MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera C

Callisto, Canace, Capaneo, Caria, Cariddi.

CALLISTO: figlia di Licaone re d'Arcadia, oppure una ninfa. Il suo nome significa "la più bella". Era una compagna di Artemide e aveva fatto voto di restare vergine, ma Zeus un giorno la vide e s'innamorò di lei. Sotto le spoglie di Apollo o di Artemide (poiché Callisto fuggiva tutti gli uomini) si unì a lei e generò Arcade.
Quando Callisto era incinta, Artemide e le sue compagne decisero di bagnarsi a una fonte. La ninfa dovette svestirsi e la sua colpa fu svelata. Incollerita, Artemide la cacciò e la trasformò in orsa. Altri dicono che Zeus, per farla sfuggire all'ira della moglie, oppure Era, per aver scoperto l'ennesimo tradimento del marito, trasformarono Callisto in orsa. Era vendicò poi l'offesa subita convincendo Artemide a colpire l'orsa con una freccia. Zeus mandò Ermete a salvare il bambino Arcade dal seno di Callisto morente, affidandolo a sua madre Maia sul monte Cillene; secondo un'altra versione Arcade sarebbe stato allevato dal padre di Callisto, Licaone.
Un'altra leggenda ancora narra come Callisto, trasformata in orsa, venne catturata da alcuni pastori e data in dono a Licaone. Un giorno l'orsa entrò nel sacro recinto di Zeus e venne uccisa per il sacrilegio da suo figlio Arcade.
Secondo Ovidio, Zeus trasformò madre e figlio in stelle e li pose nella costellazione dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore.

CANACE: figlia di Eolo e d'Enarete.
Ovidio racconta ch'ella ebbe un figlio da suo fratello Macareo. La nutrice, che sapprestava a portare il bambino fuori dal palazzo per andare ad esporlo, l'aveva nascosto sotto oggetti sacri fingendo d'andare a celebrare un sacrificio, ma le grida del bimbo richiamarono l'attenzione di Èolo. Questi, indignato coi figli, gettò in pasto ai cani il frutto del loro amore incestuoso e mandò a Canace una spada perché si uccidesse con le proprie mani onde evitargli di macchiarsi di parricidio.
La figlia di Eolo invia al figlio di Eolo quel bene ch'ella non ha e parole scritte con un'arma in pugno. Se tuttavia qualche parola sarà resa illeggibile da macchie scure, sarà perché il sangue della sua autrice avrà imbrattato il breve scritto. La mia destra tiene la penna, l'altra mano impugna una spada ed il foglio, spiegato, ricade sul mio grembo. Questo è il ritratto della figlia di Eolo, che scrive al fratello; così credo di poter piacere al padre inesorabile (Ovidio, Eroidi XI).
Taluni dicono che Macareo e Canace ebbero una figlia, Anfissa, che più tardi fu amata da Apollo. Macareo scappò a Delfi dove si fece sacerdote di Apollo.

CAPANEO: figlio d'Ipponoo e di Astinome o Laodice, compare come uno dei Sette che mossero contro Tebe e come tale è ripreso da Eschilo nella sua tragedia I Sette contro Tebe. E' un uomo violento, di statura gigantesca, che si erge a sfidare gli dèi, vantandosi che neppure il fulmine di Zeus potrà impedirgli di prendere Tebe. Per punirlo della sua empietà e delle sua rivolta contro il cielo, Zeus lo fulmina mentre dalla scala d'assedio sta per salire sulle mura della città.
Quando Teseo affidò i cadaveri dei morti guerrieri ai loro parenti che innalzarono un grande rogo funebre, Evadne, moglie di Capaneo, sapendo che suo marito era stato eroicizzato dal fulmine di Zeus, non volle essere separata da lui. Poiché l'usanza imponeva che un uomo colpito dal fulmine fosse sepolto in disparte, e la sua tomba cintata, Evadne si gettò sul rogo comune e ivi arse viva.
Il personaggio Capaneo passò con questi suoi caratteri nella Tebaide di Stazio, da cui Dante trasse lo spunto per il famoso episodio del XIV canto dell'Inferno (46-72).
Figlio di Capaneo era Stenelo, che partecipò alla guerra contro Troia.

CARIA: figlia di Dione re di Laconia e di Anfitea. Fu una delle amanti di Dioniso, ma morì improvvisamente a Carie e fu trasformata dal dio in un albero di noce. Dioniso mutò in roccia le sorelle di Caria in quanto lo spiavano, cercando di scoprire i fatti del dio, e volevano impedergli di frequentare la giovane amata. Artemide portò la notizia della morte di Caria ai Laconi che costruirono un tempio in onore di Artemide Cariatide, da cui prendono il nome le Cariatidi, figure femminili che fungono da colonne. A Carie, inoltre, le donne ballano ogni anno in onore della dea una danza appresa dai Dioscuri.

CARIDDI: figlia di Poseidone e di Gea (la Madre Terra), era una donna vorace che rubò a Eracle una mandria di buoi e li mangiò. Zeus la punì colpendola col fulmine e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla; qui rimase sotto forma di grande scoglio.
Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse con tale potenza da far naufragare le navi di passaggio. Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla.
Quando Odisseo, dovendo passare necessariamente tra i due scogli, si trovò costretto a scegliere, preferì avvicinarsi a Scilla poiché Cariddi significava la distruzione sicura. Più tardi, dopo che i suoi uomini erani stati uccisi da Zeus per aver catturato gli armenti sacri di Elio, la nave di Odisseo venne attratta nel gorgo di Cariddi, il Vento dell'Ovest sciantò l'albero maestro e poi cadde una folgore in coperta. La nave si inabissò e tutti annegarono, fuorché Odisseo. Egli riuscì a legare l'albero alla chiglia servendosi della rizza di cuoio e montò a cavalcioni su quell'improvvisata zattera. Ma ecco levarsi il Vento del Sud e spingerlo verso i gorghi di Cariddi, e l'eroe sopravvisse soltanto perché riuscì ad aggrapparsi ai rami di un fico che sbucava dall'acqua. Quando la nave ricomparve, ore dopo, Odisseo si aggrappò a un albero riemerso ed ebbe salva la vita.