MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera C

Coronide, Creonte.

CORONIDE: figlia di Flegia, re dei Lapiti, viveva sulle rive del lago Beobi in Tessaglia, dove soleva bagnarsi i piedi. Secondo una tradizione, si chiamava in realtà Egla, ed era stata soprannominata Coronide ("da Cornacchia"), a causa della sua bellezza.
Apollo divenne il suo amante e, dovendo recarsi a Delfi, la affidò in custodia a un corvo dalle penne bianche come la neve. Coronide da lungo tempo nutriva una segreta passione per Ischi, l'arcade figlio di Elato, e lo accolse nel suo letto, benché fosse già incinta di Apollo. Prima ancora che il corvo, allarmato, fosse partito alla volta di Delfi per riferire lo scandalo e dar prova del proprio zelo, già Apollo aveva divinato l'infedeltà di Coronide e maledisse il corvo perché non aveva accecato Ischi a colpi di becco quando esso si era avvicinato a Coronide. Per questa maledizione le penne del corvo divennero nere e tali rimasero in tutti i suoi discendenti.
...Più bella di Corònide di Larissa in tutta l'Emonia non v'era nessuna; e tu ne fosti innamorato, nume di Delfi, finché fu casta o almeno non sospettata. Ma l'uccello di Febo scoprì l'adulterio e, per denunciare quella colpa segreta, già filava spedito, inesorabile delatore, alla volta del suo padrone...
Apollo si lagnò poi con la solrella Artemide dell'offesa ricevuta e Artemide lo vendicò scagliando contro Coronide un intero turcasso di frecce. Quando si vide dinanzi il cadavere dell'amante, Apollo fu preso da tardivi rimorsi, ma ormai non c'era più nulla da fare. L'ombra di Coronide era scesa al Tartaro, e sul suo corpo steso sulla pira già si versavano gli ultimi profumi, allorché Apollo improvvisamente ritrovò la prontezza di spirito e chiamò in aiuto Ermete il quale alla luce delle fiamme che lambivano la pira, liberò dal seno di Coronide un bimbo ancora in vita. Apollo lo chiamò Asclepio e lo affidò al centauro Chirone perché lo allevasse. Per quanto riguarda Ischi, chiamato anche Chilo, taluni dicono che fu ucciso da una folgore di Zeus, altri dalle frecce di Apollo.
Secondo gli abitanti di Epidauro, il padre di Coronide, Flegia, che viveva di scorrerie, venne a Epidauro per raccogliere in segreto informazioni sulla ricchezza del paese e la forza dell'esercito; lo accompagnava sua figlia Coronide che, all'insaputa del padre, era incinta di Apollo. Nel santuario di Apollo a Epidauro, assistita da Artemide e dalle Muse, Coronide diede alla luce un bimbo che subito espose sul monte Tizione, ora famoso per le virtù medicinali delle sue piante. Colà Arestante, un pastore di capre, andò in cerca di una capra che si era staccata dal gregge e la trovò intenta ad allattare un piccino. Egli stava per prendere il piccolo tra le braccia, allorché fu immobilizzato da una luce abbagliante. Per non interferire in un divino mistero, piamente egli si ritrasse e abbandonò Asclepio alle cure del padre suo Apollo.

CREONTE: 1 re di Corinto, figlio di Liceto. Alcmeone affidò Anfiloco e Tisifone, i figli avuti da Manto, a Creonte perché li allevasse. Ma poiché crescendo Tisifone si rivelò fanciulla di straordinaria bellezza, la moglie di Creonte rosa dalla gelosia la vendette come schiava e, Alcmeone, che non sapeva chi essa fosse, la comprò e la fece servire in casa propria, ma fortunatamente si astenne dall'incesto. Più tardi, scoperta la sua identità, si recò a riprendere anche Anfiloco.
Giasone e Medea, cacciati da Iolco, giunsero a Corinto. Creonte li accolse e diede loro una dimora perché potessero vivere in pace. A quanto narra Euripide, la popolazione di Corinto cominciò a temere Medea che oltre a essere una straniera era anche una maga. Anche Giasone si stancò di lei perché, in quanto straniera, non poteva dargli un figlio che divenisse il legittimo erede al trono. Creonte gli offì la mano di Glauce (o Creusa), sua figlia, ed esiliò Medea. Medea prima di partire donò a Glauce l'abito nuziale. Ma allorché indossò il vestito, Glauce fu avvolta da un fuoco misterioso che la divorò e Creonte, nel tentativo di aiutarla, venne anch'egli bruciato. Secondo un'altra versione, Medea avvelenò Creonte e distrusse il suo palazzo, abbandonando i suoi figli nel tempio di Era. Gli uomini di Creonte si vendicarono uccidendole i figli e raccontando che erano morti per sua mano.

CREONTE: 2. Figlio di Meneceo, sposò Euridice (o Enioda) e da lei ebbe molti figli. Quando re Laio di Tebe, marito di Giocasta, si recò a Delfi, Creonte, fratello della donna, governò al suo posto. Più tardi, allorché Laio venne ucciso non lontano da Delfi, all' incrocio fra la strada di Dauli e quella di Tebe dal figlio Edipo, Creonte divenne reggente. La Sfinge (un mostro mezzo leone e mezzo donna), inviata da Era contro Tebe per punire la città dell'uccisione di Laio, tormentava i Tebani e soprattutto poneva enigmi ai passanti e divorava coloro che non sapevano risponderle. Allora Creonte offrì il regno e la mano di Giocasta a chiunque fosse riuscito a risolvere l'enigma della Sfinge e a liberare il paese da quella costante minaccia. Edipo risolse l'enigma e la Sfinge, avvilita, si gettò giù dal monte Ficio sfracellandosi nella vallata sottostante. Poi chiese il regno e la sposa promessi, all'oscuro del fatto che Giocasta era la sua vera madre. Alcuni anni dpo, un'altra piaga, una grande pestilenza si abbattè su quella terra, e l'oracolo di Delfi dichiarò che Edipo ne era la causa, perché era colpevole di parricidio e di incesto. Giocasta, apprendendo la verità, disperata si tolse la vita; Edipo si accecò, e ancora una volta, Creonte divenne reggente di Tebe. Secondo alcuni cacciò Edipo dalla terra, secondo altri consentì al povero cieco di restare a Tebe fino a quando, alcuni anni dopo, i figli di Edipo, Eteocle e Polinice, succeduti a Creonte, lo scacciarono definitivamente. I due fratelli decisero di governare ad anni alterni, ma Eteocle, che salì al trono per primo, non volle abbandonarlo allo scadere del suo tempo, si rifiutò di cedere il trono a Polinice, e aiutato da Creonte lo fece allontanare dalla città.
Durante la guerra dei Sette contro Tebe, Polinice guidò l'esercito degli Argivi e nel combattimento perse la vita proprio contro il fratello Eteocle. Uno dei figli di Creonte, Megareo morì durante l'assedio e un altro, Meneceo, per obbedire a un oracolo si offrì in sacrificio ad Ares e così assicurò la vittoria ai Tebani. Creonte diede al corpo di Eteocle onorata sepoltura, ma ordinò che Polinice fosse lasciato all'esterno della città, poiché aveva portato le armi contro la patria. Antigone, figlia di Edipo e promessa al figlio minore di Creonte, Emone, cercò di recuperare il corpo del fratello per potergli dare sepoltura, ma venne sorpresa dai soldati che la condussero da Creonte il quale decretò che venisse sepolta viva e la rinchiuse nella tomba dei Labdacidi. La giovane si uccise ed Emone, disperato per la crudeltà del padre che aveva portato alla morte la sua promessa sposa, si tolse la vita con la propira spada. Euridice, moglie di Creonte, sconvolta per la morte dell'unico figlio che le era rimasto, decise di porre fine ai suoi giorni.
Secondo un'altra leggenda, allorché Edipo, bandito da Tebe, si rifugiò in Attica, nel santuario di Colono, Creonte, che dapprima l'aveva cacciato, cercò di farlo tornare a Tebe. Infatti l'oracolo di Delfi aveva rivelato che il luogo dove Edipo fosse vissuto e morto, avrebbe goduto di speciale fortuna. Edipo rifiutò di tornare e Teseo, re di Atene, scacciò Creonte. Teseo comparve ancora a Tebe dopo il fallimento dell'attacco dei Sette e costrinse Creonte a dare agli Argivi onorata sepoltura.
In gioventù Creonte aveva purificato Anfitrione colpevole d'aver ucciso il suocero Elettrione, e l'aveva anche aiutato nella guerra contro i Teleboi e i Tafi, però a patto che egli liberasse i Tebani dalla volpe Teumessia. Anfitrione si era fermato a Tebe per essere purificato, e proprio a Tebe sua moglie Alcmena aveva dato alla luce Eracle. Creonte diede Megara, sua figlia, in sposa a Eracle, ma durante l'assenza dell'eroe, Lico invase Tebe, uccise Creonte e si impossessò del trono. Eracle si trovava nel Tartaro, ma ritornò e uccise l'usurpatore, e colto da un eccesso di follia uccise anche i figli avuti da Megara. Secondo un'altra versione del mito, Creonte venne ucciso da Teseo il quale aveva attaccato Tebe per punirlo d'aver proibito che i corpi degli Argivi fossero sepolti.
Esistono molte varianti sulla sorte di Creonte, oltre alle tre tragedie tebane di Sofocle (Edipo re, Edipo a Colono e Antigone), vedi anche i Sette contro Tebe di Eschilo, Le Fenicie ed Eracle di Euripide.