MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera D

Deianira, Deifobo.

DEIANIRA: figlia del re di Calidone Eneo e di Altea e sorella di Meleagro. Secondo un'altra tradizioe, avrebbe come padre Dioniso.
Quando Meleagro morì e Artemide trasformò le sue sorelle gementi in galline faraone, Dioniso indusse Artemide a lasciare sembianze umane a Deianira e a sua sorella Gorga.
Molti pretendenti si presentarono al palazzo di Eneo in Pleurone, chiedendo la mano della bella Deianira: erano abili aurighi ed esperti nell'arte della guerra; ma tutti si allontanarono quando seppero di dover rivaleggiare con Eracle e con il dio del fiume Acheloo. Si sa che l'immortale Acheloo si presenta in tre forme: come toro, come serpente e come uomo dalla testa di toro. Deianira avrebbe preferito morire anziché sposarlo. Eracle aveva saputo della straordinaria bellezza di Deianira nel Tartaro dall'anima di Meleagro che l'aveva pregato di prenderla in sposa. E quando Eneo lo invitò a esporre la sua richiesta, si vantò di poter dare a Deianira Zeus come suocero e di farla inoltre risplendere della gloria riflessa delle sue dodici Fatiche. Acheloo sogghignò a quelle parole, obiettando che egli era persona famosa, padre di tutti i fiumi greci, e non uno straniero vagabondo come Eracle. Poi provocò Eracle dicendo: "I casi sono due: o tu non sei figlio di Zeus oppure tua madre è adultera!" Eracle corrugò la fronte: "Preferisco combattere anziché discutere", disse, "e non ammetto che si insulti mia madre!"
Vi fu dunque un combattimento fra i due pretendenti. Acheloo usò tutti i suoi poteri, Eracle tutta la sua forza. Durante la lotta Acheloo si trasformò in toro e lo caricò, Eracle lo schivò abilmente e, stringendolo per le corna lo scaraventò a terra con tanta forza che il corno destro si staccò netto dalla fronte. Acheloo si ritirò dalla lotta, umiliato e vergognoso, e nascose la sua umiliazione sotto una corona di rami di salice.
Dopo le sue nozze con Deianira, Eracle restò abbastanza a lungo a Calidone, e aiutò il suocero Eneo, marciando alla testa dei Calidoni contro la città tesprozia di Efira, più tardi detta Cichiro, dove vinse e uccise re Fileo. Poco più tardi, sempre alla corte di Eneo, a Eracle capitò di uccidere accidentalmente il giovane Eunomo, il quale serviva in qualità di coppiere ed era figlio d'Architele, parente di Eneo. Architele perdonò all'eroe questo omicidio involontario, ma Eracle decise di espiare la colpa con l'esilio, secondo l'usanza, e se ne andò accompagnato da Deianira e dal loro figlio Illo fino a Trachine, patria di re Ceice, nipote di Anfitrione. Dovendo attraversare il fiune Eveno, allora in piena, il Centauro Nesso, dichiarandosi autorizzato dagli dèi a trasportare gli uomini sulla riva opposta, si offrì di caricarsi Deianira in groppa, mentre Eracle e il figlio avrebbero nuotato. Nesso galoppò nella direzione opposta con Deianira tra le braccia; poi la gettò a terra e cercò di farle violenza. Deianira gridò invocando aiuto ed Eracle prese accuratamente la mira e trapassò il petto di Nesso con una freccia avvelenata con il sangue dell'Idra. Morendo, Nesso diede a Deianira una droga nella quale vi era il sangue colato dalla sua ferita, dicendo che era un filtro d'amore e di conservarlo, poiché se un giorno Eracle non l'avesse più amata, con quel filtro sarebbe stata in grado di riconquistarlo.
Da Deianira, Eracle aveva già avuto Illo, Ctesippo, Gleno e Odite; e inoltre la sua unica figlia, Macaria. Deianira, che viveva tranquillamente a Trachine, si era ormai rassegnata all'idea che Eracle si prendesse delle amanti e quando riconobbe in Iole l'ultima di costoro, provò più pietà che rancore. Le parve tuttavia intollerabile che Eracle pretendesse di farla vivere con Iole sotto lo stesso tetto. Poiché non era più giovane, Deianira decise allora di servirsi del supposto talismano d'amore datole da Nesso per assicurarsi l'affetto del marito. Tinse una tunica bagnata con la droga datale da Nesso e la mandò a Eracle. Appena l'eroe indossò la tunica, si lasciò sfuggire un grido, come se fosse stato morso da un serpente. Il veleno contenuto nel sangue di Nesso si diffuse sulle membra di Eracle corrodendogli la carne. Ben presto il dolore divenne lancinante e insopportabile. Cercò di strapparsi la tunica di dosso, ma questa aderiva alla sua pelle così tenacemente che lacerandosi mise a nudo le ossa. Eracle chiamò Illo e chiese di essere portato sul più alto picco del monte Eta, e di essere bruciato, senza lamentazioni, su una pira di legno di quercia e di tronchi di oleastro. Deianira, atterrita dalla notizia, si impiccò o, altri dicono, si trafisse con una spada sul letto nuziale.

DEIFOBO: uno dei figli di Priamo e d'Ecuba, e fratello preferito d'Ettore.
Proprio sotto la forma di Deifobo, Atena ingannò Ettore, che credette così di avere al fianco il fratello, nell'affrontare Achille davanti alle Porte Scee, ma ciò provocò la morte dell'eroe troiano. Durante i giochi funebri che si celebravano ogni anno in onore del morto figlio del re Priamo, fu proprio Deifobo a far riconoscere il fratello Paride-Alessandro, che il re credeva perduto.
Dopo la morte di Paride, ucciso da Filottete, Eleno e Deifobo si disputarono la mano di Elena, e Priamo appoggiò le pretese di Deifobo affermando che egli si era dimostrato il più valoroso in battaglia. Elena fu condotta allora dinanzi a Deifobo che la costrinse a sposarlo, con grande disgusto degli altri Troiani. Durante il sacco di Troia, Odisseo e Menelao raggiunsero la casa di Deifobo e colà si impegnarono in una sanguinosa battaglia dalla quale uscirono vittoriosi soltanto grazie all'aiuto di Atena. Non si sa chi dei due uccise Deifobo. Taluni dicono che Elena stessa gli immerse una spada nella schiena. Il corpo di Deifobo fu orrendamente mutilato, ma in seguito Enea gli innalzò un monumento funebre sul capo Reteo.