MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera C

Cinira, Circe.

CINIRA: re di Cipro, il primo che vi avrebbe regnato, secondo la tradizione.
Un giorno la moglie di re Cinira stupidamente si vantò che sua figlia Smirna (o Mirra) era più bella della stessa Afrodite. La dea si vendicò di quell'insulto facendo sì che Smirna si innamorasse di suo padre e si introducesse nel suo letto in una notte buia, quando Cinira era tanto ubriaco da non capire quel che stava accadendo. Più tardi egli scoprì d'essere al tempo stesso padre e nonno del figlio che Smirna portava in grembo e, pazzo di rabbia, afferrò una spada e inseguì Smirna fuori del palazzo. La raggiunse sul ciglio di una collina, ma in gran fretta Afrodite trasformò Smirna in un albero di mirra, che fu tagliato in due dal gran fendente vibrato da Cirna. Dal tronco uscì il piccolo Adone. Afrodite, già pentita dell'errore commesso, chiuse Adone in un cofano e lo affidò a Persefone, regina dei morti, chiedendole di celarlo in qualche angolo buio.
Cinira non era un guerriero, ma dato che viveva al tempo della guerra di Troia, i Greci lo sollecitarono ad unirsi a loro. Menelao, Odisseo e l'araldo di Agamennone Taltibio si recarono in ambasciata a Cipro dove re Cinira offrì loro una corazza perché la portassero in dono ad Agamennone e giurò di contribuire alla guerra con cinquanta navi. Mantenne la sua promessa, ma allestì una sola nave e la accompagnò col dono di quarantanove navicelle di terracotta, con bambole per equipaggio, che il capitano mise in mare avvicinandosi alle coste delal Grecia. Invocato da Agamennone perché punisse tale frode, si dice che Apollo uccidesse Cinira. Al che le sue cinquanta figlie si gettarono in mare e furono tramutate in alcioni. Ma in verità Cinira si uccise quando si accorse di aver commesso incesto con sua figlia Smirna.

CIRCE: figlia di Elio e di Persa (o Perseide), sorella di Eete, il feroce re della Colchide. Circe era maga esperta in ogni sorta di incantesimi, ma nemica del genere umano. Viveva sull'isola di Eea, più tardi identificata da alcuni autori con capo Circeo sulla costa occidentale dell'Italia. Trasformava i suoi nemici e tutti quelli che la offendevano in animali. Pico, re dei Laurentini, il quale aveva respinto le sue offerte amorose, fu trasformato in un picchio; e quando il del mare Glauco le chiese una pozione per fare innamorare di sé Scilla, Circe si innamorò di lui e trasformò Scilla in mostro che insieme a Cariddi infestava lo stretto di Messina.
Quando Giasone e Medea fuggendo da Eeta giunsero, per ordine di Zeus, a Eea per essere purificati da Circe dell'assassinio di Apsirto, Circe, giunta al termine del rito del rito della purificazione, scoprì la precisa natura del delitto di cui si erano macchiati e, inorridita dal loro tremendo gesto, rifiutò di offrire ospitalità a Giasone, e si limitò ad avere una lunga conversazione con la nipote Medea.
Allorché Odisseo, dopo le avventure nel paese dei Lestrigoni, risalì le coste italiane, approdò all'isola d'Eea. Mandò in avanscoperta la metà del suo equipaggio, sotto la guida d'Euriloco. L'isola era ricca di querce e di altri alberi d'alto fusto e dopo aver vagato tra i boschi gli uomini giunsero al palazzo di Circe che sorgeva in un'ampia radura al centro dell'isola. Circe sedeva nella sala del palazzo e cantava, intenta al suo telaio. Quando udì il richiamo di Euriloco, si affacciò sulla soglia e con un sorriso invitò tutti a cenare alla sua tavola. Gli uomini accettarono con piacere, e il solo Euriloco, insospettito, indugiò all'esterno, spiando dalle finestre. Non appena i marinai ebbero mangiato i primi bocconi la dea li percosse con una verga e li trasformò in maiali. Euriloco ritornò alla nave piangendo e narrò ogni cosa a Odisseo che partì per recare aiuto agli sventurati compagni. Con grande sorpresa incontrò il dio Ermete che gli offì un talismano per rendere inefficaci gl'incantesimi di Circe: un bianco fiore profumato e dalla nera radice, chiamato moli. Odisseo accettò grato il dono e, proseguendo il cammino, fu infine accolto da Circe. Quando egli ebbe mangiato il cibo affatturato, la maga gli battè la verga sulla spalla e gli ordinò: "Vai dunque a raggiungere i tuoi compagni!" Ma poiché in segreto aveva fiutato il magico fiore, Odisseo non subì la metamorfosi e subito balzò in piedi sguainando la spada. Circe cadde ai suoi piedi piangendo. "Risparmiami", gridò, "e dividerai il mio letto e regnerai sull'isola al mio fianco". Odisseo volle che Circe giurasse solennemente di non tramare nuovi inganni. Tuttavia Odisseo si rifiutò di accettare le sue amorose carezze finché non avesse liberato i suoi compagni e tutti gli altri marinai tramutati in bestie prima di loro. Quando ciò fu fatto, Odisseo trascorse accanto a lei un mese di delizie; altri dicono un anno. Secondo alcuni autori latini, Circe diede a Odisseo tre figli, Agrio, Latino e Telegono. Quando Odisseo decise di ripartire, Circe gli diede istruzioni e consigli utili per il suo viaggio di ritorno convincendolo anche a scendere nel Tartaro e interrogare Tiresia il veggente che avrebbe profetizzato ciò che lo attendeva in Itaca, se mai vi fosse giunto, e negli anni seguenti.