MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Idomeneo, Idra.

IDOMENEO: leggendario re cretese, figlio di Deucalione e nipote di Minosse, fratellastro di Molo.
Idomeneo aveva un tempo fatto parte della schiera dei pretendenti di Elena ed era famoso per la sua avvenenza. Legato dal comune giuramento, partecipò alla guerra di Troia con quaranta navi (secondo quanto riportato da Igino) e portò con sé come luogotenente Merione, figlio di Molo, uno dei bastardi di Minosse. Fu uno dei nove capi che si presentarono per combattere in singolar tenzone contro Ettore, allorché si pensò di poter regolare così la disputa fra Troiani e Achei. Durante la guerra si distinse come uno dei guerrieri migliori; le vittime da lui abbattute furono numerose. Si distinse soprattutto nella battaglia presso le navi. Durante i combattimenti attorno al corpo di Patroclo, ebbe l'intenzione di attaccare Ettore, ma fuggì allorché questi, avventandosi su di lui, uccise l'auriga di Merione, Cerano. Insieme al luogotenente Merione fu tra quelli che si nascosero nel ventre del cavallo di legno e fu tra i giudici incaricati di attribuire le armi di Achille.
Quando Nauplio ebbe la notizia dell'assassinio del figlio, Palamede, ritornò in Grecia e, per vendetta, cominciò col circonvenire ad una ad una le mogli degli eroi assenti e col procurar loro degli amanti. Aveva indotto all'adulterio anche Meda, moglie di Idomeneo. Essa si prese come amante Leuco, figlio di Talo, che era stato esposto alla nascita e che Idomeneo aveva allevato e al quale aveva affidato la casa in sua assenza. Ma Leuco un giorno trascinò Meda e la figlia di lei, Clisitera, fuori del palazzo e le uccise nel tempio dove si erano rifugiate. Leuco indusse poi dieci città a rompere il patto d'alleanza col sovrano legittimo e usurpò il trono.
Idomeneo, sulla via del ritorno in patria, fu colto da una tempesta e fece voto a Poseidone che, se fosse arrivato a casa sano e salvo, gli avrebbe sacrificato la prima persona che avesse incontrata. Secondo alcuni questa persona fu suo figlio, secondo altri una delle sue figlie. Idomeneo stava per compiere il sacrificio quando una pestilenza si abbattè sulla regione e interruppe la cerimonia. Leuco aveva ormai una buona scusa per bandire Idomeneo che emigrò nella penisola Salentina e colà visse i suoi ultimi anni.
Si racconta che Idomeneo fu scelto come arbitro in una gara di bellezza tra Medea e Teti. Egli decise in favore di Teti, e ciò fece adirare Medea. Ella dichiarò che "tutti i Cretesi sono bugiardi", e maledisse la stirpe d'Idomeneo, condannandola a non dire mai la verità.

IDRA: serpente o drago mostruoso, figlio di Echidna e Tifone: aveva molte teste (da tre a nove, secondo le varie leggende), che rinascevano duplicate appena tronche. Nacque sotto un platano presso la fonte Amimone. Visse poi nella vicina palude di Lerna, dove gli omicidi venivano a purificarsi. Ecco l'origine del proverbio: "Una Lerna per i malvagi".
Lerna sorge accanto al mare, a circa cinque miglia dalla città di Argo. Questo fertile e sacro distretto fu un tempo terrorizzato dall'Idra che aveva la sua tana sotto un platano, presso la sorgente del fiume Amimone e si aggirava nella palude Lernea di cui nessuno riuscì a misurare la profondità, e che divenne la tomba di molti incauti viandanti. L'Idra aveva un mostruoso corpo di cane e otto o nove teste serpentine, una di esse immortale; ma taluni parlano di cinquanta, altri di cento teste. A ogni modo, l'Idra era così velenosa che il suo solo respiro e persino il puzzo delle sue tracce potevano uccidere. La seconda Fatica che Euristeo impose ad Eracle fu di uccidere l'Idra di Lerna, che Era aveva addestrato per minacciare la vita dell'eroe.
Atena aveva ben meditato in quale modo Eracle potesse uccidere l'Idra, e quando egli giunse a Lerna, sul suo cocchio guidato dal nipote Iolao, gli indicò la tana del mostro. Dietro consiglio della dea, Eracle costrinse l'Idra a uscire dalla tana tempestandola di frecce infuocate, e poi l'assalì trattenendo il fiato. Il mostro si avvolse attorno ai suoi piedi, nel tentativo di farlo inciampare. Invano Eracle si accanì con la clava: non appena gli riusciva di spaccare una delle teste dell'Idra, subito ne rinascevano due o tre altre per sostituirla.
Un enorme granchio emerse allora dalla palude per aiutare l'Idra e si attaccò al piede di Eracle; schiacciando violentemente il guscio del granchio sotto il tallone, Eracle gridò per invocare il soccorso di Iolao. Iolao diede fuoco a un lembo di bosco e poi, per impedire che nuove teste rispuntassero sul corpo dell'Idra, ne cauterizzava la radice con rami infuocati.
Usando una spada o un falcetto, Eracle tagliò allora la testa immortale e la seppellì, ancor sibilante, sotto un pesante masso ai margini della strada che conduceva a Elea. Poi squartò la carcassa e immerse la punta delle sue frecce nella bile del mostro. Da quel giorno la minima scalfitura prodotta da tali frecce fu sempre fatale.
Per ricompensare il granchio dei suoi servigi, Era lo pose nella costellazione del Cancro che brilla in cielo vicino a quella dell'Idra. Euristeo dichiarò che quella Fatica non era stata compiuta a dovere, perché Iolao aveva aiutato Eracle con i suoi rami infuocati.