MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera L

Lampezia, Laocoonte.

LAMPEZIA: 1. Figlia di Elio e della ninfa Neera, sorella di Fetusa. Lampezia e la sorella Fetusa custodivano le mandrie del loro padre nell'isola di Trinacria (la Sicilia), ma gli animali più belli pascolavano nell'isola spagnola di Erizia. Quando la nave avvistò la costa della Sicilia, dove Elio faceva pascolare sette splendide mandrie di cinquanta capi ciascuna e alcune greggi di pecore, Odisseo fece giurare ai suoi uomini di non rubare il bestiame di Elio. Ma Euriloco, morso dalla fame, prese in disparte i compagni e li indusse a rubare qualche capo di bestiame. Attesero dunque che Odisseo si fosse addormentato, si impadronirono di alcune vacche, le sgozzarono e arrostirono tanta carne quanta ne sarebbe bastata per banchettare sei giorni. Odisseo, destatosi, inorridì al vedere l'accaduto, e inorridì anche Elio quando ebbe notizia del furto da Lampezia, sua figlia e capo mandriana. Elio si lagnò con Zeus il quale visto che la nave di Odisseo aveva ripreso il mare, scatenò un'improvvisa tempesta che fece inabbissare la nave e tutti annegarono, fuorché Odisseo.

LAMPEZIA: 2. Moglie di Asclepio e madre di Macaone e Podalirio (entrambi valenti medici), Iaso, Igea, Panacea ed Egle.

LAMPEZIA: 3. Una delle Eliadi, sorella di Fetonte. Quando Zeus fulminò Fetonte e lo fece precipitare nel fiume Eridano, Lampezia e le sorelle ne raccolsero il corpo, gli resero gli onori funebri e lo piansero tanto che furono trasformate in pioppi.

LAOCOONTE: 1. Figlio di Capi, oppure d'Antenore e fratello di Anchise, sacerdote di Apollo Timbreo. Sposò Antiope da cui ebbe due figli, Etrone e Melanto, oppure Antifate e Timbreo.
I Greci diedero fuoco alle tende, spinsero le navi in mare e rimasero in attesa al largo di Tenedo. All'alba del dì seguente, le sentinelle troiane riferirono che l'accampamento greco era ridotto in cenere e che i Greci erano partiti, lasciandosi alle spalle un enorme cavallo di legno. Priamo e alcuni dei suoi figli uscirono di città per andarlo a vedere. Timete, cognato di Priamo, per primo ruppe il silenzio e propose di portarlo in Troia e di erigerlo sulla cittadella, poiché si trattava di un dono ad Atena. Priamo acconsentì sostenendo che nessuno doveva commettere sacrilegio contro la proprietà di Atena. Ma il veggente Laocoonte gridò: "O sciocchi, non fidatevi mai dei Greci e tanto meno dei loro doni!" e, per spingere i concittadini a distruggere il cavallo, gli lanciò contro una lancia. Si alzarono grida tutt'attorno, mentre i partigiani di Priamo invocavano la calma. Le discussioni furono interrotte dall'arrivo di Sinone (la spia che i Greci avevano lasciato sulla spiaggia di Troia), trascinato in ceppi da un paio di soldati troiani. Interrogato, egli disse che i Greci si erano alienati il favore di Atena, da cui dipendevano le loro sorti, quando Odisseo e Diomede avevano rubato il Palladio dal suo tempio. Calcante allora consigliò ad Agamennone di tornare in Grecia per organizzare una nuova spedizione sotto migliori auspici, lasciando il cavallo dinanzi a Troia come un dono propiziatorio per Atena. Priamo chiese allora per qual motivo l'avessero costruito così grande. E Sinone prontamente replicò: "Per impedire che voi lo trascinaste dentro le mura della città. Calcante ha predetto che se voi profanerete questo simulacro, Atena distruggerà Troia; ma se si ergerà sulla vostra cittadella estenderete il vostro potere su tuta l'Asia".
Laocoonte gridò che erano tutte bugie e pregò Priamo di permettergli di sacrificare un toro a Poseidone, sperando di vedere al suo ritorno il cavallo ridotto in cenere. I Troiani scelsero dunque Laocoonte per propiziarsi Poseidone. Egli era già sacerdote di Apollo Timbreo, ma aveva irritato il dio sposandosi e generando figli, benché avesse fatto voto di celibato e, peggio ancora, giacendosi con la moglie dinanzi al simulacro di Apollo.
Laocoonte si appartò per scegliere la vittima da sacrificare, ma come segno premonitore dell'imminente caduta di Troia, Apollo fece giungere da Tenedo e dalle isole Calidnie due grandi serpenti marini, chiamati Porcete e Caribea. Essi guizzarono fulminei sulla riva e avvolgendo nelle loro spire i figlioletti gemelli di Laocoonte, Antifate e Timbreo, li stritolarono a morte. Laocoonte si precipitò in soccorso dei fanciulli, ma perì anch'egli miseramente.
Questo terrificante prodigio convinse i Troiani che Sinone aveva detto il vero. Priamo erroneamente suppose che Laocoonte fosse stato così punito perché aveva scagliato la lancia contro il cavallo di legno e non perché aveva offeso il dio Apollo. Senza por tempo in mezzo, dunque dedicò il cavallo ad Atena, e quasi tutti i Troiani cominciarono a celebrare la vittoria con banchetti e festeggiamenti.

LAOCOONTE: 2. Figlio di Portaone e di una schiava, fratellastro di Eneo, re di Calidone. Accompagnò il nipote Meleagro nella spedizione degli Argonauti.