MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera D

Dioscuri, Dirce.

DIOSCURI: mitici eroi greci, figli di Tindaro re di Lacedemone e di Leda, fratelli di Elena e Clitemnestra. Intorno alla paternità e alla nascita delle due coppie gemelle sono varie e discordi le tradizioni. Zeus, invaghitosi di Leda, assunta la forma di cigno, generò da essa Polideuce ed Elena, mentre Tindaro sarebbe il padre di Castore e Citemnestra. Tuttavia Polideuce era considerato vero figlio di Zeus, quindi immortale, Castore invece era figlio di Tindaro e quindi mortale. Sarebbero nati sul fianco del monte Taigeto, donde Ermete li condusse a Pellane, residenza di Tindaro. I due furono considerati protettori dei naviganti e divennero importanti divinità a Sparta e a Roma.
I Dioscuri, che partecipavano a ogni impresa assieme, senza mai separarsi, divennero l'orgoglio di Sparta. I loro cugini e rivali non erano meno devoti l'uno all'altro; Ida era più forte di Linceo, ma costui aveva una vista così acuta da poter vedere nell'oscurità e divinare il luogo dove fosse sepolto un tesoro. In gioventù i Dioscuri vinsero premi ai Giochi Olimpici e presero parte alla spedizione degli Argonauti, e mentre Castore, che era famoso soprattutto come guerriero e domatore di cavalli, ebbe poche occasioni di dimostrare le sue abilità, Polideuce, che era invece il miglior pugile del suo tempo, sconfisse Amico, il re dei Bebrici. Dopo essere ritornati dalla spedizione, aiutarono Giasone e Peleo a distruggere la città di Iolco per punire l'inganno di re Acasto ai danni di Peleo. Secondo Ovidio i Dioscuri presero parte alla caccia al cinghiale Calidonio. Fecero anche una spedizione contro l'Attica, quando Teseo e Piritoo rapirono Elena, che non era ancora in età da marito (aveva infatti dodici anni appena), e poi decisero di lasciarla nel villaggio attico di Afidna. I Dioscuri conquistarono la città, liberarono la sorella e portarono prigioniera a Sparta la madre di Teseo, Etra. Inoltre, cacciarono dal trono di Atene i figli di Teseo. e misero al loro posto un rivale, Menesteo.
Castore e Polideuce desideravano sposare Febe e Ilaria, le figlie del loro zio Leucippo, che viveva in Messenia. Le fanciulle erano già promesse ai loro cugini Ida e Linceo, figli di Afareo re di Messenia, ma i Dioscuri le rapirono. Ilaria diede a Castore Anagone, e Febe a Polideuce Mnesileo. Questo fatto diede origine a un'aspra rivalità tra le due coppie di gemelli. Tuttavia, dopo la morte del loro padre Afareo, Ida e Linceo si riappacificarono temporaneamente con i Dioscuri e tutti e quattro unirono le loro forze per razziare il bestiame in Arcadia. L'impresa fu coronata da successo e a Ida toccò il compito di dividere il bestiame. Egli distribuì a ciascuno un quarto di vacca e stabilì che il primo che avesse divorato la sua parte avrebbe scelto le bestie migliori, e così via, in ordine decrescente di rapidità. Ida fu il primo a spolpare il proprio quarto; poi aiutò Linceo a finire il suo e insieme spinsero il bestiame verso Messene. I Dioscuri rimasero sul posto finché Polideuce, il più lento di tutti, non ebbe finito di mangiare; allora marciarono su Messene e protestarono pubblicamente dicendo che Linceo aveva barato accettando l'aiuto di Ida, e Ida a sua volta aveva barato non attendendo che tutti avessero finito la gara. Ida e Linceo non si trovavano in città, poiché si erano recati sul monte Taigeto per sacrificare a Poseidone; i Dioscuri si impadronirono allora del bestiame conteso, e si nascosero nel cavo di una quercia per attendere il ritorno dei loro rivali. Ma Linceo li aveva scorti dalla vetta del Taigeto e Ida, precipitatosi giù dalla montagna, scagliò la sua lancia contro l'albero e trafisse Castore. Quando Polideuce si precipitò fuori per vendicare il fratello, Ida strappò dal sepolcro di Afareo la pietra tombale e gliela scegliò addosso. Benché ferito Polideuce riuscì a uccidere Linceo con la sua lancia; a questo punto Zeus intervenne in favore di suo figlio e colpì Ida con una folgore. Poi Polideuce tornò da Castore, ormai in punto di morte, e non potendo resistere al dolore della perdita dell'amato fratello, pregò il padre Zeus di far morire anche lui. Ma essendo egli immortale, Zeus gli concesse, per accontentarlo, di rinunciare a metà della propria immortalità a favore di Castore. Così i due gemelli continuarono a vivere insieme trascorrendo a turno un giorno nell'Olimpo e un giorno nel regno dei morti. E come ricompensa per il loro amore fraterno, ne pose l'immagine tra le stelle come costellazione dei Gemelli. Poseidone fece di Castore e Polideuce i salvatori delle navi in pericolo, e concesse loro il potere di far spirare venti favorevoli; in risposta al sacrificio di agnelli bianchi offerto sulla prua di qualsiasi nave, essi giungono in fretta volando nel cielo, seguiti da uno stormo di rondini.
Dopo che i Dioscuri furono divinizzati, Tindaro chiamò Menelao a Sparta e gli affidò il regno. Gli Spartani rappresentano i Dioscuri con due travi di legno parallele unite da due altre travi trasversali. I loro co-re portano sempre questo simulacro in battaglia e quando, per la prima volta, l'esercito spartano fu guidato da un solo re, fu decretato che una delle due travi rimanesse a Sparta.
I Romani adottarono il culto dei Dioscuri con entusiasmo soprattutto dopo l'epifania dei due eroi alla battaglia del lago Regillo combattuta tra la giovane repubblica governata da Aulo Postumio e le forze di Tarquinio il Superbo e dei suoi alleati latini. Nello stesso modo si narrava che i Dioscuri avessero aiutato l'esercito di Locri nel sud d'Italia, contro la vicina città di Crotone. A Regillo i Dioscuri, vestiti di una clamide di porpora, apparvero su due cavalli bianchi alla testa della cavalleria romana decidendo della vittoria. Poco tempo dopo apparvero nel foro romano, a molte miglia di distanza, con le stesse sembianze e abbeverarono i loro cavalli alla fonte di Giuturna, come annuncio della vittoria dei Romani. Nel foro venne eretto in memoria di questo evento il tempio di Castore e Polideuce, che divennero patroni dell'ordine romano dei cavalieri.

DIRCE: moglie di Lico, re di Beozia. La sua vicenda è strettamente legata a quella di Antiope e di Anfione. Antiope per molti anni subì ogni sorta di maltrattamenti e fu rinchiusa in un oscuro carcere ad opera di Dirce, seconda moglie di Lico. Ma, una notte, i lacci che la tenevano prigioniera caddero miracolosamente per l'intervento di Zeus, ed ella giunse, senza essere scorta da nessuno, alla capanna nella quale vivevano i due figli Anfione e Zeto, e si fece riconoscere. I due gemelli, divenuti ormai abbastanza grandi da capire quante ingiustizie e sofferenze avesse dovuto subire la madre loro, decisero di vendicarla. Essi uccisero (o cacciarono) Lico dal trono. Poi si diedero alla ricerca di Dirce, che trovarono mentre vagava per le balze del Citerone in preda a frenesia bacchica, la legarono per i capelli alle corna di un toro e, quando fu morta, ne gettarono il cadavere nella fonte di Ares che da allora fu detta Dircea.