MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ipermestra, Ippocoonte, Ippocrene.

IPERMESTRA: una delle cinquanta Danaidi; fu la sola che disobbedì al padre Danao astenendosi dall'uccidere il proprio sposo, Linceo.
I cinquanta figli di Egitto, fratello di Danao, giunsero ad Argo in cerca delle promesse spose e con l'ordine ricevuto dal padre di non tornare prima di aver ucciso lo zio. Danao fu quindi costretto a cedere al loro volere e i giovani si portarono via le loro spose. Durante la festa nuziale, Danao segretamente consegnò alle figlie dei lunghi spilloni da celare nei loro capelli; e a mezzanotte ciascuna di esse trafisse il cuore del proprio sposo. Soltanto uno sopravvisse: per consiglio di Artemide, Ipermestra salvò la vita di Linceo che aveva rispettato la sua verginità, e lo aiutò a fuggire nel villaggio di Linceia. Ipermestra pregò Linceo di accendere una fiaccola per avvertirla che era giunto in salvo. All'alba, Danao seppe che Ipermestra aveva disobbedito ai suoi ordini e la portò in tribunale affinché fosse condannata a morte; ma la corte argiva, forse grazie all'intervento di Afrodite, la assolse.
Le teste degli uomini assassinati furono sepolte a Lerna e i loro corpi ebbero solenni esequie ad Argo; ma benché Atena ed Ermete avessero purificato le Danaidi nella Palude di Lerna col permesso di Zeus, i Giudici dei Morti le condannarono a portare in eterno degli orci d'acqua bucherellati come setacci. Più tardi, Danao accettò Linceo come genero e si riconciliò con la figlia. Linceo succedette a Danao sul trono di Argo, ed ebbe da Ipermestra un figlio, Abante, padre di Acrisio e di Preto.
Secondo un'altra tradizione Linceo, per vendicare i fratelli, uccise Danao e tutte le sue figlie, esclusa Ipermestra.

IPPOCOONTE: figlio illegittimo del re di Sparta Ebalo e della ninfa Batia. Alla morte del padre, Ippocoonte usurpò il trono ai fratellastri Tindaro e Icario, benché taluni dicano che Icario fosse d'accordo con Ippocoonte. Rifugiatosi presso il re Testio in Etolia, Tindaro ne sposò la figlia Leda che gli generò Castore e Clitemnestra e al tempo stesso generò a Zeus Elena e Polideuce.
Eracle decise di attaccare Sparta e di punire i figli di Ippocoonte perché, non soltanto essi si erano rifiutati di purificarlo dopo la morte di Ifito, schierandosi contro di lui agli ordini di Neleo, ma avevano altresì assassinato il suo amico Eono. Accadde infatti che mentre Eono, figlio di Licinnio, che aveva accompagnato Eracle a Sparta, passeggiava per la città nei pressi del palazzo di Ippocoonte, un enorme cane molosso lo assalì: per difendersi, Eono lanciò un sasso che colpì il cane al muso. I figli di Ippocoonte balzarono allora fuori dal palazzo e percossero Eono con bastoni nodosi. Eracle accorse in aiuto di Eono dall'altro capo della strada, ma giunse troppo tardi. Eono era ormai morente ed Eracle, ferito alla coscia e al palmo della mano, si rifugiò nel santuario di Demetra Eleusina presso il monte Taigeto, dove Asclepio gli offrì un nascondiglio e sanò le sue ferite.
Riunito un piccolo esercito, Eracle raggiunse Tegea in Arcadia e colà pregò Cefeo, figlio di Aleo, di unirsi a lui con i suoi venti figli nella spedizione contro Sparta. Nel corso della battaglia, per mala sorte, Cefeo perì con diciassette dei suoi figli. Taluni dicono che anche Ificle fu ucciso, ma più probabilmente si trattava dell'Argonauta etolo dello stesso nome, e non del figlio di Anfitrione. L'esercito di Eracle subì altre perdite, mentre tra gli Spartani caddero Ippocoonte e i suoi dodici figli, con numerosi altri uomini di alto rango; e la loro città fu conquistata d'assalto. Eracle allora rimise sul trono Tindaro, a patto che il regno passasse poi ai propri discendenti.

IPPOCRENE: la "Fonte del Cavallo" che zampillava dal monte Elicona in Beozia, fatta scaturire da un calcio del cavallo Pegaso; consacrata alle Muse e ad Apollo, dava l'ispirazione poetica a coloro che bevevano delle sue acque. In vicinanza si trovava un bosco sacro alle Muse, adorno di magnifiche statue. Una leggenda narrava che cielo e stelle e fiumi si fossero fermati per assistere alla gara fra le Muse e le Pieridi (nove fanciulle, figlie di Piero re di Pella e di Evippa), e che il monte Elicona per la gioia avesse cominciato a innalzarsi verso il cielo e fosse stato fermato nell'ascesa, per ordine di Poseidone, dal cavallo Pegaso, battendo sulla cresta del monte coi suoi zoccoli di bronzo.
Si raccontava anche che, presso questa fonte, un giorno Atena e la ninfa Cariclo, madre di Tiresia, facevano il bagno; Tiresia, ancora ragazzo, cacciava sul monte quando, avvicinatosi alla fonte per bere, vide la dea tutta nuda. La dea immediatamente gli coprì gli occhi con le mani accecandolo. Per consolare Cariclo disperata per il castigo inflitto al figlio, Atena gli fece dono della profezia e disse che la sua fama sarebbe stata grande.
Pausania segnala anche a Trezene un'altra Fonte del Cavallo, che doveva pure la sua origine a Pegaso.