MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Icario, Icaro.

ICARIO: 1. un contadino attico, padre di Erigone, che accolse Dioniso in Attica. In cambio il dio insegnò a Icario l'arte della coltivazione della vite e della fermentazione del vino in botti. Icario offrì una giara del suo prodotto a un gruppo di pastori nei boschi di Maratona presso il monte Pentelico, e codesti pastori, bevutane una quantità smodata, divennero tanto ubriachi da vedere tutto doppio. I pastori si credettero vittime di un avvelenamento e uccisero Icario. La cagnetta Mera, che aveva seguito il padrone, osservò i pastori mentre seppellivano il corpo sotto un pino e in seguito guidò la figlia di Icario, Erigone, fino alla tomba, tirandola per un lembo della veste e scavando il terreno con le zampe. Disperata, Erigone si impiccò ai rami del pino pregando perché le figlie di Atene subissero il suo stesso destino finché Icario non fosse stato vendicato. Attratti dai latrati della cagna, arrivarono alcuni contadini che diedero sepoltura alla salma della ragazza mentre la povera cagnetta, accucciata sulla tomba di Erigone, si lasciò morire.
Secondo alcuni, gli assassini cercarono rifugio sull'isola di Ceo, dove ebbe inizio una grande pestilenza. Il re Aristeo consultò l'oracolo di Delfi e capì che la costellazione della Canicola aveva fatto scoppiare la pestiilanza tra gli isolani per vendicare la morte di Icario, i cui assassini si nascondevano appunto in Ceo. Aristeo convocò il popolo, innalzò un grande altare sulla montagna, offrì sacrifici a Zeus e al tempo stesso si propiziò le stelle dell'Orsa mettendo a morte gli assassini. Zeus, in segno di gratitudine, inviò i venti etesi per confortare la popolazione sofferente. Ad Atene Dioniso, irato per il trattamento che avevano ricevuto i suoi servi, provocò la pazzia nelle fanciulle e ben presto molte furono trovate impiccate ai rami dei pini. Gli ateniesi per porvi rimedio, consultarono l'oracolo che consigliò di punire i colpevoli delle morti di Icario e di Erigone e indire una festa in loro onore. Si istituì la festa della vendemmia, l'Aiora, durante la quale si versavano libagioni a Icario e a Erigone e le fanciulle si dondolavano su corde appese ai rami degli alberi, appoggiando i piedi su un'asticella: ecco come fu inventata l'altalena. Ai rami venivano pure appese delle maschere che giravano su se stesse al minimo soffio di vento.
L'immagine di Mera, la cagna, fu posta nel cielo e divenne la costellazione del Cane (Canicula); altri, tuttavia, identificano Icaro con Boote ed Erigone con la costellazione della Vergine.

ICARIO: 2. figlio di Ebalo, re di Sparta, e della naiade Batia (secondo alcuni figlio di Periere e Gorgofone). Fu coinvolto nell'espulsione del fratello Tindaro da Sparta, voluta dal fratellastro Ippocoonte, anche se non è chiaro quale ruolo ebbe esattamente nella disputa. Più tardi Tindaro riconquistò il trono di Sparta grazie a Eracle che fece guerra a Ippocoonte e ai suoi figli e li uccise. Icario si stabilì in Acarnania, dove sposò Policasta, figlia di Ligeo, e da lei ebbe tre figli: una figlia, Penelope, e due figli, Alizeo e Leucadio. Secondo un'altra tradizione, Icario ritornò a Sparta col fratello Tindaro e sposò una naiade (ninfa delle sorgenti e delle fonti), Peribea, la quale gli diede una figlia, Penelope, e cinque figli, Toante, Damasippo, Imeusimo, Alete e Perileo. Quando Odisseo ottenne in sposa Penelope, Icario la lasciò partire con grande riluttanza; cercò di convincere Odisseo a stabilirsi presso di lui, e si spinse fino a seguire il cocchio che conduceva gli sposi lontano, cercando di convincere la figlia a ritornare. Odisseo allora invitò Penelope a scegliere tra lui e il padre. Penelope non rispose, ma si coprì il volto con un velo, indicando così il suo rifiuto ad abbandonare il marito. Icario fece erigere sul luogo una statua a Aidos (il pudore).

ICARO: 1. Figlio di Dedalo e di Naucrate, schiava di Minosse, fu rinchiuso col padre nel Labirinto che Dedalo stesso aveva costruito. Sapendo che per vie normali la fuga dal labirinto era impossibile, Dedalo costruì allora un paio di ali per se stesso e un altro paio per Icaro. Dopo aver legato le ali alle spalle di Icaro, gli raccomandò di non volare troppo in alto, perché il sole farebbe sciogliere la cera; né troppo in basso, perché le piume potrebbero essere inumidite dagli spruzzi del mare. Infilò poi le braccia nelle proprie ali e si levò verso il cielo, seguito da Icaro. Volarono diretti verso nord-est battendo ritmicamente le ali; i contadini, i pescatori e i pastori che alzarono lo sguardo verso di loro li scambiarono per dèi. Quando si furono lasciate Nasso, Delo e Paro alla sinistra e Lebinto e Calimne alla destra, Icaro disobbedì agli ordini del padre e, preso dall'entusiasmo, cominciò a volare troppo alto, avvicinandosi al sole. La cera che teneva unite le piume si sciolse ed egli cadde nel mare. Dedalo, guardandosi alle spalle, non vide più suo figlio, ma soltanto delle piume sparse che galleggiavano sulle onde sotto di lui. Dedalo volò a lungo in quel luogo, girando in tondo, finché il cadavere emerse. Atterrò sull'isola ora chiamata Icaria, recuperò il corpo del figlio dal mare e gli diede onorata sepoltura.
Altri non credono a questa storia e dicono che Dedalo fuggì da Creta su una barca fornitagli da Pasifae e si diresse verso la Sicilia; mentre si accingeva a sbarcare su un'isoletta in compagnia del figlio, costui cadde in mare e annegò. Aggiungono che fu Eracle a seppellire Icaro; Dedalo, in segno di gratitudine, scolpì in suo onore una statua così somigliante che quando la vide, a Pisa, Eracle la scambiò per un rivale e la abbattè con una pietra. Altri ancora dicono che Dedalo inventò le vele e non le ali, per poter battere in velocità le navi di Minosse; e che Icaro, manovrando il timone con poca perizia, annegò quando la barca si capovolse.

ICARO: 2. Re di Caria, ebbe come concubina Teonoe, figlia di Testore e sorella di Calcante e di Leucippe.
Un giorno Teonoe stava passeggiando lungo la spiaggia nei pressi di Troia, allorché i pirati la rapirono e la vendettero al re di Caria, Icaro. Testore subito si lanciò all'inseguimento dei pirati, ma naufragò sulle coste carie e fu imprigionato da re Icaro. Molti anni dopo Leucippe, che era ancora in fasce quando questi tristi eventi si verificarono, andò a Delfi per avere notizie di suo padre e di sua sorella. La Pizia le consigliò di travestirsi da sacerdote di Apollo e di recarsi in Caria per cercarli, e Leucippe si rase il capo e giunse alla corte di re Icaro; ma Teonoe, che non la riconobbe sotto quel travestimento, si innamorò di lei e disse a una delle guardie di condurre quel giovane sacerdote nella sua camera. Leucippe, che a sua volta non aveva riconosciuto Teonoe e temeva di venire condannata a morte per impostura, la respinse; al che Teonoe, non potendo esigere dai servi di palazzo che uccidessero un sacerdote, poiché avrebbero così commesso sacrilegio, ordinò che l'incarico fosse affidato a prigionieri stranieri, e scelse la spada che si doveva usare per l'esecuzione.
La sorte cadde sul prigioniero Testore che entrò nella camera da letto dove Leucippe era stata rinchiusa, le mostrò la spada e con voce angosciata narrò la sua storia e disse che dopo aver perduto due sue figlie, Teonoe e Leucippe, non se la sentiva di commettere un delitto. Rivelò il suo nome e stava per affondare la lama della spada nel proprio petto allorché Leucippe lo fermò, si fece riconoscere e condusse il padre ad uccidere l'abominevole concubina di re Icaro. Varcando la soglia della camera della "regina", Leucippe gridò: "Preparati a morire per mano di mio padre, Testore figlio di Idmone!" Fu allora che Teonoe esclamò: "Padre, padre mio!" e quando tutti e tre ebbero versato lacrime di gioia e innalzato ringraziamenti ad Apollo, re Icaro generosamente li rimandò in patria, colmi di doni.