MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ifigenia, Ifimedia.

IFIGENIA: figlia di Agamennone e di Clitemnestra, sorella di Oreste, Elettra e Crisotemi. Benché taluni dicano che Ifigenia fosse la nipote di Clitemnestra, figlia di Teseo e di Elena, e che Clitemnestra l'adottasse, impietosita per la sua sorte. Quando la flotta greca si radunò per la seconda volta in Aulide, forti venti contrari le impedirono per parecchi giorni di salpare. Calcante profetizzò che i Greci non avrebbero mai potuto far vela per Troia se Agamennone non avesse sacrificato ad Artemide la più bella delle sue figlie. Non si sa con certezza per quale ragione Artemide fosse irritata. Alcuni dicono che, colpito un cervo con una freccia scagliata da grande distanza, Agamennone si vantò dicendo che persino Artemide non avrebbe saputo fare di meglio; oppure che egli uccise una capra sacra alla dea; oppure che fece voto di offrirle la più bella creatura nata quell'anno nel suo regno, e poiché tale creatura fu Ifigenia, egli ruppe il suo voto; oppure che il padre di Agamennone, Atreo, non aveva sacrificato ad Artemide un agnello dal vello d'oro che le era dovuto. In ogni caso Agamennone rifiutò di obbedire all'invito di Calcante, con la scusa che Clitemnestra non avrebbe mai consentito che si sacrificasse Ifigenia. Ma, spinto dalla generale opinione, e soprattutto da Menelao e Odisseo, dovette cedere. Menelao propose che Odisseo e Taltibio conducessero Ifigenia in Aulide, col pretesto di darla in sposa ad Achille. Agamennone acconsentì a tale inganno, e mandò un messaggio a Clitemnestra, col quale richiedeva la figlia perché l'aveva promessa in sposa ad Achille. Clitemnestra lasciò partire Ifigenia per l'Aulide.
Quando Achille scoprì che Odisseo si era servito del suo nome per tramare un inganno, stimò suo dovere difendere Ifigenia; ma la fanciulla nobilmente acconsentì a morire per la gloria della Grecia e senza una parola di rammarico offrì il bianco collo all'ascia sacrificale. Alcuni dicono che, all'ultimo momento, Artemide salvò Ifigenia portandola in Tauride e sostituendola con una cerbiatta; oppure con un'orsa; oppure con una vecchia donna. Secondo la tradizione di Eschilo (seguita da Lucrezio), Ifigenia venne uccisa dai sacerdoti alla presenza del padre. Tuttavia, sia che Ifigenia morisse, sia che fosse risparmiata, il vento di nordest caddè e la flotta potè finalmente salpare.
Sottratta al sacrificio, Ifigenia fu trasportata dalla dea in Tauride, dove subito fu eletta grande sacerdotessa; a lei soltanto spettava il diritto di toccare la sacra immagine di Artemide e di sacrificare tutti gli stranieri che un naufragio portava nel paese. Non sopportava i sacrifici umani, ma piamente obbediva agli ordini della dea.
Molti anni dopo questi eventi Oreste, fratello di Ifigenia, condotto alla pazzia dalle Erinni per aver partecipato insieme alla sorella Elettra all'uccisione di sua madre Clitemnestra e di Egisto, ricevette l'ordine da un oracolo di recarsi in Attica a prendere la statua di Artemide, al fine di espiare il crimine di matricidio e liberarsi della sua follia. Quando giunse nella terra dei Tauridi con suo cugino Pilade, entrambi vennero catturati dal re, Toante, e consegnati a Ifigenia perché li sacrificasse ad Artemide. Durante i riti preliminari Oreste conversò in greco con Ifigenia; ben presto e con palese letizia scopritono la loro identità e, saputa quale fosse la missione di Oreste, Ifigenia prese tra le mani il simulacro della dea per affidarglielo. All'improvviso però apparve Toante, spazientito per il prolungarsi della cerimonia, e con grande prontezza Ifigenia finse di essere intenta a placare la dea. Spiegò a Toante che Artemide aveva distolto lo sguardo dalle vittime a lei presentate, perché uno di essi era matricida e l'altro suo complice; ambedue dunque del tutto indegni del sacrificio. Essa li avrebbe portati sulla riva del mare assieme al simulacro della dea, e colà li avrebbe lavati nelle onde, offrendo poi ad Artemide un sacrificio notturno di giovani agnelli. Frattanto Toante doveva purificare il tempio con una torcia, coprirsi il capo al passaggio dei due stranieri e ordinare che tutti rimanessero chiusi in casa per non essere contaminati.
Lo stratagemma, favorito da Poseidone, riuscì, e i tre partirono sulla nave di Oreste con la statua e raggiunsero l'isola di Sminto. Colà vivevano Crise, sacerdote di Apollo, e un suo nipote dallo stesso nome; la madre di costui, Criseide, propose di consegnare i fuggiaschi a Toante che giunse a Sminto con pessime intenzioni. Allora Crise il vecchio, conosciuta l'identità dei suoi ospiti, rivelò a Crise il giovane che egli non era figlio di Apollo, come Criseide aveva sempre sostenuto, bensì di Agamennone, e dunque fratellastro di Oreste e di Ifigenia. Al che Crise e Oreste affrontarono a fianco a fianco Toante e lo uccisero. E Oreste, con il simulacro della dea, approdò sano e salvo a Micene, dove le Erinni finalmente rinunciarono a tormentarlo.
Secondo Igino, Ifigenia incontrò poi a Delfi la sorella Elettra la quale, credendo che Ifigenia fosse una donna tauride che aveva ucciso Oreste, cercò di accecarla con un tizzone preso dall'altare, quando Oreste entrò nel tempio e mise in chiaro ogni cosa. I figli di Agamennone, finalmente riuniti, tornarono a Micene.
Ci sono storie che vogliono Ifigenia morta a Megara, dove ebbe un altare; altre secondo cui Artemide la rese immortale; oppure che andò in sposa ad Achille a Leuca ("isola bianca").

IFIMEDIA: figlia di Triope e moglie di Aloeo da cui ebbe tre figli, due maschi, chiamati gli Aloadi, Efialte e Oto, e una figlia, Pancrati.
Innamoratasi di Poseidone, Ifimedia soleva sdraiarsi sulla riva del mare, raccogliendo l'acqua delle onde nel concavo delle mani e versandosela in grembo; rimase così incinta. Efialte e Oto furono tuttavia chiamati gli Aloadi perché in seguito Ifimedia sposò Aloeo, che era stato fatto re di Asopia in Boezia da suo padre Elio.
Un giorno, mentre Ifimedia e la figlia erano intente a celebrare il culto di Dioniso sul monte Drio, in Acaia, furono rapite da due pirati traci dell'isola di Nasso. I due, chiamati Scelli e Cassameno, oppure Sicelo ed Egetoro, si batterono per il possesso della bellissima Pancrati e nel duello morirono entrambi. Così Pancrati passò al re dei Traci di Nasso, Agassameno, e Ifimedia fu data ad uno degli amici del re. Aloeo inviò i suoi due figli alla ricerca della loro sorella e della loro madre. Essi attaccarono l'isola di Nasso, da cui cacciarono i Traci che vi si erano stabiliti e regnarono sull'isola. Pancrati morì poco dopo la sua liberazione.