MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Iolao, Iole.

IOLAO: figlio di Ificle e di Automedusa, figlia di Alcatoo; nipote e auriga di Eracle.
Compagno fedele di Eracle, collaborò con lo zio al tempo delle fatiche come auriga o come reggitore di scudo, e si rese particolarmente utile nella battaglia contro l'Idra di Lerna: per impedire che nuove teste germogliassero sul corpo dell'Idra, ne cauterizzava la radice con rami infuocati. Prese parte anche nella spedizione contro Gerione e Laomedonte, e alla caccia al cinghiale calidonio. La leggenda si arricchisce facendo Iolao partecipe della spedizione degli Argonauti; nella lotta contro Cicno, figlio di Ares, aiutò Eracle a spogliare Cicno della sua armatura. Come eccellente cocchiere, altre tradizioni lo presentano quale vincitore della corsa delle quadrighe nei giochi funebri celebrati alla morte di Pelia, e fu ritenuto anche come primo vincitore nelle gare di Olimpia. Fu perseguitato da Euristeo per questi suoi rapporti con Eracle. Era, seccata dai successi di Eracle, lo fece impazzire e l'eroe assalì Iolao che riuscì a fuggire ai suoi attacchi. Allorché Eracle volle sposare Iole, cedette la moglie Megara a Iolao, che la sposò e le diede una figlia, Leipefile. Iolao, compagno delle vittorie, fu anche compagno dell'esilio imposto a Eracle da Euristeo. Lo seguì pure sul monte Eta, il luogo destinato ad accogliere la morte del suo compagno e amico.
Morto l'eroe, Iolao cercò di aiutare i suoi figli che in Attica venivano perseguitati da Euristeo. Soltanto gli Ateniesi, guidati da Teseo, osarono sfidare Euristeo e accolsero gli Eraclidi che vennero installati a Tricorito, una città della tetrapoli attica. Iolao, Teseo e Illo guidarono le forze riunite degli Ateniesi e degli Eraclidi e affrontarono l'esercito di Euristeo che venne sconfitto. Euristeo fuggì, ma venne catturato da Iolao presso le rocce Scironie e condotto da Alcmena, madre di Eracle, che ne ordinò l'esecuzione. Pare che Eracle ed Ebe, in questa battaglia, sotto forma di stelle, guidassero il timone del cocchio di Iolao.
Secondo una tradizione, Iolao si recò con Megara e un gruppo costituito da cinquanta figli di Eracle, da contingenti di Tespi e di Ateniesi, a colonizzare la Sardegna. Dedalo lasciò la Sicilia per unirsi al gruppo di Iolao, e molte delle sue opere si ammirano ancor oggi nell'isola e sono chiamate costruzioni dedaliche. Iolao fondò la città di Olbia e incoraggiò gli Ateniesi a fondare la città di Ogrile. Col consenso dei figli di Tespio, chiamò i coloni dal suo nome, Iolari o Iolei. Ed essi ancora sacrificano a Padre Iolao. I Tebani eressero un santuario eroico in onore di Iolao, presso il tempio di Anfitrione, dove gli amanti si giurano fedeltà in nome di Eracle; tuttavia è opinione comune che Iolao morì in Sardegna.
Ignoto ancora a Omero, compare nella Teogonia e nello Scudo di Eracle. Fu un eroe particolarmente popolare nella Beozia; ebbe culto eroico a Tebe e ad Atene. Nella prima aveva la tomba e in suo onore si celebravano le Ioleia che quasi si confondono con le Herakleia. Ad Atene aveva un altare nel Cinosarge. Il suo culto insieme con quello di Eracle passò in Sicilia (Agirio, Erice) e in Sardegna.

IOLE: figlia di Eurito, re d'Ecalia. Eurito aveva stabilito che avrebbe concesso la figlia in sposa solo a colui che lo avesse vinto nel tiro dell'arco. Eracle vinse, ma Eurito e i figli negarono Iole, temendo che egli impazzisse, come gli era già successo, e uccidesse i bambiini che avrebbe potuto avere dalla giovane. Eracle adirato mosse contro Ecalia, piombò sulla città, trafisse con le magiche frecce Eurito e i suoi figli e, dopo aver sepolto alcuni dei suoi compagni caduti in battaglia, mise a sacco Ecalia e fece prigioniera Iole. Piuttosto che cedere a Eracle, Iole preferì vedere uccisa sotto i propri occhi tutta la sua famiglia, e poi si gettò giù dalle mura; tuttavia sopravvisse, perché la sua gonna si allargò al soffio del vento e attutì la caduta. Eracle la mandò allora, con altre donne di Ecalia, da Deianira a Trachine.
A Deianira parve tuttavia intollerabile che Eracle pretendesse di farla vivere con Iole sotto lo stesso tetto. Poiché non era più giovane, decise di servirsi del supposto talismano d'amore datole da Nesso per assicurarsi l'affetto del marito. Già gli aveva intessuto una nuova camicia per celebrare i sacrifici e, dissuggellata in segreto l'anfora, bagnò un panno di lana nel miscuglio che conteneva e lo strofinò sulla camicia. Quando Lica giunse a palazzo, Deianira chiuse la camicia in un cofano e glielo consegnò. Lica era già partito quando Deianira, guardando il panno di lana che aveva gettato nel cortile, lo vide ardere come paglia. Resasi conto che Nesso l'aveva ingannata, mandò un messaggero per avvertire Lica e, maledicendo la sua follia, giurò che se Eracle fosse morto non gli sarebbe sopravvissuta.
Il messaggero giunse troppo tardi al promontorio Ceneo. Eracle aveva già indossato la camicia allorché venne preso da indicibili dolori. Si fece preparare un rogo, vi salì sopra e ordinò di appiccare il fuoco alla catasta. Prima di morire si fece giurare dal figlio Illo di sposare Iole non appena avesse raggiunto la maggiore età. Così Iole fu la causa indiretta della morte dell'eroe. Illo raggiunta la maggiore età, obbedendo alle ultime volontà di suo padre sposò Iole.