MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera E

Eurisace, Euristeo, Eurito.

EURISACE: figlio di Aiace Telamonio e di Tecmessa, fu affidato dal padre prima di uccidersi al fratellastro Teucro. Cresciuto, Eurisace riportò sul trono di Salamina il nonno Telamone. Questi accusò Teucro di fraticidio colposo, poiché non aveva appoggiato la richiesta di Aiace durante la disputa per le armi di Achille, e lo bandì dalla città. Eurisage successe al nonno; Teucro cercò di ritornare allorché apprese la morte di Telamone, ma Eurisace lo respinse. Poi, col fratello Fileo, consegnò l'isola di Salamina agli Ateniesi, ricevendone in cambio il diritto di cittadinanza in Atene e un culto eroico, come testimonia il santuario a lui dedicato ad Atene.
Secondo altre versioni, Fileo non è fratello ma figlio di Eurisace, e fu lui a consegnare Salamina ad Atene.

EURISTEO: figlio di Stenelo e di Nicippe figlia di Pelope, nipote di Perseo. Per volontà di Era divenne re di Micene, infatti quando Eracle stava ormai per nascere, Zeus aveva annunciato di fronte a tutti gli dèi che il bambino della stirpe di Perseo che stava per nascere in quel momento avrebbe regnato su Micene. Era, per gelosia e per il risentimento verso la prova vivente dell'ennesimo tradimento, convinse Ilizia, la dea dei parti, a ritardare la nascita di Eracle e ad affrettare quella di Euristeo, per quanto ancora settimino. Euristeo nacque per primo e beneficiò della promessa fatta da Zeus: regnare su Micene.
Dunque Euristeo divenne l'erede dell'Argolide, e quando Eracle, al ritorno dalla spedizione contro i Mini d'Orcomeno, in un accesso di pazzia uccise i propri figli, l'oracolo di Delfi gli ordinò di recarsi a Tirinto e di mettersi al servizio di Euristeo. Questi gli impose allora di compiere le "fatiche" che dovevano fare la gloria dell'eroe e meritargli l'apoteosi. Geloso del potere e della forza di Eracle e dei suoi diritti al trono dell'Argolide, Euristeo gli impose una serie di fatiche così dure che soltanto un vero figlio e protetto di Zeus avrebbe potuto compiere. Euristeo si mostrò anche d'animo codardo e quando Eracle gli portò la pelle del leone Nemeo, stupito e terrorizzato, gli ordinò di non mettere mai più piede in città. In futuro avrebbe dovuto deporre i frutti delle sue fatiche dinanzi alle porte. Frattanto ordinò ai suoi fabbri di forgiargli un'urna di bronzo, che seppellì sottoterra. E da quel giorno, ogni qual volta veniva annunciato l'arrivo di Eracle, egli si rifugiava in quell'urna e trasmetteva i suoi ordini per mezzo di un araldo, un figlio di Pelope chiamato Copreo, che Euristeo aveva purificato dall'omicidio di Ifito.
Quando Eracle ebbe portato a termine le fatiche, Euristeo offrì un sacrificio al quale invitò l'eroe. Ma dato che i figli d'Euristeo offrivano a Eracle una parte di carne più piccola di quella offerta agli altri, Eracle si credette insultato e ne uccise tre.
Nella tragedia di Euripide Gli Eraclidi, Euristeo viene descritto come un uomo crudele anziché codardo. Dopo l'ascesa di Eracle all'Olimpo, Euristeo continuò a perseguitarlo colpendo i suoi figli. Decise di cacciarli tutti dalla Grecia, prima che potessero giungere all'età virile e deporlo dal trono. Mandò dunque un messaggero a Ceice, re di Trachis, chiedendogli l'estradizione non soltanto degli Eraclidi, ma anche di Iolao, dell'intera casa di Licinnio e degli alleati arcadi di Eracle. Essi lasciarono in massa Trachine e si recarono nella maggior parte delle grandi città greche come supplici, chiedendo ospitalità. Soltanto gli Ateniesi, guidati da Teseo, osarono sfidare Euristeo. Teseo installò gli Eraclidi e i loro compagni a Tricorito, una città della tetrapoli attica, e si rifiutò di consegnarli a Euristeo: questa fu la causa della prima guerra tra Atene e il Peloponneso. Infatti, quando tutti gli Eraclidi giunsero all'età virile, Euristeo radunò un esercito e marciò contro Atene. Iolao, Teseo (ma alcuni sostengono che a Teseo era ormai succeduto il figlio Demofoonte) e Illo ricevettero l'incarico di comandare le forze riunite degli Ateniesi e degli Eraclidi. Gli Ateniesi sconfissero Euristeo in una furibonda battaglia e uccisero i suoi cinque figli, Alessandro, Ifimedonte, Euribio, Mentore e Perimede, oltre a molti dei suoi alleati. Euristeo fuggì sul suo cocchio, inseguito da Illo che lo raggiunse presso le rocce Scironie e gli mozzò il capo, dal quale poi Alcmena strappò gli occhi con un ago da telaio. Altri dicono che Euristeo fu catturato da Iolao presso le rocce Scironie e condotto da Alcmena, che ne ordinò l'esecuzione.

EURITO: 1. Uno dei Giganti che presero parte alla lotta contro gli Dèi. Fu ferito da Dioniso con un colpo di tirso e finito da Eracle. Infatti, ogni qual volta un dio ferisce un Gigante (come in questo caso) è sempre Eracle che deve vibrare il colpo mortale. E questo perché, secondo quanto aveva profetizzato Era, i Giganti non sarebbero mai stati uccisi da un dio, ma soltanto da un mortale che vestiva pelle di leone e che anche costui non sarebbe riuscito nell'intento se non avesse trovato, prima dei Giganti stessi, una certa erba che rendeva invulnerabili e cresceva in un luogo segreto sulla terra. Zeus si consigliò subito con Atena e la mandò a informare Eracle (il mortale vestito di pelle di leone cui Era voleva chiaramente alludere) di come stavano le cose; poi, alla debole luce delle stelle, vagò in una regione indicatagli da Atena, trovò l'erba magica e la portò in cielo.

EURITO: 2. Figlio di Melaneo e di Stratonice. Aveva ereditato dal padre, celebre arciere, capacità nel tiro dell'arco ed era stato il maestro di Eracle, al quale aveva insegnato a servirsi d'un arco. E proprio l'arco d'Eurito, ereditato dal figlio Ifito, era stato dato da questi a Odisseo come dono d'ospitalità, mentre Odisseo dava ad Ifito una lancia e una spada. Con quest'arco Odisseo uccise i pretendenti.
Eurito aveva proposto un concorso: offriva la propria figlia Iole in isposa all'arciere che fosse stato capace di superare nella gara lui stesso e i suoi quattro figli. Eurito aveva ricevuto in dono un bellissimo arco da Apollo, e il dio gli aveva insegnato pure ad usarlo; infatti egli si vantava di superare il maestro. Eracle accettò la sfida e vinse la gara senza difficoltà. Eurito ne fu assai amareggiato, e quando seppe che Eracle aveva ripudiato Megara dopo averne ucciso i figli, rifiutò di concedergli Iole in isposa. Eracle giurò di vendicarsi in seguito.
Tre dei figli di Eurito, e cioè Dideone, Clizio e Tosseo, avevano appoggiato il padre nelle sue disoneste pretese. Il maggiore, Ifito, invece dichiarò che secondo giustizia Iole avrebbe dovuto essere data in isposa a Eracle; e quando, poco tempo dopo, dodici giumente e dodici vigorose mule sparirono dall'Eubea, rifiutò di credere che Eracle fosse l'autore del furto. Gli animali, in verità, erano stati rubati da Autolico, ladro ben noto, che per opera di magia ne alterò le fattezze e li vendette all'ignaro Eracle come se fossero di sua proprietà. Ifito seguì le tracce delle giumente e delle mule e si accorse che si dirigevano verso Tirinto; ciò gli fece sospettare che Eracle, dopo tutto, avesse voluto davvero vendicarsi dell'insulto di Eurito. Eracle comprese che lo si sospettava di furto e ciò urtò il suo cuore sensibile. Al termine di un sontuoso banchetto, egli condusse Ifito sulla torre più alta di Tirinto e lo gettò giù verso la sua morte.
In segno di espiazione per questo delitto, Eracle fu venduto come schiavo da Ermete e acquistato da Onfale, regina di Lidia. Ma Eurito rifiutò di accettare il prezzo che Eracle era disposto a pagargli in cambio della morte del figlio, dicendo che soltanto il sangue poteva pagare il sangue; e ciò che accadde del denaro soltanto Ermete lo sa. Più tardi, terminato il periodo di schiavitù, Eracle intraprese una spedizione contro Ecalia. Conquistò la città, uccise Eurito con i figli e fece prigioniera Iole. Piuttosto che cedere a Eracle, Iole preferì vedere uccisa sotto i suoi occhi tutta la sua famiglia, e poi si gettò giù dalle mura; tuttavia sopravvisse, perché la sua gonna si allargò al soffio del vento e attutì la caduta. Eracle la mandò allora, con altre donne di Ecalia, da Deianira a Trachine.

EURITO: 3. Figlio di Ermete e d'Antianira, fratello gemello d'Echione, figura tra gli Argonauti.