MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera E

Eretteo, Ergino, Erice.

ERETTEO: leggendario re d'Atene spesso confuso con Erittonio, suo avo, viene solitamente chiamato figlio di Pandione re d'Atene e di Zeusippe. Aveva come fratello Bute e come sorelle Filomela e Procne, che furono trasformate in uccelli. Secondo Omero nacque direttamente dalla terra, Atena lo allevò e lo portò nel suo altare dove divenne un semidio e fu onorato con sacrifici.
Alla morte di Pandione, Eretteo e Bute si divisero l'eredità. Eretteo divenne re di Atene, mentre Bute aveva il sacerdozio delle due divinità protettrici della città, Atena e Poseidone.
Secondo la tradizione più diffusa, Eretteo era un uomo mortale. Sposò Prassitea, solitamente considerata una Naiade (ninfa dell'acqua), la quale gli diede come figli Cecrope, Pandoro, Metione e forse anche Tespio, Sicione, Eupalamo e Orneo. Le loro figlie si chiamavano Protogonia, Pandora, Procri (moglie di Cefalo), Orizia (sposò Borea), Ctonia (sposò suo zio Bute), Creusa (moglie di Suto) e Ozionia, la più giovane.
Durante il regno di Eretteo ad Atene, scoppiò un guerra con la vicina Eleusi, la cui popolazione era schierata con il re della Tracia Eumolpo, figlio di Poseidone e di Chione, a sua volta figlia di Borea e d'Orizia, e perciò pronipote di Eretteo.
Gli ateniesi erano gravemente minacciati ed Eretteo chiese a Delfi come doveva agire per salvare la città e gli venne detto di sacrificare la figlia più giovane, Ozionia, se voleva sperare nella vittoria. Ozionia si lasciò guidare all'altare del sacrificio dove le sue sorelle Protogonia e Pandora si uccisero, avendo un tempo fatto voto che se una di loro fosse morta di morte violenta, le altre sarebbero morte accanto a lei.
Nella battaglia che seguì, Ione, figlio di Suto, guidò gli Ateniesi alla vittoria ed Eretteo uccise Eumolpo che si era dato alla fuga. Poseidone invocò vendetta da suo fratello Zeus, che tosto uccise Eretteo scagliando una folgore; ma altri dicono che Poseidone lo colpì col tridente a Macrae, dove la terra si aprì per accoglierne il corpo.
Dopo il trattato di pace, gli Eleusini divennero sudditi degli Ateniesi, ma conservarono il diritto di celebrare i Misteri di Demetra. Suto, alleato di Eretteo venuto dalla Tessaglia, regnò ad Atene per qualche tempo e sposò Creusa. Quando gli venne richiesto di nominare il nuovo re d'Atene tra i figli di Eretteo, scelse Cecrope, il maggiore, e gli altri lo allontanarono da Atene. In ricordo del sacrificio delle tre figlie di Eretteo, ancor oggi si offrono loro libagioni senza vino.

ERGINO: 1. Figlio di Climeno e re dei Mini di Orcomeno, in Beozia. Mentre Climeno giaceva morente, colpito da un sasso (durante una festa di Poseidone a Onchesto) scagliato da un Tebano di nome Periere, auriga di Meneceo, chiese a Ergino la promessa di vendicarlo. Ergino radunò un esercito e marciò contro Tebe, a quel tempo governata da Creonte. Ergino ottenne la vittoria, disarmò i Tebani e tolse loro tutte le armature costringendoli a pagare un tributo annuale di cento capi di bestiame per venti anni.
Quando Eracle, all'età di diciotto anni, dopo aver ucciso il leone sul monte Citerone, incontrò gli araldi di Ergino che si recavano a Tebe a ricevere il tributo, tagliò loro le orecchie, i nasi e le mani, glieli appese intorno al collo e li rispedì al palazzo del loro padrone. Quando Ergino pretese che gli si consegnasse l'autore di così oltraggioso misfatto, re Creonte sarebbe stato disposto a obbedire, perché i Mini avevano disarmato i Tebani; né egli poteva sperare nell'amichevole intervento dei suoi vicini in una situazione tanto grave. Ma Eracle, armato da Atena e aiutato dai giovani Tebani, dette battaglia a Ergino. Per impedire lo spiegamento della cavalleria dei Mini, arma più temibile, pensò d'allagare la pianura. Poi tese un'imboscata e, in uno stretto valico, uccise Ergino e la maggior parte dei capitani. Questa vittoria, ottenuta con un pugno d'uomini, fu subito sfruttata da Eracle che calò su Orcomeno, ne abbattè le porte, saccheggiò il palazzo reale e obbligò i Mini a pagare a Tebe un doppio tributo, cioè duecento capi di bestiame all'anno. Sventuratamente Anfitrione, padre adottivo di Eracle, trovò la morte nella battaglia.
Secondo un'altra versione, Ergino sopravvisse alla sconfitta dei Mini e, per molti anni, si adoperò a ricostruire la perduta fortuna, ma vecchio e senza prole consultò l'oracolo di Delfi, il quale gli suggerì di applicare al suo vomere una nuova punta. Ergino obbedì e sposò una giovane donna, che gli generò Trofonio e Agamede, i famosi architetti.

ERGINO: 2. Un argonauta figlio di Poseidone, Dopo la morte di Tifi prese il timone dell'Argo. Aveva i capelli bianchi sebbene fosse giovane, e ciò gli valse, a Lemno, gli scherni delle donne dell'isola. Ma nei giochi che furono celebrati a Lemno, riportò la vittoria alla corsa.

ERICE: figlio dell'argonauta Bute e di Afrodite, re degli Elimi, in Sicilia. Egli era un ottimo pugile e lottatore e sfidò, a un combattimento in cinque riprese, Eracle che ritornava dopo aver ritrovato il toro che era fuggito dalla mandria di Gerione. Eracle accettò la sfida, alla condizione che Erice avrebbe messo in palio il suo regno contro il toro fuggito dalla mandria di Gerione. Eracle vinse le prime quattro riprese; infine sollevò Erice alto sulle braccia, lo scaraventò a terra e lo uccise, e così insegnò ai Siciliani che chi è nato da una dea non è sempre immortale. Eracle vinse dunque il regno di Erice e lo lasciò agli abitanti del luogo, perché ne godessero finché uno dei suoi discendenti non si presentasse per rivendicarlo.
Altri dicono che Erice (il luogo dove egli lottò con Eracle ancora si vede) aveva una figlia chiamata Psofide che generò a Eracle due figli: Echefrone e Promaco. Condotti sull'Erimanto, essi gli diedero il nuovo nome di Psofide in onore della madre, e colà innalzarono il tempio ad Afrodite Ericina, di cui oggi rimangono soltanto le rovine. I santuari eroici di Echefrone e Promaco hanno da lungo tempo perduto la loro importanza, e Psofide è di solito considerata figlia di Xanto, nipote di Arcade.