MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera E

Eneo, Enomao.

ENEO: re di Calidone, figlio di Portaone, o Porteo, e di Eurite. Ebbe vari fratelli: Agrio, Alcatoo, Mela, Leucopeo, e una sorella, Sterope. La moglie Altea, figlia di Testio, gli diede molti figli: Tosseo, ch'egli uccise perché saltò irriverente il fossato scavato a difesa della città; Tireo, Climeno e Meleagro, che si diceva fosse, in verità, figlio di Ares; poi due figlie, Gorga e Deianira (considerata figlia di Dioniso), alle quali si aggiungono talvolta Eurimede e Melanippa. Quando Dioniso giunse a Calidone, Eneo, con grande senso dell'ospitalità, lo autorizzò a dormire con la moglie Altea e dalla loro unione nacque Deianira che più tardi andò sposa a Eracle. Dioniso ripagò Eneo donandogli una pianta di vite e insegnandogli l'arte della viticoltura. Eneo accolse Bellerofonte e Alcmeone e diede asilo ai giovani principi Agamennone e Menelao nel loro esilio; era ospitale quanto pio. Un giorno commise una fatale dimenticanza, trascurando di includere Artemide nei suoi sacrifici annuali ai dodici dèi dell'Olimpo, e la dea irata mandò sulla sua terra il cinghiale Calidonio a uccidere il bestiame e i servi di Eneo e a distruggere i campi coltivati. Meleagro, insieme ad altri nobili guerrieri, riuscì a snidare l'animale nei pressi di un corso d'acqua fiancheggiato da salici, gli conficcò il giavellotto nel ventre e, mentre il cinghiale girava su sé stesso nel tentativo di liberarsi dell'arma, lo trafisse con un colpo di lancia che gli giunse al cuore. Dopo la caccia nacque una grossa lite per l'attribuzione delle spoglie del cinghiale e Altea, furente per la parte che il figlio aveva avuto nell'uccisione dei fratelli di Altea e zii di Meleagro, Tosseo e Plessippo, provocò la sua morte e poi, sconvolta dal dolore, si tolse la vita.
Eneo si risposò con Peribea, figlia del re d'Oleno, Ipponoo. Su questo matrimonio esistono varie tradizioni. La prima vuole che Peribea fosse stata presa da Eneo in occasione della vittoria su Ipponoo e gli fosse stata attribuita come parte di bottino. Un'altra raccontava che Ipponoo, rendendosi conto della gravidanza della figlia, sedotta da un certo Ippostrato (o dal dio Ares), la mandò a Eneo perché disponesse di lei. Peribea diede a Eneo due figli, Tideo e Olenia. Tideo era un valoroso guerriero e fu di grande aiuto a Eneo fino al giorno dell'esilio. Il fratello di Eneo, Agrio, o forse i suoi figli, si impossessarono di Calidone e allontanarono il vecchio re. Tideo trovò la morte nell'assedio di Tebe, ma dopo la guerra di Troia suo figlio Diomede riuscì a scacciare i figli di Agrio e a riconquistare il trono. Ma Eneo era troppo vecchio per regnare, e il trono passò ad Andremone, marito di Gorga, e perciò suo genero, mentre egli accompagnò Diomede ad Argo dove visse in pace fino alla morte che giunse tarda. Secondo alcuni fu invece ucciso in un'imboscata in Arcadia dai figli di Agrio sopravvissuti, ansiosi di vendicarsi d'essere stati espulsi da Calidone.

ENOMAO: re di Pisa nell'Elide, generato da Ares in Arpina, figlia del dio-fiume Asopo; oppure nella Pleiade Asteria; oppure in Asterope; oppure in Euritoe, figlia di Danao; altri invece lo dicono figlio di Alsione o di Iperoco.
Da sua moglie Sterope o Evarete, figlia di Acrisio, Enomao ebbe tre figli, Leucippo, Ippodamo e Disponteto, fondatore di Disponzio; e una figlia, Ippodamia. Enomao era famoso per la sua passione per i cavalli: proibì ai suoi sudditi, pena l'esilio, di accoppiare le giumente con gli asini.
Non si sa con certezza se Enomao fosse stato avvertito da un oracolo che suo genero l'avrebbe ucciso, oppure se egli si innamorò di Ippodamia. Turravia, per impedire a Ippodamia di sposarsi, sfidava ciascun pretendente a misurarsi con lui in una corsa di cocchi che si svolgeva tra Pisa, che sorge sulle rive del fiume Alfeo, di fronte a Olimpia, fino all'altare di Poseidone sull'istmo di Corinto. Enomao esigeva che Ippodamia salisse sul cocchio del pretendente, per distrarre la sua attenzione, ma gli concedeva un vantaggio di mezz'ora mentre egli stesso sacrificava un ariete sull'altare di Zeus Guerriero a Olimpia. Ambedue i cocchi si sarebbero poi lanciati verso l'istmo e il pretendente, se sorpassato da Enomao, doveva morire; se invece avesse vinto, Ippodamia sarebbe stata sua, ed Enomao sarebbe morto. Ma poiché le cavalle che Enomao aveva avuto in dono dal padre suo Ares, erano di gran lunga le migliori di tutta la Grecia, e poiché il suo cocchio, abilmente guidato da Mirtilo, era costruito apposta per le gare, Enomao raggiungeva sempre il suo rivale e lo trafiggeva poi con la sua lancia.
In tal modo Enomao eliminò dodici o, taluni dicono, tredici principi, e inchiodò le loro teste alle porte del palazzo. Quando uccise Marmace, il primo pretendente, ne sgozzo anche le cavalle. Taluni dicono che il secondo pretendente, Alcatoo, fu inumato presso il Tarassippo nell'ippodromo di Olimpia, e che la sua ombra irata ostacola a volte la corsa dei cocchi.
Frattanto gli olimpi avevano deciso di intervenire per por fine a quella strage, tanto più che Enomao proclamava, vantandosi, che egli avrebbe costruito ben presto un tempio di crani umani, come Eveno, Diomede e Anteo avevano già fatto prima di lui. E allorché Pelope giunse nell'Elide, e supplicò il suo amante Poseidone di donargli il più rapido cocchio del mondo perché potesse chiedere la mano di Ippodamia, Poseidone fu ben felice di aiutarlo. Pelope si trovò così in possesso di un cocchio d'oro che poteva correre sul mare senza che si bagnassero i mozzi delle ruote, ed era trainato da una coppia di instancabili, alati e immortali cavalli.
Appena giunto a Pisa, Pelope si turbò alla vista della fila di teste inchiodate alle porte del palazzo e cominciò a pentirsi della propria audacia. Ippodamia frattanto si era innamorata di Pelope e, lungi dall'ostacolare la corsa, aiutò Pelope a corrompere Mirtilo, l'auriga del padre. Mirtilo allora rimosse i cavicchi dai mozzi delle ruote di Enomao e li sostituì con altri fatti di cera. Quando i cocchi raggiunsero l'estremità dell'istmo ed Enomao, lanciato all'inseguimento, afferrò la lancia preparandosi a colpire Pelope alla schiena, le ruote si staccarono dal suo carro ed egli morì travolto dai suoi stessi cavalli. La sua ombra ancora vaga attorno al Tarassippo, a Olimpia. Taluni tuttavia sostengono che la velocità degli alati cavalli di Poseidone permise a Pelope di distanziare facilmente Enomao e di giungere primo all'istmo. Al che Enomao o si uccise per la disperazione o fu ucciso da Pelope alla mèta. Enomao, prima di morire, lanciò la maledizione contro Mirtilo, pregando gli dèi che lo facessero perire per mano di Pelope.