MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera B

Batto, Bauci.

BATTO: 1. figlio di Polinnesto, discendente di Eufemo, uno degli Argonauti. Sua madre è Fronime, originaria di Creta. Batto è considerato fondatore della colonia di Cirene in Libia.
La matrigna di Fronime istigo Etearco, re di Creta, contro sua figlia mettendone in dubbio la moralità. Il re, tramite ricchi doni, ottenne da Temisone, un mercante di Tera, la promessa che avrebbe gettato in mare dalla sua nave Fronime. Temisone tenne fede alla promessa, ma legò una corda attorno alla giovinetta e dopo averla buttata in mare la issò nuovamente sulla tolda della nave. Essendosi così sdebitato verso Etearco, Temisone portò Fronime a Tera dove diventò la concubina di Polinnesto. Fronime diede alla luce Aristotele, secondo altri Aristeo, che fu soprannominato Batto perché balbettava. Quando Batto raggiunse la maggiore età, accompagnò Grinno, re di Tera, in un viaggio a Delfi; l'oracolo intimò a Grinno di fondare una colonia in Libia. Ma costui si disse troppo vecchio per un viaggio così faticoso e chiese all'oracolo di affidare a Batto questo compito. Per sette anni nulla fu fatto per ottemperare all'ordine e per tutto questo tempo non cadde pioggia su Tera. Consapevoli che la siccità era la punizione divina della loro inattività, le popolazioni dell'isola inviarono un'ambasciata nell'isola di Creta a informarsi se qualcuno sapeva dove si trovasse la Libia. Trovarono un uomo di nome Corobbio, un mercante di tinture la cui nave era stata trascinata da un uragano fino all'isola di Platea sulla costa libica. Lo assoldarono immediatamente e il mercante guidò un gruppo di coloni fino a Pletea; Batto tuttavia non si unì alla spedizione.
La colonia di Platea non prosperava e quando Batto si recò a Delfi per sapere come poteva guarire dalla balbuzie, l'oracolo gli ordinò di fondare una città in LIbia se voleva parlare normalmente. Le popolazioni di Tera inviarono Batto assieme ad un gruppo di coloni che però, una volta in vista della costa africana, fecero ritorno a Tera. Ne furono però scacciati a colpi di frecce e rispediti a Pletea dove si unirono ai coloni della prima ora.
La miseria tuttavia non lasciò Platea e quando i coloni ne domandarono il motivo all'oracolo di Delfi, fu loro risposto che la costa della Libia non era stata raggiunta. Batto, capita finalmente la lezione, guidò i suoi compagni di avventura ad Aziris, una località vicino a Platea ma sul continente, e lì si installarono. Tirarono avanti per sei anni senza raggiungere un grande benessere, poi gli autoctoni consigliarono loro di stabilire la colonia più a ovest, vicino a una sorgente sacra ad Apollo. Giunti là la profezia si compì e la colonia cominciò a prosperare; giunsero centinaia di nuovi coloni da ogni parte della Grecia. Batto, divenuto re della nuova città, si liberò della balbuzie quando incontrò un leone nella campagna intorno a Cirene. Lanciò un grido verso il felino che fuggì, e da quel momento Batto riuscì a parlare normalmente.
Questa versione ci giunge attraverso Erodoto. Pindaro vi fa riferimento in due odi Pitiche dedicate ad Arcesilao, discendente di Batto.

BATTO: 2. Vegliardo che, vicino a Menalo in Arcadia, vide Ermete il quale, nato soltanto il giorno prima, pascolava già una mandria appena rubata ad Apollo. Ermete lo vide e gli offrì una giovenca come prezzo del suo silenzio; Batto rispose che sarebbe restato muto come una pietra. Più tardi Ermete tornò a trovare Batto e, fingendo di cercare i suoi buoi, chiese se non avesse visto passare una mandria, promettendogli una ricompensa se l'avesdse aiutato a ritrovarla. Il vecchio non ebbe alcuno scrupolo di raccontare quanto aveva visto. Così Ermete lo trasformò in pietra come appunto lui stesso gli aveva suggerito con le sue parole.

BAUCI: moglie del vecchio e povero Filemone, abitava in un piccolo villaggio della Frigia. I due coniugi erano poveri contadini e vivevano insieme fin dal giorno del loro matrimonio. La vecchia coppia ospitò cortesemente Zeus ed Ermes che viaggiavano in incognito per quelle zone e sino a quel momento non avevano trovato altro che corruzione ed inospitalità.
I due vecchietti si adoprarono di preparare per i loro ospiti quanto possedevano, privandosi anche della loro unica oca e del pochissimo vino che avevano. Ma si accorsero che il boccale, a cui si era attinto tante volte, si riempiva da solo; turbati dal prodigio, Bauci e il timido Filemone furono presi dal terrore e con le mani alzate al cielo si misero a pregare, chiedendo venia per la povertà del cibo e della mensa. C'era un'unica oca, e loro erano pronti ad immolarla per quegli ospiti. Dopo aver consumato, nella capanna dei due vecchi, un pasto molto povero, i due visitatori si fecero riconoscere e condussero i due vecchi su una montagna, dicendo loro di guardarsi intorno. Filemone e Bauci videro allora tutto il paese sommerso dal diluvio, che aveva risparmiato la loro capanna, mutata in un bel tempio. Zeus chiese loro di formulare un desiderio che sarebbe stato appagato subito. Bauci e Filemone chiesero d'essere sacerdote e sacerdotessa e di custodire il tempio per i giorni che restavano loro da vivere, e di morire nello stesso istante affinché il sopravvissuto non avesse a patire il dolore per la morte dell'altro. Il desiderio fu esaudito: finché ebbero vita, custodirono il tempio. Ma un giorno mentre, sfiniti dallo scorrere degli anni, stavano davanti alla sacra gradinata, narrando la storia del luogo, Bauci si mutò in un tiglio, e Filemone in una quercia.