MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera E

Eolo.

EOLO: 1. Figlio di Elleno e di Orseide. I tre fratelli Eolo, Suto e Doro ebbero dal padre, eponimo degli Elleni, ciascuno una terza parte della Grecia.
Eolo ricevette la Magnesia, nella Tessaglia, e diede il suo nome alla stirpe Eolia. Sposò Enarete dalla quale ebbe sette figli: Creteo, Sisifo, Atamante, Salmoneo, Deione, Magnete, Periere e, secondo alcuni, anche Macareo. Ebbe inoltre cinque figlie: Canace, Alcione, Pisidice, Calice e Perimede. Secondo certi autori, Eolo avrebbe sedotto la figlia di Chirone, Ippe, da cui avrebbe avuto una figlia, Melanippa o Arne.
Un giorno Eolo scoprì che il suo figliolo minore, Macareo, si era giaciuto con la sorella Canace. Inorridito, gettò in pasto ai cani il frutto del loro amore incestuoso e mandò a Canace una spada con cui essa si trafisse. Più tardi tuttavia Eolo venne a sapere che tutti i suoi altri figli e figlie, ignari che l'incesto tra mortali fosse un'offesa per gli dèi, si erano accoppiati innocentemente e ormai si consideravano marito e moglie. Per non irritare Zeus, che considerava l'incesto una prerogativa degli olimpi, Eolo spezzò queste unioni e ordinò a quattro dei suoi figli superstiti di emigrare. Essi si recarono in Italia e in Sicilia, dove ciascuno di loro fondò un regno famoso, e si rivelarono emuli del padre per castità e saggezza.
Talvolta, s'identifica questo Eolo con il Padrone dei Venti, ma, più spesso, si conferisce questo titolo a un altro Eolo, figlio di Poseidone (secondo Diodoro) e di Arne (o Melanippa).

EOLO: 2. Figlio di Poseidone e di Arne (o Melanippa), nipote di Eolo figlio d'Elleno e fratello di Beoto.
Eolo, figlio d'Elleno, aveva affidato Arne, avuta da Ippe, figlia del centauro Chirone, a un certo Desmonte che, essendo senza figli, fu ben lieto di adottarla. Poseidone, che da tempo aveva messo gli occhi su Arne, la sedusse non appena essa divenne donna. Desmonte, accortosi che essa era incinta, l'accecò, la rinchiuse in una cella e la nutrì a pane ed acqua. Arne partorì due gemelli e Desmonte ordinò ai suoi servi di esporli sul monte Pelio perché vi fossero divorati dalle belve; ma un mandriano icario li salvò. Uno dei due gemelli somigliava tanto al nonno materno che fu chiamato col suo nome: Eolo; l'altro invece fu chiamato Beoto.
Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare Teano, la moglie sterile, se non gli avesse generato un figlio nel volgere di un anno. Durante l'assenza di Metaponto, recatosi ad interpellare un oracolo, Teano invocò l'aiuto del mandriano che le portò i gemelli trovati sul monte; e Teano li fece credere suoi. In seguito, Teano partorì davvero due gemelli; ma i due trovatelli, grazie alla loro origine divina, erano più belli e dunque i prediletti di Metaponto, che non aveva ragione di sospettare che essi non fossero figli suoi. Rosa dalla gelosia, Teano attese l'occasione opportuna e, quando Metaponto si assentò nuovamente per sacrificare nel santuario di Artemide Metapontina, ordinò ai propri figli di andare a caccia con i fratelli maggiori e di ucciderli simulando un incidente. Il malvagio disegno tuttavia fallì, perché Poseidone venne in aiuto dei propri figli i quali uscirono vittoriosi dalla lotta. Eolo e Beoto riportarono dunque al palazzo i cadaveri dei due gemelli di Teano, e la madre, alla loro vista, si uccise trafiggendosi il petto con un coltello da caccia.
Eolo e Beoto si rifugiarono allora dal loro padre adottivo, il mandriano, e Poseidone stesso rivelò il segreto della loro nascita. Ordinò poi che essi accorressero in aiuto della madre, che ancora languiva nella cella, e uccidessero Desmonte. I gemelli ubbidirono senza esitare; Poseidone ridonò la vista ad Arne e tutti e tre ritornarono a Icaria. Quando Metaponto seppe che Teano l'aveva ingannato, sposò Arne a adottò i figli di lei come eredi.
Ma allorché Metaponto decise di ripudiare Arne e di sposarsi di nuovo, Eolo e Beoto insorsero in difesa della madre e uccisero Autolita, la nuova regina. Furono però costretti a rinunciare alla successione al trono e a fuggire. Beoto si rifugiò con Arne nel palazzo del nonno Eolo, che gli affidò la parte meridionale del suo regno e la chiamò Arne, mentre i suoi abitanti portano il nome di Beoti. Eolo si recò nelle isole del mar Eolio, e vi fondò la città di Lipara.
Si racconta anche che Eolo, dopo la fuga da Metaponto, fu accolto nelle isole Eolie dal re Liparo, figlio d'Ausone, che gli diede in sposa la figlia Ciane e gli lasciò il potere. Eolo avrebbe secondato il desiderio del suocero, assicurandogli il dominio del territorio intorno a Sorrento, sul golfo di Napoli. Da Ciane, Eolo ebbe sei figli: Astioco, Suto, Androcle, Feremone, Iocastro e Agatimo.

EOLO: 3. Figlio di Ippote e re dell'isola vagante Eolia (forse le Eolie a nord della Sicilia), amato da Zeus che gli donò il controllo dei venti che conservava tutti insieme in una caverna sulla sua isola e poteva liberare come voleva o come gli dèi gli chiedevano di fare.
Prima di ricevere i favori di Zeus Eolo, che era esperto navigante, aveva inventato l'arte di veleggiare e aveva imparato a interpretare i segni del tempo. Zeus aveva imprigionato i venti nell'isola perché temeva che, se non fossero rimasti sotto controllo, potessero un giorno spazzar via la terra e il mare, ed Eolo, per volere di Era, si incaricò di custodirli. Era suo compito rimetterli in libertà a uno a uno, secondo il suo giudizio per desiderio di questo o di quel nume. Se doveva scatenare una tempesta, Eolo apriva un varco nella scogliera dell'isola con la punta della sua lancia e i venti si precipitavano disordinatamente all'aperto. Eolo era così abile e prudente che quando suonò l'ora della sua morte Zeus non permise che scendesse al Tartaro, ma lo pose a sedere su un trono nella Grotta dei Venti, dove egli ancora si trova. Era sostiene che Eolo avrebbe il diritto di partecipare ai banchetti degli dèi; ma gli altri olimpi (e specialmente Poseidone, che si dice padrone del mare e dell'aria che lo sovrasta e nega a chiunque il diritto di scatenare tempeste) lo considerano un intruso.
Eolo trascorreva una vita lieta con la sua sposa Ciane, figlia di Liparo, il primo re dell'isola, e con i sei figli e le sei figlie che si erano sposati tra di loro. ospitò regalmente per un mese intero Odisseo e l'ultimo giorno gli offrì un otre zeppo di venti, spiegandogli che fino a quando la bocca ne fosse rimasta chiusa e stretta da un filo d'argento, tutto sarebbbe andato bene. Quell'otre conteneva tutti i venti, all'infuori del dolce vento d'occidente, che avrebbe spinto direttamente la flotta attraverso lo Ionio fino a Itaca; ma Odisseo poteva liberare gli altri venti a uno a uno, se per una qualche ragione avesse voluto modificare la rotta. E già si poteva scorgere il funo che si alzava dai camini del palazzo di Odisseo in Itaca, allorché egli cadde addormentato, sopraffatto dalla stanchezza. I suoi uomini, che attendevano con ansia quel momento, aprirono l'otre dei venti, convinti che contenesse vino. E subito i venti tutti assieme sofffiarono galoppando verso la loro dimora e spingendo la nave; così Odisseo si ritrovò nell'isola Eolia. Con profonde scuse implorò l'aiuto di Eolo, ma gli fu risposto che desse di piglio ai remi; nemmeno un soffio del vento dell'ovest gli sarebbe stato concesso. "Non posso aiutare un uomo che è inviso agli dèi", gridò Eolo sbattendogli la porta in faccia.