MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera C

Crono, Cureti.

CRONO: I latini lo identificarono con Saturno, era il più giovane dei Titani. Sua sposa fu Rea (Opi per i romani), nota anche col nome di Cibele, dal nome della dea frigia chiamata Madre degli déi o Grande Madre. Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).
Su istigazione di Gea irata con Urano per aver rinchiuso nel Tartaro i Titani (altri loro figli), ...Il grande Crono fe' cuore, l'accorto pensiero, ed alla sacra madre si volse con queste parole: "O madre, io ti prometto di compier l'impresa: ad effetto la recherò: ché nulla del tristo mio padre m'importa: ché egli ai nostri danni rivolse per primo la mente...
Crono spietatamente, col falcetto di selce datogli da Gea, evirò Urano e gettò i genitali assieme al falcetto in mare presso Capo Drepano. Gocce di sangue sgorgate dalla ferita caddero sulla Madre Terra, ed essa generò le tre Erinni, furie che puniscono i crimini di parricidio e di spergiuro; esse sono chiamate Aletto, Tisifone e Megera. Le Ninfe del frassino, chiamate Melie, nacquero anch'esse da quel sangue.
I Titani in seguito liberarono i Ciclopi dal Tartaro e affidarono a Crono la sovranità sulla terra. Non appena ebbe il supremo potere, tuttavia, Crono esiliò nel Tartaro Ciclopi e Titani, unitamente ai Giganti dalle cento braccia, e presa in moglie sua sorella Rea governò sull'Elide. Ma era stato profetizzato sia dalla Madre Terra, sia da Urano morente, che uno dei figli di Crono l'avrebbe detronizzato. Ogni anno, dunque, egli divorava i figli generati da Rea: prima Estia, poi Demetra ed Era, poi Ade ed infine Poseidone.
«E mano a mano che ciascuno veniva dal sacro utero alle ginocchia della madre, tutti li ingoiava il grande Crono, mirando che nessun altro che lui degli illustri Uranidi avesse tra gli immortali dignità regale» (Esiodo, Teogonia, 453).
Rea era furibonda. Essa partorì Zeus, il suo terzo figlio maschio, a notte fonda, sul Monte Liceo in Arcadia, e dopo averlo tuffato nel fiume Neda, lo affidò alla Madre Terra. Costei portò Zeus a Litto, in Creta, e lo nascose nella grotta Dittea sulla collina Egea. Colà Zeus fu custodito dalla ninfa dei frassini Adrastea e da sua sorella Io, ambedue figlie di Melisseo, e dalla capra Amaltea. Il bimbo si cibava di miele e succhiava il latte di Amaltea in compagnia di Pan suo fratellastro. Zeus fu grato alle tre ninfe per la loro bontà e quando divenne signore dell'universo, immortalò tra le stelle l'immagine di Amaltea, come costellazione del Capricorno.
Attorno alla dorata culla di Zeus bambino, che era appesa ai rami di un albero affinché Crono non potesse trovare suo figlio né in cielo né in terra né in mare, montavano la guardia, armati, i Cureti figli di Rea. Essi battevano le spade contro gli scudi e gridavano per coprire i vagiti del piccolo, perché Crono non potesse udirli nemmeno da lontano. Rea infatti, dopo il parto, aveva avvolto una pietra nelle fasce e l'aveva data a Crono, sul monte Taumasio, in Arcadia; Crono la inghiottì, convinto di divorare il suo figliolo Zeus. Col passare del tempo tuttavia, Crono cominciò a sospettare la verità e si mise a inseguire Zeus, che trasformò se stesso in serpente e le sue nutrici in orse: ecco perché brillano in cielo le costellazioni del Serpente e delle Orse.
Zeus crebbe tra i pastori dell'Ida, rifugiandosi in un'altra caverna; raggiunta la maturità si rivolse a Meti la Titanessa, che viveva presso il fiume Oceano, e Meti gli consigliò di recarsi da sua madre Rea e di chiedere che gli venisse affidato l'incarico di coppiere di Crono. Rea fu ben lieta di aiutare il figlio a compiere vendetta; gli fornì dunque l'emetico che, secondo il consiglio di Meti, egli doveva mescolare alle bevande di Crono. Crono, dopo aver molto bevuto, vomitò dapprima la pietra, poi i fratelli e le sorelle maggiori di Zeus. Essi balzarono in piedi illesi e, in segno di gratitudine, chiesero a Zeus di guidarli nella guerra contro i Titani, che si erano scelti il gigantesco Atlante come capo. Infatti ormai Crono non era più nel fior dell'età.
La guerra durò dieci anni, ma infine la Madre Terra profetizzò la vittoria di suo nipote Zeus, se egli si fosse alleato a coloro che Crono aveva esiliato nel Tartaro. Zeus allora si avvicinò silenziosamente a Campe, la vecchia carceriera del Tartaro, la uccise, le tolse le chiavi e, dopo aver liberato i Ciclopi e i giganti centimani, li rianimò col cibo e le bevande degli dèi. I Ciclopi diedero a Zeus la folgore, arma invincibile; ad Ade un elmo che rende invisibile, e a Poseidone un tridente. I tre fratelli tennero poi un consiglio di guerra; Ade si indrodusse segretamente nella dimora di Crono per rubargli le armi e, mentre Poseidone lo minacciava col tridente per sviare la sua attenzione, Zeus lo colpì con la folgore. I tre giganti centimani stritolarono sotto una pioggia di sassi i Titani supestiti e un improvviso urlo del dio Pan li mise in fuga. Gli dèi si lanciarono all'inseguimento. Crono e tutti i Titani sconfitti, a eccezione di Atlante, furono esiliati nelle isole britanniche all'estremo occidente (oppure, come altri dicono, nel Tartaro) sotto la sorverglianza dei giganti centimani, e non turbarono più la pace dell'Ellade. Ad Atlante, come loro capo, fi riservata una punizione esemplare: doveva infatti sostenere sulle sue spalle il peso del cielo.
Zeus stesso pose a Delfi la pietra vomitata da Crono e la pietra è ancora là.
Secondo una diversa tradizione, Crono non fu affatto un tiranno, ma un re benevolo che governò in un'era di benessere e dopo la sua deposizione se ne andò a governare le Isole dei Beati nell'oceano occidentale. Quest'aspetto di Crono lo collega a Saturno, il dio romano con cui spesso veniva identificato. Alcuni autori greci associano il nome di Crono, pur erroneamente, con la parola chronos ("tempo") e di conseguenza lo descrivono come un vecchio con una falce, Padre Tempo. La fonte più antica su Crono è quella di Esiodo nella sua Teogonia.

CURETI: Divinità minori della mitologia greca, che in numero di due o di nove formavano il corteo di Rea; quando Rea fu identificata con Cibele, furono confusi coi Coribanti. Il mito dei Cureti è di origine cretese e si riconnette con la nascita e l'infanzia di Zeus, che essi avrebbero protetto e nascosto dal padre Crono coprendone i vagiti col frastuono della danza armata che era loro caratteristica. Più tardi, quando Zeus generò in segreto suo figlio Zagreo in Persefone, affidò ai Cureti cretesi figli di Rea il compito di custodire la culla di Zagreo nella grotta Idea, e colà essi gli danzavano attorno battendo le loro armi l'una contro l'altra, per precauzione contro la gelosia e la vendetta di Era. Zeus distrusse poi i Cureti che si erano schierati dalla parte di Era contro di lui e avevano rapito Epafo, il figlio che aveva avuto da Io.
Strabone racconta che essi sarebbero originari dell'Eubea e figli di Combe e Soco, e in numero di sette: Primeo, Mimante, Acmone, Damneo, Ocitoo, Ideo e Melisseo. Cacciati dal padre dall'Eubea insieme alla madre, vagarono per la Grecia: prima a Creta, dove protessero l'infanzia di Zeus, poi in Frigia, dove allevarono Dioniso, e infine in Attica, dove il re Cecrope li aiutò a vendicarsi di Soco e a ritornare in patria.
Esiodo narra che un certo Ecatero, unito alla figlia di Foroneo (probabilmente Niobe) avrebbe generato tutta una serie di demoni: le Ninfe delle montagne, i Satiri e i Cureti. Secondo un'altra versione, quando Minosse re di Creta perse il suo giovane figlio Glauco, i Cureti gli dissero che l'unico modo per ridare la vita al figlio era quello di rivolgersi a Poliido, celebre indovino corinzio.
Il loro culto da Creta, dove erano venerati come divinità dotate di virtù profetiche, benevole verso l'uomo a cui avevano insegnato la caccia, la pastorizia, la fabbricazione di armi e di oggetti di bronzo e di ferro, si diffuse in tutti i paesi (soprattutto Arcadia, Messenia e Olimpia) dove era penetrato il mito dell'infanzia di Zeus a Creta e di Rea.
Il nome Cureti deriva da una parola greca kouros, "giovane uomo". Erano chiamati così perché si erano occupati di Zeus infante o forse perché prendevano le forme di giovani uomini per svolgere le loro danze rituali.