MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera F

Fineo, Flegia.

FINEO: 1. Re veggente di Salmidesso, nella Tracia. Secondo una leggenda, egli venne condannato, per avere svelato i progetti degli dèi, alla cecità e alla persecuzione delle Arpie che a ogni pasto gli strappavano il cibo e insozzavano la tavola con i loro escrementi.
Quando gli Argonauti approdarono a Salmidesso, Giasone chiese a Fineo come avrebbe potuto impossessarsi del Vello d'Oro. Il re accettò di informarlo, ma desiderò essere prima liberato dalle Arpie. I servi di Fineo frattanto preparavano un banchetto per gli Argonauti e subito le Arpie piombarono sulle tavole. Calaide e Zete, gli alati figli di Borea, si levarono con la spada in mano e inseguirono le Arpie nell'aria facendole fuggire lontano, al di là del mare. Alcuni dicono che essi raggiunsero le Arpie alle isole Strofadi, ma risparmiarono le loro vite quando i mostri implorarono pietà; infatti Iride, messaggera di Era, intervenne e promise che le Arpie sarebbero ritornate alla loro caverna del Ditte in Creta e mai più avrebbero molestato Fineo. Questi spiegò a Giasone come navigare sul Bosforo, e gli predisse esattamente quali venti, quale ospitalità e quale sorte avrebbero atteso lungo la rotta per la Colchide. Infine aggiunse di raccomandarsi ad Afrodite una volta giunto in Colchide.
Un'altra leggenda, indipendente dalla precedente, ma con tratti analoghi, narra che Fineo aveva sposato dapprima Cleopatra, sorella di Calaide e di Zete, dalla quale ebbe due figli, che la tradizione chiama Plessippo e Pandione. Poi aveva ripudiato Cleopatra e sposato Idea, figlia di Dardano. Idea era gelosa dei due figli di Cleopatra e li accusò di aver tentato di violentarla. Fineo, sulla sua parola, li accecò. Oppure fu la stessa Idea a cavar loro gli occhi e a farli rinchiudere in una orribile prigione. Calaide e Zete tuttavia, scoperto l'inganno, liberarono i loro nipoti dal carcere dove erano stati gettati dalle guardie scite, e si vendicarono di Fineo accecandolo.
Alcuni dicono che Fineo fu accecato dagli dèi dopo la visita degli Argonauti, perché diede loro profetici consigli.

FINEO: 2. Zio e promesso sposo di Andromeda, pietrificato dalla vista della testa di Medusa mostratagli da Perseo.
Cassiopea madre di Andromeda si era un giorno vantata dicendo che la sua bellezza e la bellezza di sua figlia superavano quella delle Nereidi, e le Nereidi si lamentarono di quell'insulto e chiesero a Poseidone di vendicare il loro amor proprio. Il dio scatenò contro la Filistea la furia delle acque e di un mostro marino. Per placare la collera divina, Andromeda dovette essere destinata come vittima espiatoria e consegnata al mostro. La giovane fu incatenata nuda a uno scoglio presso il mare e Perseo, di ritorno dalla sua spedizione contro Gorgone, la vide, se ne innamorò e promise a Cefeo di liberare sua figlia se avesse acconsentito a dargliela in moglie. Cefeo acconsentì. Perseo uccise il mostro e sposò Andromeda. Ma la festa nuziale fu interrotta bruscamente allorché Fineo, un fratello di Cefeo, che era stato fidanzato alla giovane, sua nipote, fece irruzione nella sala alla testa di un gruppo di armati, reclamando Andromeda come sua sposa. Nella battaglia che seguì Perseo abbattè molti dei suoi avversari, ma fu costretto a strappare la testa della Gorgone dalla sacca e a tramutare in pietra i guerrieri che ancora erano rimasti in vita.

FLEGIA: figlio di Ares e di Dotide, o di Ares e di Crise, era considerato capostipite mitico dei Flegei, popolo tessalico, o secondo un'altra tradizione eponimo di Flegia, località presso Orcomeno. Fu padre di Issione e avo di Piritoo: ebbe anche una figlia, Coronide, che Apollo sedusse e rese madre di Asclepio. Ma Coronide da lungo tempo nutriva una segreta passione per Ischi, l'arcade figlio di Elato, e lo accolse nel suo letto, benché fosse già incinta di Apollo. Quando il dio divinò l'infedeltà dell'amante si lamentò con la sorella Artemide dell'offesa ricevuta, e Artemide lo vendicò scagliando contro Coronide un'intera faretra di frecce. Ermete liberò subito dal ventre di Coronide un bimbo ancora in vita. Apollo lo chiamò Asclepio e lo affidò alle cure del Centauro Chirone.
Gli abitanti di Epidauro narrano una storia ben diversa. Essi dicono che il padre di Coronide, Flegia, che viveva di scorrerie, venne a Epidauro per raccogliere in segreto informazioni sulla ricchezza del paese e la forza dell'esercito; lo accompagnava sua figlia Coronide che, all'insaputa del padre, era incinta di Apollo. Nel santuario di Apollo a Epidauro, assistita da Artemide e dalle Moire, Coronide diede alla luce un bimbo che subito espose sul monte Tizione, ora famoso per le virtù medicinali delle sue piante. Colà Arestanate, un pastore di capre, andò in cerca di una capra che si era staccata dal gregge e la trovò intenta ad allattare un piccino. Egli stava per prendere il piccolo tra le braccia, allorché fu immobilizzato da una luce abbagliante. Per non interferire in un divino mistero, piamente egli si ritrasse e abbandonò Asclepio alle cure del padre suo Apollo.
Flegia, per vendicarsi dell'oltraggio fattogli da Apollo, il quale gli aveva ucciso la figlia dopo l'infedeltà di quest'ultima, condusse i Flegei a incendiare il tempio di Delfi.
La sua pena negl' Inferi, secondo la tradizione, era simile a quella di Tantalo; ma in Virgilio (Eneide, VI, 618) essa è soltanto morale e consiste nel predicare in eterno la massima contraria alle azioni sue e dei suoi discendenti. Dante (Inferno, VIII, 19, 24) lo fa traghettatore delle anime sulla palude Stige.