MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ippolita, Ippolito.

IPPOLITA: regina delle Amazzoni, figlia di Ares e dell'amazzone Otrera.
La nona fatica di Eracle fu quella di portare a Admeta, figlia di Euristeo e sacerdotessa di Era, l'aurea cintura di Ares usata da Ippolita. Arrivato alla foce del fiume Termodonte, Eracle gettò l'ancora nel porto di Termiscira, dove Ippolita gli fece visita e, attirata dal suo corpo muscoloso, gli offrì la cintura di Ares come pegno d'amore. Frattanto Era (che odiava Eracle), travestita da Amazzone, girava per la città, dicendo che erano arrivati degli stranieri con l'intenzione di rapire la regina. Allora le Amazzoni si armarono e corsero a cavallo verso la nave. Eracle, quando le vide arrivare in assetto di battaglia, temette un tradimento, quindi uccise Ippolita, le strappò la cintura e dopo aver sbaragliato le altre, salpò.
Altri tuttavia dicono che Melanippa era stata fatta prigioniera in un'imboscata e riscattata da Ippolita con la sua cintura o viceversa. Oppure che Teseo catturò Ippolita e donò la cintura a Eracle, che in cambio gli concesse di fare di Antiope la sua schiava. Oppure che Ippolita rifiutò di consegnare la cintura a Eracle e che lottarono aspramente tra loro: Ippolita cadde dal suo cavallo ed Eracle si dichiarò disposto a concederle grazia, ma Ippolita preferì morire piuttosto che arrendersi.
Eracle, giunto infine a Micene, consegnò la cintura a Euristeo che la donò a Admeta; offrì poi l'ascia di Ippolita alla regina Onfale che la serbò nel tesoro dei re lidi. In seguito fu portata nel tempio di Zeus Labradio e posta nelle mani del suo divino simulacro.
Un'altra leggenda riferiva che andate le Amazzoni contro Atene, dopo un assedio di quattro mesi fu fatta la pace e Teseo sposò Ippolita. La leggenda megarese raccontava che Ippolita sarebbe morta a Megara per il dolore della sconfitta toccata dal suo esercito andato contro Atene, e in Megara se ne mostrava il sepolcro.

IPPOLITO: 1. Figlio di Teseo e di Ippolita, regina delle Amazzoni o di sua sorella Antiope, famoso per la sua bellezza, per le sue virtù di castità e di religiosità, e per la sua esistenza sfortunata.
Dopo la morte di sua madre, Teseo sposò Fedra, sorella di Arianna. Secondo alcuni autori, Teseo mandò Ippolito da Pitteo che lo adottò come suo erede al trono di Trezene. Ippolito ebbe un culto particolare per Artemide, alla quale elevò un tempio in Trezene, sotto il nome di Lykeia, ma disprezzava Afrodite. La dea si vendicò del suo disprezzo suscitando nel cuore di Fedra una viva passione per il giovane. Poiché a quell'epoca Teseo si trovava in Tessaglia con Piritoo o forse nel Tartaro, Fedra seguì Ippolito a Trezene. Colà essa, senza essere notata, poteva osservare ogni giorno Ippolito che, completamente nudo, si esercitava nella corsa, nel salto e nella lotta. In seguito, quando Ippolito si recò ad assistere alle Panatenee e alloggiò nel palazzo di Teseo, Fedra lo spiò dal tempio di Afrodite sull'Acropoli.
Fedra non svelò ad alcuno il suo incestuoso desiderio, ma toccava appena il cibo, dormiva male e tanto si indebolì che la vecchia nutrice, infine, indovinò la verità e supplicò la regina di inviare una lettera a Ippolito. Fedra seguì il consiglio e scrisse confessando il proprio amore. Ippolito bruciò inorridito quella lettera e si recò nella camera di Fedra rimproverandola aspramente. Fedra allora si lacerò le vesti, spalancò le porte e gridò: "Aiuto! Aiuto! Sono stata violentata!" e s'impiccò a una trave del soffitto, lasciando un biglietto che accusava Ipolito di orrendi crimini.
Teseo quando tornò non accolse le proteste di innocenza del figlio Ippolito, e ordinò che il giovane lasciasse immediatamente Atene. Pregò poi Poseidone (considerato a volte suo padre), che gli aveva promesso di esaudire tre suoi desideri, perché Ippolito morisse quel giorno stesso. Ippolito aveva appena abbandonato Atene in gran fretta, e mentre si recava in esilio a Trezene un mostruoso toro uscì dal mare e scaraventò i cavalli che guidavano il suo cocchio, egli cadde nel mare e morì.
Più tardi Teseo scoprì la verità da Artemide, ed è accertato che la dea ordinò ai Trezeni di tributare a Ippolito onori divini e da quel giorno tutte le spose trezenie, il giorno delle nozze, gli sacrificano una ciocca di capelli. I Trezeni sostengono che gli dèi posero l'immagine di Ippolito fra gli astri come costellazione dell'Auriga. Si raccontava inoltre che, pregato da Artemide, Asclepio aveva restituito la vita al giovane. Ma Ade e le tre Moire, irati per questo attentato ai loro privilegi, indussero Zeus a uccidere Asclepio con la sua folgore.
Ippolito rifiutò di vivere col padre e si recò, secondo le tradizioni italiche, ad Aricia nel Lazio, dove divenne re e istituì il culto di Diana (Artemide) al lago Nemorensis (Nemi) assumendo il nome di un dio minore, Virbio, che significa vir bis, due volte uomo. Nella valle di Aricia, Ippolito fu in relazione con la ninfa Egeria.

IPPOLITO: 2. Uno dei Giganti, ucciso da Ermete nella Gigantomachia.
Quando Zeus offese Gea imprigionando i Titani nel Tartaro, ella convinse i suoi figli, i Giganti, a muovere guerra agli dèi, la celebre Gigantomachia. La battaglia si svolse a Flegra, in Tracia, identificata con la penisola di Pallene. Guidati da Eurimedonte, Alcioneo e Porfirione, i Giganti avanzarono contro gli dèi scagliando rocce e picchi montani e brandendo torce ricavate da interi tronchi di quercia. Ermete, indossando l'elmo di Ade che rende invisibili, sconfisse Ippolito che venne poi finito da Eracle che lo colpì con le sue frecce avvelenate nel sangue dell'Idra.