MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera E

Ermione, Ero, Erope.

ERMIONE: figlia di Menelao e di Elena. All'età di nove anni venne abbandonata dalla madre che si recò a Troia con Paride.
Secondo Omero, durante la guerra di Troia, Ermione fu promessa dal padre al figlio di Achille, Neottolemo, che la sposò dopo la distruzione della città e il ritorno in patria. Secondo una versione più tarda del mito, Ermione sarebbe stata fidanzata a Oreste prima dell'inizio della guerra troiana, ma poi Menelao sotto le mura di Troia l'avrebbe promessa a Neottolemo in premio del suo aiuto nella guerra.
Al ritorno in patria, Neottolemo si recò a Sparta per chiedere la mano di Ermione, promessagli da Menelao a Troia, ma che il nonno Tindaro aveva invece maritata a Oreste, figlio di Agamennone. Poiché Oreste in quel periodo era inseguito dalle Erinni e colpito dalla divina maledizione, a Neottolemo pareva più che giusto che Ermione divenisse sua moglie. Nonostante le proteste di Oreste, gli Spartani accolsero la sua richiesta e il matrimonio ebbe luogo a Sparta.
Ma Ermione si rivelò sterile; Neottolemo allora si recò a Delfi a consultare l'oracolo e a chiedergli il motivo della sterilità del suo matrimonio. Gli fu ordinato di offrire vittime propiziatorie al dio e, mentre così faceva si imbattè in Oreste ai piedi dell'altare. Oreste l'avrebbe ucciso all'istante se Apollo non fosse intervenuto, ben sapendo che Neottolemo doveva morire quel medesimo giorno, ma per mano di un'altra persona. Ora, per antica usanza, le carni delle vittime sacrificate a Delfi venivano consumate dai sacerdoti del tempio; Neottolemo che non conosceva questo particolare, non potè tollerare di vedersi portare via di sotto agli occhi quei bei quarti di bue grasso e tentò di impedirlo con la forza. Al che un certo Macherio lo uccise con il suo coltello sacrificale.
Ermione generò ad Oreste un figlio, Tisameno. Morto Oreste, Ermione avrebbe sposato Diomede, col quale avrebbe ottenuta dagli dèi l'immortalità.

ERO: sacerdotessa di Afrodite a Sesto, innamorata di Leandro, un giovane di Abido sull'altra sponda dell'Ellesponto.
I due giovani s'incontrarono e si innamorarono, ma Ero, al servizio della dea, non era libera di sposarsi e, per mantenere segreta la loro relazione, decisero d'incontrarsi ogni notte. Leandro andava a visitarla attraversando a nuoto l'Ellesponto sotto la guida di una fiaccola che la fanciulla teneva accesa in cima alla torre dove viveva, e ritornava a casa al mattino. Una notte, durante l'inverno, il vento spense la fiaccola e Leandro, spinto dai flutti contro gli scogli, annegò. Il mattino successivo la ragazza vide il corpo dell'amato sulla spiaggia e, sconvolta dal dolore, si gettò dall'alto della torre.
La storia viene narrata dal poeta greco Museo, vissuto probabilmente nella seconda metà del secolo V d.C.

EROPE: 1. Catreo, il figlio maggiore di Minosse, ebbe tre figlie: Erope, Climene e Apemosine, e un figlio, Altemene. Quando un oracolo predisse che Catreo sarebbe stato ucciso da uno dei propri figli, Altemene e Apemosine lasciarono Creta, nella speranza di sfuggire alla meledizione. Frattanto Catreo, che non si fidava delle sue due altre figlie Erope e Climene, le scacciò da Creta, di cui era divenuto re. Erope, dopo essere stata sedotta da Tieste il Pelopide, sposò Plistene, che la rese madre di Agamennone e Menelao. Secondo un'altra tradizione, Erope fu sorpresa un giorno da Catreo mentre accoglieva un suo amante nel palazzo; stava per essere gettata in mare allorché Catreo, dietro preghiera di Nauplio, la vendette come schiava a Nauplio stesso, assieme alla sorella Climene, che egli sospettava tramasse contro la sua vita. Impose tuttavia come condizione che né l'una né l'altra tornassero mai più in Creta.
Frattanto Atreo, rimasto vedovo, sposò Erope dalla quale ebbe Agamennone, Menelao e Anassibia. Durante il matrimonio con Atreo, Erope concepì per il cognato Tieste un'insana passione. Tieste acconsentì a divenire l'amante della giovane sposa di Atreo, a patto che essa gli consegnasse l'agnello dal vello d'oro. Erope gli dette di nascosto l'agnello e Tieste, orgogliosamente, potè guidare i magistrati alla propria dimora dove mostrò loro l'agnello, ne rivendicò la legittima proprietà e fu eletto re di Micene. Malgrado ciò, Atreo riuscì a conservare la corona, per l'intervento di Zeus che inviò Ermete da Atreo per consigliargli di pattuire con Tieste che il vero re sarebbe stato designato da un altro prodigio: se il sole avesse invertito il suo corso, Atreo avrebbe regnato su Micene, atrimenti Tieste sarebbe rimasto in possesso del potere. Tieste acconsentì ad abdicare se un simile prodigio si fosse verificato. Al che Zeus, con l'aiuto di Eris, sovvertì le leggi della natura e, subito, il sole tramontò ad est. Così Atreo, oggetto evidente del favore divino, regnò definitivamente sulla città. L'avida frode di Tieste venne smascherata ed egli fu bandito dalla città. E Atreo, avendo conosciuto l'intrigo di Erope con Tieste, la punì gettandola in mare.

EROPE: 2. figlia di Cefeo, re di Tegea in Arcadia. Eracle pregò Cefeo di unirsi a lui con i suoi venti figli nella spedizione contro Sparta. Dapprima Cefeo rifiutò: non si azzardava infatti a lasciare Tegea senza difesa. Ma Eracle, cui Atena aveva donato una ciocca dei capelli della Gorgone in un'urna di bronzo, la offrì alla figlia di Vefeo, Erope: se la città fosse stata attaccata, le disse, essa doveva esporre per tre volte sulle mura quella ciocca, voltando le spalle al nemico che subito si sarebbe dato alla fuga. Gli eventi dimostrarono, tuttavia, che Erope non aveva bisogno di quel talismano.