MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ida, Idmone.

IDA: figlio di Afareo re di Messene (o di Poseidone) e di Arene, fratello di Linceo. Nella tradizione i due fratelli erano noti come Afaretidi: Ida veniva considerato forte e violento; Linceo aveva ricevuto in dono la capacità di vedere chiaramente a grandi distanze e di vedere anche sotto terra. Ida sposò Marpessa, figlia di Eveno e nipote di Ares, che Apollo cercò di portargli via. Eveno istituì una corsa di cocchi a cui dovevavo partecipare tutti i pretendenti di Marpessa, e Ida chiese in prestito un cocchio alato al padre suo Poseidone. Prima che Apollo potesse intervenire, Ida si recò in Etolia e si portò via Marpessa strappandola a un gruppo di danzatrici. Eveno si lanciò all'inseguimento, ma non potè raggiungere Ida e si sentì così umiliato che si annegò nel fiume Licorma, chiamato Eveno da quel giorno. Quando Ida giunse a Messene, Apollo cercò di portargli via Marpessa e Ida lo sfidò a duello, ma Zeus intervenne nella contesa e lasciò a Marpessa la scelta fra i due contendenti. Essa preferì Ida poiché temeva che Apollo la abbandonasse non appena avesse cominciato a invecchiare, come già aveva fatto con parecchie amanti. Marpessa diede a Ida una figlia, Cleopatra, la quale sposò Meleagro figlio di Eneo. Per questo motivo Ida e Linceo fecero parte del gruppo dei cacciatori caledoni, essendo legati in parentela al re, per via del matrimonio di Cleopatra.
I due fratelli parteciparono anche alla spedizione degli Argonauti, a fianco di Giasone. Ida ebbe una parte speciale a due imprese nel corso del viaggio. Durante uno scalo presso i Mariandini, il veggente Idmone fu attaccato e ucciso da un cinghiale inferocito che stava in agguato sulle rive del fiume Lico, Ida accorse in aiuto del compagno e impalò l'animale sulla sua lancia. Poi stava per impadronirsi del trono di Misia, ma il re Teutra chiese aiuto a Telefo, figlio di Eracle, da poco giunto in Misia accompagnato da Partenopeo; Telefo sconfisse Ida in duello.
Ida fu insieme col fratello Linceo in lotta contro i Dioscuri, sia per il rapimento delle Leucippidi, sia per il possesso di buoi, che i Dioscuri volevano sottrarre agli Afaretidi. Ora, le figlie di Leucippo, le Leucippidi, e cioè Febe, una sacerdotessa di Atena, e Ilaria, una sacerdotessa di Artemide, furono promesse in ispose ai loro cugini Ida e Linceo; ma Castore e Polideuce le rapirono ed ebbero da esse dei figli: il che diede origine a un'aspra rivalità tra le due coppie di gemelli. L'altro episodio della lotta si ricollega alla razzia del bestiame in Arcadia. Un giorno, dopo la morte di Afareo, gli Afaretidi si rappacificarono temporaneamente con i Dioscuri e tutti e quattro unirono le loro forze per razziare del bestiame in Arcadia. L'impresa fu coronata da successo e a Ida toccò il compito di dividere in bottino. Egli distribuì a ciascuno un quarto di bue e stabilì che il primo che avesse divorato la sua parte avrebbe scelto le bestie migliori, e così via, in ordine decrescente di rapidità. Ida fu il primo a divorare la sua parte di bue e mangiò, ininterrottamente, quella del fratello e insieme spinsero il bestiame verso Messene; poi si recarono sul monte Taigeto per sacrificare a Poseidone. I Dioscuri, scontenti, attaccarono la Messenia, paese dei loro cugini, si impadronirono del bestiame conteso e di altri capi per sovrammercato, e si appiattarono nel cavo di una vecchia quercia per attendere il ritorno dei loro rivali. Linceo li aveva scorti dalla vetta del Taigeto e Ida, precipitatosi giù dalla montagna, scagliò la sua lancia contro l'albero e trafisse Castore. Polideuce uscì fuori dalla quercia per vendicare il fratello, e riuscì a uccidere Linceo con la sua lancia; ma Ida strappò dal sepolcro di Afareo la pietra tombale, gliela scagliò addosso e lo abbattè a terra privo di sensi. A questo punto Zeus intervenne in favore di suo figlio e colpì Ida con una folgore.
Igino invece racconta che Castore uccise Linceo e che Ida, stravolto dal dolore, interruppe la lotta per seppellirlo. Castore allora si avvicinò con fare insolente e distrusse il monumento eretto da Ida, dicendo che Linceo non ne era degno perché si era battuto come una donna. Ida si volse e affondò la spada nel ventre di Castore; ma Polideuce vendicò immediatamente il suo gemello.

IDMONE: uno degli Argonauti, figlio di Apollo e della ninfa Cirene. Partecipo alla spedizione degli Argonauti per la conquista del Vello d'oro, e come veggente era incaricato d'interpretare i presagi durante la navigazione. Le sue avventure con gli Argonauti sono variamente raccontati. Ora si dice che giunse a Colco; ora si racconta che, durante uno scalo presso i Mariandini, fu attaccato da un cinghiale inferocito che stava in agguato sulle rive del fiume Lico e che lo ferì affondandogli le zanne nella coscia. L'argonauta Ida, figlio di Afareo, accorse in suo aiuto e, quando il cinghiale li attacò di nuovo, lo impalò sulla sua lancia. Ma Idmone morì dissanguato, nonostante le cure prestategli e gli Argonauti lo piansero per tre giorni. Idmone aveva previsto la propria morte. Infatti, alla partenza della nave Argo, Idmone presagì che tutti sarebbero ritornati sani e salvi, fuorché lui stesso, destinato a perire durante il viaggio. Tuttavia non rinunciò a partecipare alla spedizione.