MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ippodamia.

IPPODAMIA: 1. Figlia di Enomao, re di Pisa nell'Elide; intorno alla madre correvano tradizioni diverse: o Euritoe una delle Danaidi, o Sterope una delle Pleiadi, o Evarete figlia di Acrisio. Il padre voleva evitare che Ippodamia si sposasse, perché un oracolo aveva predetto che il genero l'avrebbe ucciso; secondo un'altra versione egli stesso sarebbe stato innamorato della figlia. Coloro che si presentavano chiedendo Ippodamia come sposa erano costretti a misurarsi con Enomao in una corsa di cocchi che si svolgeva su un lungo e difficile percorso, tra Pisa, che sorge sulle rive del fiume Alfeo, di fronte a Olimpia, fino all'altare di Poseidone sull'istmo di Corinto. Enomao esigeva che Ippodamia salisse sul cocchio del pretendente, per distrarre la sua attenzione, ma gli concedeva un vantaggio di mezz'ora mentre egli stesso sacrificava un ariete sull'altare di Zeus Guerriero a Olimpia. Ambedue i cocchi si sarebbero poi lanciati verso l'istmo e il pretendente, se sorpassato da Enomao, doveva morire; se invece avesse vinto, Ippodamia sarebbe stata sua, ed Enomao sarebbe morto. Tuttavia, poiché le cavalle che Enomao aveva avuto in dono dal padre suo Ares, erano le migliori di tutta la Grecia, e poiché il suo cocchio, abilmente guidato da Mirtilo, era costruito apposta per le gare, Enomao non mancò mai di superare il suo rivale e di trafiggerlo poi con la sua lancia, un altro dono di Ares.
Quando Pelope, figlio di Tantalo (in realtà di Poseidone), approdando nell'Elide, supplicò Poseidone di donargli il più rapido cocchio del mondo perché potesse chiedere la mano di Ippodamia, Poseidone fu ben lieto di aiutarlo. Pelope si trovò così in possesso di un cocchio d'oro e di una coppia di alati e immortali cavalli. Appena giunto a Pisa, Pelope cercò di corrompere Mirtilo promettendo, se acconsentiva a tradire il suo padrone, metà del regno e il diritto di trascorrere la prima notte di nozze con Ippodamia. Prima di iniziare la gara, Pelope scelse Sfero come suo auriga; ma generalmente si suppone che egli guidò da solo, con Ippodamia al fianco. Ippodamia frattanto si era innamorata di Pelope e, lungi dall'ostacolare la corsa, promise di ricompensare generosamente Mirtilo se con qualche mezzo fosse riuscito a mettere in iscacco suo padre. Mirtilo allora rimosse i chiodi dai mozzi delle ruote di Enomao e li sostituì con altri fatti di cera. Quando i cocchi raggiunsero l'estremità dell'istmo ed Enomao, lanciato all'inseguimento, afferrò la lancia, preparandosi a colpire Pelope alla schiena, le ruote si staccarono dal suo carro ed egli morì travolto dai suoi stessi cavalli.
Taluni sostengono che la velocità degli alati cavalli di Poseidone permise a Pelope di distanziare facilmente Enomao e di giungere primo all'istmo. Al che Enomao o si uccise per la disperazione o fu ucciso da Pelope alla mèta. Secondo altri, la gara si svolse nell'ippodromo di Olimpia e Anfione diede a Pelope un talismano che egli seppellì presso il Tarassippo, di modo che la pariglia di Enomao si impennò e sfasciò il cocchio.
Pelope, Ippodamia e Mirtilo si prepararono per un viaggio serotino sul mare. Ippodamia si lamentò per la sete: non aveva bevuto nulla in tutto il giorno. Pelope si fermò sulla deserta isola di Elena poco lungi dall'Eubea, e risalì verso l'interno in cerca d'acqua. Quando ritornò, con l'elmo colmo, Ippodamia corse piangendo verso di lui e gli disse che Mirtilo aveva tentato di farle violenza. Ma si diceva pure che era Ippodamia ad aver cercato di sedurre Mirtilo, e dato che questi si era rifiutato, lei l'aveva calunniato presso il marito. Pelope rimproverò aspramente Mirtilo e lo colpì al viso, gli tolse le redini e spinse il cocchio sul mare. Mirtilo mentre precipitava a capofitto nel mare, lanciò una maledizione contro Pelope e la sua casata.
Ermete fece splendere l'immagine di Mirtilo in cielo, come costellazione dell'Auriga; ma il suo cadavere fu spinto dalle onde sulle spiagge dell'Eubea e sepolto in Arcadia, a Feneo, accanto al tempio di Ermete. Pelope proseguì il suo viaggio, finché raggiunse la costa occidentale dell' Oceano, dove fu purificato da Efesto; in seguito ritornò a Pisa e successe sul trono di Enomao. Ben presto conquistò quasi tutta la regione allora nota come Apia o Pelasgiotide, e la chiamò Peloponneso che significa "Isola di Pelope", dal proprio nome. Grata a Era, dea del matrimonio, che aveva facilitato le sue nozze con Pelope, Ippodamia istituì a Olimpia i Giochi di Era, da celebrarsi ogni quattro anni.
Si dice che dal matrimonio di Ippodamia con Pelope sia nata numerosa prole: Pitteo di Trezene; Atreo e Tieste; Alcatoo (da non confondere con quello ucciso da Enomao); l'Argonauta Ippalco, Ippalmo o Ippalcimo; Copreo l'araldo; Scirone il bandito; Epidauro l'Argivo, a volte detto figlio di Apollo; Plistene; Diante; Cinosuro; Ippaso; Cleonte; Argeio; Elino; Astidamia, che taluni dicono madre di Anfitrione; Lisidice, la cui figlia Ippotoe fu portata da Poseidone nelle isole Echinadi e colà diede alla luce Tafio; Nicippe, madre di Euristeo e di Alcione. Anche Crisippo fu creduto figlio di Pelope e Ippodamia, ma era in verità un bastardo che Pelope generò dalla ninfa Astioche, una Danaide. Ora accadde che Laio, esiliato da Tebe, fu ospitalmente accolto da Pelope a Pisa, e colà si accese d'amore per Crisippo. Non appena il bando d'esilio fu annullato, Laio si portò via il ragazzo e lo tenne a Tebe come suo amante. Taluni dicono che Crisippo si uccise per la vergogna. Secondo altri, invece, Ippodamia, per impedire che Pelope nominasse Crisippo suo successore diseredando i propri figli legittimi, si recò a Tebe e cercò di convincere Atreo e Tieste a uccidere il ragazzo gettandolo in un pozzo. Ambedue rifiutarono; allora Ippodamia, a notte fonda, si introdusse nella camera di Laio e, trovatolo addormentato, staccò la spada dalla parete e trafisse il petto di Crisippo che dormiva accanto a lui. Laio fu subito incolpato di assassinio, ma Crisippo, che aveva visto Ippodamia fuggire dalla stanza, l'accusò mentre esalava l'ultimo respiro.
Ippodamia fuggì nell'Argolide dove poi si uccise; ma in seguito, secondo la predizione dell'oracolo, le sue ossa furono riportate a Olimpia, e una volta all'anno le donne sfilano dinanzi alla sua tomba e le offrono sacrifici.

IPPODAMIA: 2. Figlia di Adrasto (o di Bute), moglie di Piritoo re dei Lapiti.
Piritoo invitò alle nozze con Ippodamia tutti gli olimpi, salvo Ares ed Eris; rammentava infatti quali guai avesse fatto nascere Eris al matrimonio di Peleo e di Teti. Poiché i convitati erano più di quanti il palazzo potesse ospitare, i Centauri, cugini di Piritoo, sedettero a tavola con Nestore, Ceneo e altri principi tessalici in una vasta grotta. I Centauri tuttavia non erano avvezzi a bere vino e, quando ne fiutarono l'aroma, corsero con i loro corni d'argento ad attingere vino dagli otri, e si ubriacarono in tal modo che, quando la sposa apparve sulla soglia della caverna per salutare gli ospiti, Eurito, o Eurizione, balzò dallo sgabello, rovesciò il tavolo e la trascinò via per i capelli. Subito gli altri Centauri seguirono il suo vergognoso esempio, agguantando bramosi le donne che capitavano loro a tiro.
Piritoo e il suo compagno Teseo accorsero in aiuto di Ippodamia, amputarono il naso e le orecchie di Eurizione e, con l'aiuto dei Lapiti, gettarono i Centauri fuori della caverna. Si scatenò allora una lotta furibonda che costò la vita al lapita Ceneo e si prolungò fino al calar della notte; così ebbe origine l'antica inimicizia tra i Centauri e i loro vicini Lapiti, voluta da Ares ed Eris che si vendicarono per l'offesa loro fatta.
Dal matrimonio di Piritoo e d'Ippodamia nacque un figlio, Polipete. Questi venne alla luce il giorno in cui suo padre aveva cacciato i Centauri dal monte Pelio, e poco tempo dopo la sua nascita, sua madre morì. Diventato adulto, succedette a Piritoo sul trono.