MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ippoloco, Ippomene, Ippotoo.

IPPOLOCO: figlio di Bellerofonte e di Filonoe (o d'Anticlia), fratello di Isandro e di Laodamia.
Nella disputa fra Ippoloco e Isandro per la successione al trono, fu proposto che chi dei due riuscisse a scoccare una freccia in un anello d'oro appeso al petto di un bambino sarebbe divenuto re. Ciascuno di loro si accalorò a pretendere che il figlio dell'avversario fosse prescelto come vittima; ma la loro sorella, Laodamia, impedì che si uccidessero a vicenda offrendosi di legare l'anello al collo del proprio figliolo, Sarpedone. Pieni di ammirazione per un gesto così nobile e disinteressato, Isandro e Ippoloco rinunciarono alle loro pretese al trono in favore di Sarpedone, che regnava ora assieme a Glauco, figlio di Ippoloco.
Glauco, che comandava col cugino Sarpedone il contingente licio nella guerra di Troia, nel corso dei combattimenti attorno alla città si trovò opposto a Diomede, ed entrambi riconobbero che le loro famiglie erano unite da legami d'ospitalità e d'amicizia. Smisero di combattere e si scambiarono le armature: Diomede dette a Glauco le sue armi, che erano di bronzo, e questi gli regalò le sue, che erano d'oro. Poi ciascuno riprese il suo posto nella mischia.

IPPOMENE: eroe beotico, figlio di Megareo e di Merope; per non vedere donna si ritirò nei boschi, ma qui trovò la bella Atalanta e se ne innamorò. Poiché costei, così veloce che mai nessuno aveva potuto superarla nella corsa, dichiarava che non avrebbe acconsentito a nozze se non con chi l'avesse vinta (e gli sconfitti erano messi a morte), Ippomene, per consiglio di Afrodite da lui invocata, le gettò a uno a uno, durante la corsa, ogni volta che stava per essere raggiunto, tre pomi d'oro, raccolti nel giardino delle Esperidi o in quello di Afrodite in Cipro, che Atalanta si indugiò a raccogliere, finendo così per essere vinta. Nella loro felicità Ippomene e Atalanta dimenticarono di rendere grazie ad Afrodite, e questa, irata, li indusse a offendere gravemente Cibele, la quale li mutò in leoni e li aggiogò al proprio carro.
La leggenda è esposta ampiamente da Ovidio (Metamorfosi, X, 560-704).

IPPOTOO: figlio di Poseidone e di Alope, figlia del re arcade Cercione.
La bellissima figlia di Cercione, Alope, fu sedotta da Poseidone e, all'insaputa del padre, diede alla luce un bimbo che affidò alla nutrice perché lo esponesse sulla montagna. Dopo che fu abbandonato, venne una giumenta (animale consacrato a Poseidone) e lo nutrì col suo latte; un pastore, inseguendo la giumenta, vide il bambino, lo raccolse e lo portò nella sua capanna, dove le splendide fasce in cui era avvolto il neonato attirò l'attenzione di tutti. Un altro pastore si assunse il compito di allevare il bambino, ma volle tenersi pure le ricche fasce, quale prova della sua nobile nascita. I due pastori cominciarono allora a litigare, e sangue sarebbe stato versato se i loro compagni non li avessero portati dinanzi a re Cercione. Il re volle vedere le fasce tanto contese e quando l'ebbe dinanzi capì che erano state tagliate da una veste di sua figlia. La nutrice di Alope, temendo di essere condannata dal re, rivelò che quel bambino era davvero figlio di Alope; allora il re ordinò che Alope fosse murata viva e il bambino di nuovo esposto sulla montagna. Ma per una seconda volta la giumenta venne a nutrirlo; e per una seconda volta venne ritrovato dal pastore che già voleva occuparsi di lui; ospitato in un'umile capanna, ebbe il nome di Ippotoo.
Il mitografo è probabilmente incorso in un errore dicendo che le fasce in cui fu avvolto Ippotoo erano state tagliate da una veste di Alope; si trattava invece di fasce sulle quali era intessuto l'emblema della tribù e della famiglia, che assegnava al bimbo neonato un determinato posto nella società.
Quando poi Teseo, lungo il viaggio da Trezene ad Atene, uccise Cercione, Ippotoo si recò da Teseo e chiese di riavere il regno del nonno. Teseo glielo concesse volentieri, sapendo che egli era figlio di Poseidone da cui lui pure aveva origine. Frattanto Alope era morta in prigione e fu sepolta lungo la via che porta da Eleusi a Megara, presso la palestra di Cercione. Poseidone trasformò il suo corpo in una sorgente, chiamata Alope.