MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera F

Fenice, Fetonte, Fillide.

FENICE: 1. Figlio di Agenore e di Telefassa. Con i fratelli fu inviato dal padre alla ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus, con l'ordine severissimo di non tornare senza di lei. Fenice andò ad Occidente, verso la Libia, fino al luogo dove sorge ora Cartagine; e colà diede il suo nome ai Punici; ma dopo la morte di Agenore ritornò a Canaan , che da allora fu chiamata Fenicia in suo onore, e divenne padre di Adone e di Alfesibea.

FENICE: 2. Figlio di Amintore, re d'Eleone, in Beozia. Il nome della madre varia secondo gli autori: ora si chiama Cleobule, ora Ippodamia o Alcimede.
Fenice, istigato dalla madre per gelosia della concubina del marito, chiamata Ftia o Clizia, commise adulterio con la donna di suo padre; questi lo fece accecare e al tempo stesso lo maledisse perché non potesse avere mai figli. Secondo un'altra versione, Fenice fu accecato da suo padre, perché la sua concubina l'aveva accusato falsamente di un tentativo di seduzione.
Fenice lasciò il paese e si rifugiò nella città di Ftia, dove Peleo non soltanto indusse Chirone a ridonargli la vista, ma lo elesse re dei vicini Dolopi. Fenice allora si offrì di custodire il giovane Achille che gli si affezionò profondamente. Dopo aver preso parte alla caccia al cinghiale Calidonio, Peleo gli chiese di insegnare ad Achille l'uso delle armi. Più tardi Fenice accompagnò Odisseo a Sciro per convincere Achille a recarsi a Troia ed egli stesso, benché ormai vecchio, prese parte alla guerra come suo luogotenente. Quando Achille per l'offesa di Agamennone si allontanò dal campo di battaglia, Fenice continuò a combattere e si unì poi all'ambasciata che si recò ad offrire ad Achille completa soddisfazione e le scuse di Agamennone. Il suo rifiuto lo addolorò profondamente. Rimase vicino a lui, nella sua tenda, allorché Achille venne informato della morte di Patroclo.
Dopo la morte di Achille, i Greci seppero dall'indovino Eleno che Troia non avrebbe mai potuto essere conquistata se Neottolemo, figlio di Achille, non fosse andato a combattere in mezzo a loro. Un'altra condizione era il possesso dell'arco e delle frecce d'Eracle, lasciati in custodia a Filottete. Inviarono dunque Odisseo, Fenice e Diomede a cercare Neottolemo a Sciro, con l'incarico di riportarlo a Troia. Fenice Si recò poi a Lemno con Odisseo e Neottolemo per convincere Filottete a tornare a Troia con le armi di Eracle.
Quando la guerra finì, Fenice intraprese il viaggio di ritorno con Neottolemo, ma prima di arrivare in Grecia morì.

FETONTE: figlio di Elio e dell'oceanina Climene. Fu allevato dalla madre senza ch'egli sapesse chi fosse suo padre. Divenuto adolescente, l'amico Epafo mise in dubbio la paternità che dichiarava; Climene allora lo inviò alla dimora di Elio. Dopo un lungo viaggio il giovane raggiunse infine il palazzo del padre, ed Elio, per provargli il suo affetto paterno, offrì d'esaudirgli un desiderio. Fetonte domandò di poter guidare il cocchio solare in cielo per un giorno. Invano Elio cercò di convincere il figlio a desistere dalla richiesta; ma, ancorché profondamente preoccupato, fu costretto ad accondiscendere dopo mille raccomandazioni.
Elio, dopo averlo istruito, gli consegnò il carro. Il giovane voleva dar prova della sua abilità alla sorelle e sua madre lo incoraggiò all'impresa. Ma poiché gli mancava la forza necessaria per controllare lo slancio dei bianchi cavalli che le sue sorelle avevano aggiogato al carro, si lasciò trascinare dapprima così alto nel cielo che tutti i mortali rabbrividivano per il freddo, e poi così vicino alla terra da inaridire i campi. Zeus, in un impeto di collera, lo annientò con la folgore e Fetonte precipitò nell'Eridano, fiume favoloso, generalmente identificato col Po. Le sue sorelle, le Eliadi, ne piansero la morte a lungo, sì che dagli dèi furono trasformate nei pioppi che svettano lungo le rive del fiume e le loro lacrime divennero ambra. Fetonte venne successivamente mutato nella costellazione dell'Auriga.

FILLIDE: 1. Principessa tracia, figlia di re Fileo, amava Acamante figlio di Teseo, che era partito per la guerra di Troia. Quando Troia cadde e la flotta ateniese fece ritorno, Fillide scendeva spesso alla spiaggia con la speranza di avvistare la nave di Acamante; ma egli era stato attardato da un'avaria e Fillide morì di dolore dopo nove giorni, in in luogo chiamato Enneodo ("le Nove Strade"). Fillide fu trasformata da Atena in un mandorlo e Acamante, arrivato il dì seguente, potè abbracciare soltanto il suo nudo tronco. Sotto le sue carezze i rami si coprirono di fiori anziché di foglie, e da quel giorno tale rimase la caratteristica dei mandorli. Ogni anno gli Ateniesi danzano in onore di Fillide e di Acamante.
Il racconto seguente parla di una seconda principessa tracia chiamata Fillide che si innamorò di Demofonte, fratello di Acamante. Codeste due principesse furono spesso confuse l'una con l'altra.

FILLIDE: 2. Figlia di Licurgo. Demofonte, figlio di Teseo, durante il suo viaggio di ritorno da Troia approdò nella terra dei Traci Bisalti e colà Fillide, una principessa bisaltia, si innamorò di lui. Demofonte la sposò e divenne re. Quando fu stanco di vivere in Tracia e decise di riprendere il viaggio, Fillide non potè fare nulla per trattenerlo. "Debbo recarmi ad Atene a riabbracciare mia madre", disse Demofonte. "Avresti dovuto pensarci prima di salire sul mio trono", rispose Fillide in lacrime. "La legge non permette che tu ti allontani per più di qualche mese". Demofonte giurò su tutti gli dèi dell'Olimpo che sarebbe tornato di lì a un anno, ma Fillide sapeva che era una menzogna. Lo accompagnò fino al porto di Enneodo e gli consegnò un cofanetto contenente un amuleto sacro della Madre Rea, che avrebbe dovuto aprire solo nel caso in cui avesse perso ogni speranza di tornare da lei.
Demofonte non aveva affatto intenzione di recarsi ad Atene; egli infatti dirottò a sudest verso Cipro, dove si stabilì. E quando l'anno fu trascorso, Fillide lo maledì in nome di Rea, bevve del veleno e morì. In quella stessa ora, Demofonte fu preso dalla curiosità di vedere che cosa mai contenesse il cofanetto e il magico amuleto (nessuno ne conosce la natura), lo aprì e fu preso da un folle panico. Egli inforcò il cavallo e si lanciò al galoppo, percuotendosi la testa col piatto della spada, finché inciampò e cadde. La spada si conficcò nel terreno con la punta rivolta all'insù e Demofonte ne fu trafitto mentre precipitava.
Dalle Heroides di Ovidio riportiamo un brano della lettera che il poeta latino immagina abbia scritto Fillide e Demofonte:
...Ho deciso di riscattare il mio pudore giovanile, con una morte opportuna.
Indugerò ben poco nella scelta della morte.
Tu sarai indicato sulla mia tomba come l'odioso responsabile e sarai ricordato per questo
epitaffio o per uno simile: "Demofoonte causò la morte di Fillide, lui, suo ospite, fece morire lei
che lo amava; egli fornì la causa della morte, lei la mano."