MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera A

Ascalafo, Ascanio, Asclepio.

Ascalafo: 1. Famoso indovino figlio di Acheronte e d'una ninfa dello Stige. Quando Demetra disperata per il ratto della figlia Persefone si rivolse a Zeus perché Ade la restituisse, il dio acconsentì a condizione che la ragazza non avesse né mangiato né bevuto nulla nell'Averno. Poiché Persefone aveva rifiutato di mangiare sia pure una briciola di pane dal giorno del suo ratto, Ade fu costretto a riportarla sulla Terra. Ma nel momento in cui si preparava a partire per Eleusi, uno dei suoi giardinieri, chiamato Ascalafo, cominciò a gridare in tono derisorio: "Ho visto Persefone cogliere una melagrana nell'orto e mangiarne sette chicchi! Sono dunque pronto a testimoniare che essa ha assaggiato il cibo dei morti!" Ade sogghignò e disse ad Ascalafo di arrampicarsi dietro il cocchio di Ermete.
A Eleusi, Demetra abbracciò felice la figlia; ma, udita la storia della melagrana, punì Ascalafo per aver riferito l'episodio imprigionandolo in una fossa chiusa da un masso pesantissimo. Quando Eracle scese nell'Ade a trovare i suoi amici, fece rotolare via il sasso che aveva imprigionato Ascalafo e lo liberò. Demetra allora lo trasformò in un barbagianni.

Ascalafo: 2. Figlio di Ares e di Astìoche, regnò col fratello Ialmeno su Orcomeno, in Beozia. Entrambi figurano tra gli Argonauti, e durante il loro regno i Mini parteciparono alla spedizione contro Troia con un contingente di trenta navi. Ascalafo, innamorato di Elena, per averla combattè e morì sotto le mura di Troia.

Ascanio: figlio di Enea e di Creusa, e nipote di Priamo. Nacque a Troia, e ancor bambino fu portato via dal padre, con Creusa ed Anchise. Poi, sarebbe stato mandato dal padre nella Propontide, dove regnò in Troade con Scamandro, figlio fi Ettore, per rifondare la città di Troia. Un'altra tradizione racconta, invece, che Enea si mise in mare alla ricerca della nuova patria promessagli dai fati; Ascanio lo seguì nella lunga e dolorosa peregrinazione fino all'arrivo nel Lazio, dove, divenendo ormai grandicello partecipò a qualche azione di guerra.
Il suo nome e le sue gesta ricorrono spesso nell'Eneide di Virgilio. Nei giochi funebri in onore di Anchise guida il ludus troianus; nel Lazio ferisce, nel corso d'una caccia, il cervo di Tirro, dando origine ad un fiero tumulto fra contadini e Troiani, in seguito al quale scoppierà poi la guerra. Mentre Enea è a Pallanteo da Evandro, Ascanio tiene un consiglio di guerra coi capi troiani, approva l'impresa di Eurialo e Niso e partecipa per la prima volta alla battaglia, uccidendo Numano Remolo. Morto Enea, la leggenda narra che Ascanio regnò sui Latini, e trent'anni dopo la fondazione di Lavinio da parte di Enea, fondò Alba Longa, la città madre di Roma.
Secondo Virgilio, dopo la caduta di Troia (Ilio), Ascanio prese il nome di Iulio. Secondo Tito Livio, invece, Ascanio e Iulio erano personaggi diversi, essendo Ascanio il figlio di Enea e Lavinia. Una variante di quest'ultima versione attribuisce ad Enea un secondo figlio, Silvio, che Lavinia mise al mondo dopo la morte del marito. Secondo Virgilio, Silvio è figlio di Ascanio, il che rafforzerebbe la pretesa della famiglia Iulia (quella di Giulio Cesare) di discendere da Iulio e quindi da Enea e dalla dea Venere.

Asclepio: Asclepio per i Greci, Esculapio per i Romani, era il dio della medicina. Pindaro racconta che Asclepio era stato generato da Apollo e Coronide figlia di Flegia, re dei Tessali. Quando Apollo divenne l'amante di Coronide, dovendosi recare a Delfi, l'affidò in custodia a un corvo dalle penne bianche. Coronide da lungo tempo nutriva una segreta passione per Ischi, figlio di Elato, e lo accolse nel suo letto, benché fosse già incinta di Apollo. Prima ancora che il corvo fosse partito alla volta di Delfi per riferire lo scandalo, già Apollo aveva divinato l'infedeltà di Coronide e maledisse il corvo perché non aveva accecato Ischi a colpi di becco quando esso si era avvicinato a Coronide. Per questa maledizione le penne del corvo divennero nere e tali rimasero in tutti i suoi discendenti.
Apollo si lagnò poi con la sorella Artemide dell'offesa ricevuta, e Artemide lo vendicò scagliando contro Coronide una delle sue frecce. Quando si vide dinanzi il cadavere dell'amante, Apollo fu preso da tardivi rimorsi, ritrovò la prontezza di spirito e chiamò in aiuto Ermete il quale liberò dal seno di Coronide un bimbo ancora in vita. Apollo lo chiamò Asclepio e lo affidò alle cure del centauro Chirone, che lo educherà all'arte medica e all'uso delle armi. Per quanto riguarda Ischi, taluni dicono che fu ucciso da una folgore di Zeus, altri dalle frecce di Apollo.
Gli abitanti di Epidauro dicono che Flegia era venuto nel paese per raccogliere in segreto informazioni sulla ricchezza del luogo e la forza dell'esercito. Lo accompagnava sua figlia Coronide, che senza che il padre lo sapesse portava già in grembo il frutto dell'amore di Apollo. Ad Epidauro, Coronide segretamente partorì un bimbo che espose sul monte Mirtio. Il piccolo esposto, veniva allattato da una delle capre che pascolavano in quel luogo e un cane gli faceva da guardia. Il giovane Arestanate padrone della capra e del cane, accortosi della loro mancanza si mise a cercarli, così trovò il piccolo. Al vederlo fu preso dal desiderio di prenderlo in braccio, ma quando si avvicinò, fu immobilizzato da una luce abbagliante, quindi ritenendo che si trattasse di un essere divino si ritrasse.
Secondo un'altra versione, la madre di Asclepio sarebbe stata Arsinoe, figlia di Leucippo. Apollo recatosi a Delfi chiese al dio se Asclepio fosse figlio di Arsinoe e perciò concittadino dei Messeni. La pizia così rispose: «O Asclepio, che nascesti quale grande gioia per gli uomini tutti! Di Flegia la figlia ti generò, a me unitasi in amore, la desiderabile Coronide, nella rocciosa Epidauro».
Asclepio imparò l'arte di guarire sia da Apollo sia da Chirone e divenne così abile nel maneggiare i ferri chirurgici e nel somministrare erbe benefiche, che è ora onorato come il padre della medicina. La leggenda dice che egli avrebbe guarito le Pretidi dalla pazzia, i Fineidi dalla cecità ed Eracle dalle ferite. Scopri anche il modo di resuscitare i morti. Infatti, aveva ricevuto in dono da Atena due fiale contenenti il sangue della Gorgone Medusa; con il sangue estratto dal lato destro della Gorgone, egli poteva risuscitare i morti; con il sangue estratto dal lato sinistro invece poteva dare morte istantanea.
Tra coloro che Asclepio strappò al mondo dei morti vi furono Licurgo, Capaneo e Tindareo. Non si sa in quale occasione Ade si lagnò con Zeus perché gli venivano sottratti dei sudditi: forse ciò accadde dopo la resurrezione di Glauco, figlio di Minosse, o di Ippolito, figlio di Teseo; si sa soltanto che Asclepio fu accusato di essersi lasciato corrompere con l'oro e venne ucciso assieme al suo paziente dalla folgore di Zeus. La morte del figlio causò l'ira di Apollo che in un momento di collera uccise i Ciclopi rei di aver forgiato le saette a Zeus. Fatto questo abbandonò per molto tempo l'Olimpo.
In seguito Zeus ridonò la vita ad Asclepio e si adempì cos' la profezia fatta da Evippa, figlia di Chirone, e cioè che Asclepio sarebbe divenuto dio, sarebbe morto, e avrebbe poi riassunto la propria divinità, rinnovando così due volte il proprio destino. L'immagine di Asclepio che regge un serpente guaritore fu posta da Zeus tra le stelle e divenne la costellazione del Serpentario.
Asclepio fu il padre di Podalirio e di Macaone, i medici che assistettero i Greci durante l'assedio di Troia; e della radiosa Igea. Il culto di Asclepio si fissò soprattutto a Epidauro, nel Peloponneso, dove si sviluppò una vera scuola di medicina. Quest'arte era praticata dagli Asclepiadi, o discendenti di Asclepio. Il più celebre è Ippocrate, la cui famiglia si ricollegava al dio.
Gli attributi di Asclepio erano: lo scettro, la verga e il rotolo di libro. Gli erano sacri il serpente, il cane, le oche e il gallo.