e di Niobe. Ottenne in retaggio il potere reale sul Peloponneso ch'egli chiamò Argo. Sposò Evadne, figlia di Strimone e di Neera, ed ebbe da lei quattro figli: Ecbaso, Pira, Epidauro e Criaso. Secondo la tradizione, introdusse in Grecia l'arte di arare e seminare il grano.

Argo: 3. Figlio maggiore di Frisso e di Calciope, nacque a Colco e qui fu allevato. Ma la lasciò quando si recò ad esigere l'eredità del nonno Atamante. Perseguitati, lui e i fratelli, da Eete, fuggirono in nave ma fecero naufragio sull'isola di Aria. Furono salvati dagli Argonauti che li ricondussero a Eea, Argo intercesse in favore di Giasone presso il re Eete. In seguito, quando Giasone ebbe assolto il compito imposto da Eete, Argo domandò a sua madre, la figlia del re, di proteggere gli Argonauti dalla collera di Eete. Fuggì con i fratelli e con Giasone e Medea sulla nave Argo. Sposò Perimele, figlia d'Admeto, e ne ebbe un figlio, Magnete.

Argo: 4. Figlio di Arestore e di Argea, costruì la nave Argo aiutato da Atena stessa che ornò la prua con una figura di buon auspicio, intagliata in una quercia di Dodona sacra a Zeus. In seguito si unì all'equipaggio e partecipò alla spedizione del Vello d'Oro.