MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera D

Ditti, Driadi, Driope.

DITTI: fratello del tiranno di Serifo, Polidette. Ditti ripescò in mare e portò sulla riva di Serifo un'arca di legno, l'aprì e vi trovò Danae, figlia di Acrisio re di Argo, e Perseo ancora in vita. Subito li portò a suo fratello, re Polidette che allevò Perseo nella propria casa. Trascorsero gli anni e Perseo, raggiunta ormai l'età virile, difese la madre Danae da Polidette il quale voleva costringerla a sposarlo. "Se tu vuoi", disse a Polidette, "sposa Ippodamia anziché mia madre, vedrò di procurati qualunque dono tu chieda, anche la testa della Gorgone Medusa, se necessario". "Tale dono mi piacerebbe davvero", replicò Polidette. Atena aveva udito il dialogo tra Polidette e Perseo e accompagnò l'eroe nella sua impresa. Un giorno Perseo ritornò a Serifo in gran fretta portando la moglie Andromeda con sé: colà Danae e Ditti erano stati costretti a rifugiarsi in un tempio per sfuggire a Polidette, che naturalmente non aveva mai avuto l'intenzione di sposare Ippodamia. Perseo si recò allora al palazzo dove Polidettte stava banchettando con i suoi amici, e annunciò che aveva portato con sé il promesso dono nuziale. Mentre i convitati lo salutavano con una raffica di insulti, egli estrasse la testa della Gorgone, badando di distogliere lo sguardo da quell'orribile volto, e tramutò tutti in pietra. Dopo aver posto Ditti sul trono di Serifo, Perseo salpò alla volta di Argo, accompagnato da sua madre Danae e da sua moglie.

DRIADI: erano divinità inferiori venerate dagli antichi Greci, passate poi anche nel mondo romano. Come ninfe degli alberi, costituivano un gruppo distinto dalle ninfe delle acque, e vivevano alcune tra gli alberi, cioè nei boschi, altre nell'interno degli alberi, nel fusto legnoso, e in particolare nelle querce. Sebbene drys significhi propriamente la quercia, tutte le specie di piante avevano le loro ninfe che ricevevano il nome dagli alberi a loro sacri. Le Driadi, abitatrici delle querce, erano distinte dalle Meliadi animatrici dei frassini, e dalle Amadriadi che vivevano nelle piante e con esse morivano, non godendo così del privilegio dell'immortalità di cui dovevano godere le ninfe propriamente dette. La distinzione tuttavia non pare ben netta. Come mortali sono considerate le ninfe in genertale; Pausania riferisce che, secondo la tradizione comune dei poeti, vivevano un lungo numero d'anni, ma non erano con ciò esenti dalla morte. Euridice, sposa di Orfeo, pur essendo una Driade fu uccisa da un morso di serpente mentre fuggiva da Aristeo.

DRIOPE: 1. Nella mitologia greca, unica figlia del re Driope, compagna delle ninfe Amadriadi. Apollo s'innamorò di Driope che custodiva le greggi di suo padre sul monte Eta in compagnia delle sue amiche, le Amadriadi. Il dio si tramutò in tartaruga e tutte le fanciulle si dilettarono con quell'animaletto: ma non appena Driope se lo pose in grembo, Apollo si trasformò in serpente e sibilando mise in fuga le Amadriadi, per poi godere della Ninfa. Driope, spaventata, tornò a casa e non disse nulla ai genitori; ma, poco dopo, si sposò con Andremone, figlio d'Ossilo. Driope non tardò a dare alla luce un figlio, Anfisso, che divenuto adulto fondò la città di Eta ed eresse un tempio in onore di suo padre. Colà Driope servì come sacerdotessa, finché un giorno le Amadriadi la rapirono e lasciarono un pino nero al suo posto.
Secondo Ovidio, quando Anfisso era ancora piccolo, Driope si recò in montagna e vicino a un lago voleva sacrificarlo alle Ninfe, ma vide un albero dai fiori splendidi e ne colse alcuni per far divertire il bambino. Ignorava che quell'albero era il corpo metamorfosizzato della ninfa Lotide che, incollerita, trasformò Driope in un albero simile a lei stessa. Alcune fanciulle, che avevano raccontato la metamorfosi di Driope, furono anch'esse trasformate in pini, che sono alberi tristi e neri.

DRIOPE: 2. Eroe mitologico, figlio del fiume Spercheio e di Polidora, o anche di Apollo e di Dia, figlia di Licaone. Dia, temendo l'ira del padre, nascose il bimbo nel cavo di una quercia, e di qui il suo nome. Altri dicono che Driope stesso guidò la sua gente dal tessalico fiume Spercheo fino ad Asine. Eracle scacciò poi i Driopi dalla loro città sulle pendici del Parnaso e vi installò i Maliesi che lo avevano aiutato a conquistarla. Portò a Delfi i capi driopi perché servissero come schiavi nel tempio; ma poiché Apollo non sapeva che farsene, furono mandati nel Peloponneso, dove riuscirono ad ingraziarsi il favore di re Euristeo. Per suo ordine e con l'aiuto di altri compatrioti, costruirono tre città: Asine, Ermione ed Eone. Degli altri Driopi superstiti, spinti dalla pressione dei Dori, alcuni fuggirono nell'Eubea meridionale, altri a Cipro e nell'isola di Cinto. Ma soltanto gli abitanti di Asine ancora si vantano d'essere Driopi.

DRIOPE: 3. Ninfa dell'Arcadia, accoppiatasi con Ermes, divenne madre di Pan. Fu mutata da Bacco in driade e quindi in albero. ...E là, benché dio, pasceva le greggi lanute presso un mortale: perché desiderio fioriva languido in lui di giacere in amore con Driope, fanciulla dai riccioli belli. E si strinse con lei nella gioia d'amore. Ed ella poi generò nelle stanze un figliuolo a Ermes diletto, un prodigio a vedersi, col piede di capra, bicorne, strepente, e dolce ridente: fuggì la nutrice il fanciullo lasciando atterrita alla vista di quel volto selvaggio e barbuto...(XIX Inno omerico a Pan).