MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera G

Giacintidi, Giacinto, Giano, Giapeto.

GIACINTIDI: Nell'antica Atene era l'offerta di fanciulle in sacrificio agli déi per liberare la città dalla peste, dalla carestia (durante la guerra contro Minosse) e per salvare Atene dall'attacco di Eleusi.
Al riguardo esistono due tradizioni. Secondo la prima, durante la guerra condotta da Minosse contro l'Attica, una peste e una carestia sconvolsero il paese. Conformemente a un antico oracolo, gli Ateniesi sacrificarono le figlie del lacedemone Giacinto, che si era stabilito ad Atene, ed erano quattro: Anteide, Egleide, Litea e Ortea. Ma il loro sacrificio non produsse alcun risultato e gli Ateniesi consultarono di nuovo l'oracolo delfico, e fu loro detto che dovevano dare a Minosse la soddisfazione che egli avesse chiesta; e Minosse volle che ogni anno (altri dicono ogni tre anni, oppure ogni nove anni) gli fosse pagato un tributo di sette giovani e sette ragazze, che dovevano giungere a Creta per essere dati in pasto al figlio mostruoso di Pasifae, il Minotauro. Teseo libererà l'Attica da questo tributo.
La seconda versione identificava le Giacintidi con le figlie di Eretteo, offerte come vittime espiatorie nella guerra tra Atene ed Eleusi. Allorché l'esercito degli Eleusini, guidato da Eumolpo, figlio di Poseidone, si avvicinava ad Atene, un oracolo consigliò a Eretteo di sacrificare la figlia più giovane, Ozionia, se voleva sperare nella vittoria. Ozionia si lasciò guidare all'altare del sacrificio dove le sue sorelle Protogenia e Pandora si uccisero, avendo un tempo fatto voto che se una di loro fosse morta di morte violenta, le altre sarebbero morte accanto a lei. Vennero chiamate Giacintidi poiché il sacrificio si era svolto su una collina chiamata Giacinto.
In ricordo del sacrificio delle tre figlie di Eretteo, ancor oggi si offrono loro libagioni senza vino.

GIACINTO: divinità preellenica venerata ad Amicle; in età storica il suo culto era subordinato a quello di Apollo. La tradizione lo presenta come un giovane principe spartano di straordinaria bellezza, figlio di Amicla e di Diomeda, o della Musa Clio e di Piero, oppure figlio di Ebalo. Di lui si innamorarono non soltanto Tamiri (il primo uomo che concupì un individuo del suo sesso), figlio di Filammone e della ninfa Argiope, ma anche Apollo, il primo dio che fece altrettanto. Per Apollo, Tamiri non fu un rivale pericoloso; saputo infatti che egli si vantava di superare le Muse nel canto, Apollo riferì tali parole alle Muse stesse, che subito privarono Tamiri della vista, della voce e della memoria. Ma anche Zefiro si era invaghito di Giacinto e divenne pazzamente geloso di Apollo. Questi stava un giorno insegnando al giovane come si lancia un disco, quando Zefiro lo fece deviare, oppure il disco urtò una roccia e rimbalzò in modo tale che andò a colpire Giacinto alla testa e lo uccise sul colpo. Dal suo sangue nacque il fiore del giacinto, i cui petali portano i segni del grido lamentoso del dio (AI) e dell'iniziale del nome del giovane ucciso (Y).
In onore di Giacinto ogni anno gli Spartani celebravano le Iacinzie, feste che duravano tre giorni nel mese di ecatombeone (luglio), e simbolizzavano la morte e la resurrezione della natura. Nel terzo giorno, secondo Pausania, si offriva ad Apollo un chitone che le donne spartane tessevano ogni anno.
Il lacedemone Giacinto, padre delle Giacintidi, di cui parla Apollodoro, non va identificato con il giovane amato da Apollo.

GIANO: dio romano raffigurato in arte con due volti (che guardano in direzioni opposte) o a volte con quattro. Compare raramente nel mito. Ovidio narra la storia della ninfa Carna, la quale ingannava i suoi spasimanti inducendoli a entrare in una caverna con la promessa di raggiungerli poco dopo e di giacere con loro: fuggiva invece rapidamente. Quando tentò questo trucco con Giano, fu scoperta perché la vide con l'altro volto; costretta a concedergli i suoi favori ebbe in cambio da lui il dono di allontanare tutti gli incubi della notte, potere che si trovò ad usare per salvare il figlio Proca, più tardi re di Alba Longa. Quando Tarpea tradì i Romani durante la guerra contro i Sabini, Giano fermò il nemico allagando il passaggio con un caldo getto solforoso. Secondo alcuni fu anche uno dei primi re del Lazio, il quale diede asilo a Saturno (Crono) quando Zeus lo scacciò da Creta. Aveva una moglie, Camise, e un figlio, Tiberino, il quale annegato in un fiume, gli diede il suo nome.

GIAPETO: figlio di Urano e di Gea, era uno dei Titani, e da Climene, una delle figlie d'Oceano e di Teti, generò quattro figli: Prometeo, Epimeteo, Atlante e Menezio. È figura di scarso rilievo nella mitologia greca, nella quale è anche fatto sposo di Asia, un'altra delle figlie d'Oceano, o di Asopide, figlia di Asopo, oppure di Libia. In punizione per aver preso parte alla rivolta contro Zeus, Giapeto fu gettato nel Tartaro insieme agli altri Titani.