MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera C

Calipso, Calliroe.

CALIPSO: ninfa dell'isola di Ogigia, figlia di Teti e di Oceano o Nereo o Atlante; molto probabilmente creazione poetica di Omero, poiché il suo nome non è attestato al di fuori dell'Odissea e non c'è traccia del suo culto in nessuna parte del mondo greco: mancano peraltro leggende e rappresentazioni figurative di Calipso indipendenti da Omero.
Secondo il racconto dell'Odissea, Calipso raccolse Odisseo naufrago nella sua isola. Boschi di ontani, pioppi bianchi e cipressi ombreggiavano la grotta della ninfa, e sui loro rami albergavano gufi, falconi, corvi marini. Una vite si attorcigliava attorno alle rocce dell'ingresso. Prezzemolo e giaggioli crescevano nell'orto lì accanto, che era irrigato da quattro ruscelli. La bellissima Calipso confortò Odisseo che giaceva stremato sulla spiaggia e gli offrì cibo e bevande e il suo morbido letto. "Se rimarrai con me", gli disse, "godrai dell'immortalità e di perenne giovinezza".
Calipso trattenne Odisseo a Ogigia per sette anni, o forse furono soltanto cinque, e cercò di fargli dimenticare Itaca; ma ben presto egli si stancò delle sue carezze e sedeva per ore sulla spiaggia, fissando malinconico il mare. Infine, approfittando dell'assenza di Poseidone, Zeus inviò Ermete a Calipso con l'ordine che essa lasciasse partire Odisseo. Calipso non potè far altro che obbedire. Disse dunque a Odisseo di costruirsi una zattera e gli fornì le provviste: un sacco di grano, otri di vino e d'acqua e carne disseccata. Benché Odisseo sospettase un inganno, Calipso giurò sullo Stige che non aveva intenzione di tradirlo e gli consegnò ascia, scure, succhielli, insomma tutti gli attrezzi necessari. Odisseo non aveva bisogno di incoraggiamenti; costruì la zattera con tronchi d'albero legati gli uni agli altri, la spinse in mare su dei rulli, si congedò con un bacio e partì col vento in poppa.
Omero non cita alcun figlio dei due. Le leggende posteriori all'Odissea attribuiscono a Odisseo e Calipso un figlio, chiamato Latino, più spesso considerato come figlio di Circe; talvolta, si racconta ch'essi avessero avuto due figli, Nausitoo e Nausinoo.

CALLIROE: 1. figlia di Oceano e di Teti, unita a Crisaore, figlio della Gorgone e di Poseidone, generò i mostri Gerione ed Echidna. Con Poseidone, ebbe Minia; con Nilo, Chione e con il primo re di Lidia, Mane, generò Coti.

CALLIROE: 2. Figlia del dio-fiume Acheloo. Sposò Alcmeone, da cui ebbe due figli, Anfotero e Acarnano.
Un anno dopo Calliroe, che temeva di perdere la sua bellezza, rifiutò di accogliere Alcmeone nel suo letto finché egli non le donasse la collana e il manto di Armonia. Per amore di Calliroe, Alcmeone osò ritornare a Psofide e giunto colà ingannò il re Tegeo. Senza far parola del suo matrimonio con Calliroe, inventò una predizione dell'oracolo delfico: secondo tale predizione egli non si sarebbe mai liberato dalle Erinni se non avesse offero la collana e il manto al santuario di Apollo. Tegeo allora convinse la figlia Arsinoe (prima moglie di Alcmeone) a consegnarglieli ed essa obbedì di buon grado, convinta che Alcmeone sarebbe ritornato a lei appena le Erinni lo avessero lasciato libero. Ma uno dei servi di Alcmeone disse tutta la verità sul conto di Calliroe, e Tegeo si infuriò a tal punto che ordinò ai suoi figli di tendere un'imboscata ad Alcmeone e ucciderlo appena fosse uscito dal palazzo. Arsinoe assistette all'assassinio da una finestra e, ignara della doppiezza di Alcmeone, a gran voce rimproverò il padre e i fratelli poiché avevano violato le leggi dell'ospitalità e l'avevano resa vedova, e augurò che morte violenta cogliesse il padre e i suoi fratelli. Per ripicco Tegeo la chiuse in un cofano e la mandò in dono come schiava al re di Nemea.
Frattanto Calliroe, informata di quanto era accaduto a Psofide, pregò perché i fanciulli che essa aveva avuto da Alcmeone diventassero adulti in un sol giorno e vendicassero la morte del padre. Zeus ascoltò le sue suppliche e i fanciulli sbocciarono all'improvviso nella virilità, afferrarono le armi e si recarono a Nemea dove i figli di Tegeo avevavo interrotto il loro viaggio di ritorno da Delfi, li sorpresero e li uccisero; poi, affrettandosi verso Psofide, uccisero anche Tegeo.
Queste disgrazie successero perché Calliroe aveva desiderato di possedere la collana e la veste di Armonia, i doni divini ai quali era congiunta una maledizione.

CALLIROE: 3. Ninfa, figlia del dio-fiume Scamandro. Sposò Troo, figlio di Erittonio, da cui ebbe quattro figli: Cleopatra; Ilo, fondatore della città di Troia (Ilium); Assaraco, che regnò in Dardania; e Ganimede, il bel fanciullo che Zeus fece suo coppiere.

CALLIROE: 4. Figlia del re di Libia, Lico. Dopo la guerra di Troia, Diomede, messo a dura prova dall'ira di Afrodite, fu gettato dalla tempesta sulle coste licie. Lico lo fece prigioniero e stava per sacrificarlo ad Ares allorché Calliroe, innamorata dell'eroe, lo liberò. Ma questi l'abbandonò e la giovane, disperata, s'impiccò.

CALLIROE: 5. Figlia del re di Calidone. Secondo Plutarco, fu preso d'amore per lei Coreso, sacerdote di Dioniso; ma essendo stato respinto, ottenne dal suo dio che tutto il popolo fosse colpito da follia. Per ordine dell'oracolo di Delfi, Calliroe doveva essere sacrificata per placare il dio, ma Coreso si sacrificò in vece sua. La disgraziata fanciulla, commossa da tanto amore, si uccise anch'essa; secondo altri invece fu trasformata in fonte.

CALLIROE: 6. Secondo Esiodo era figlia dell'Oceano e di Teti, che sposò Crisaore e fu madre di Gerione e di Echidna. Gerione era reputato il più forte tra gli uomini viventi. Era nato infatti con tre teste, sei braccia e tre busti che si riunivano alla vita. Quando Eracle giunse a Orizia a rapire Gerione e le sue mandrie di buoi, si scontrò dapprima col cane Ortro, che uccise, poi col pastore Eurizione, il quale ebbe la stessa sorte. Gerione giunse allora in soccorso dei suoi servitori e dovette combattere con Eracle. Fu vinto e ucciso a frecciate o a colpi di mazza.