MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera L

Leucippidi, Leucippo, Leuco.

LEUCIPPIDI: sono le figlie di Leucippo, Ilera, Febe e Arsinoe (amante di Apollo, al quale diede Asclepio); ma si comprendono sotto il nome di Leucippidi soltanto le prime due che avevano sposato, rispettivamente Castore e Polideuce (noti come i Dioscuri), loro cugini germani.
Le figlie di Leucippo, e cioè Febe, una sacerdotessa di Atena, e Ilaria, una sacerdotessa di Artemide, furono promesse in ispose ai loro cugini Ida e Linceo, figli di Afareo re di Messenia; ma Castore e Polideuce le rapirono ed ebbero da esse dei figli: Ilaria diede a Castore Anagone, e Febe a Polideuce Mnesileo. Questo diede origine a un'aspra rivalità tra le due coppie di gemelli. Dopo la morte di Afareo, Ida e Linceo si rappacificarono temporaneamente con i Dioscuri e tutti e quattro unirono le loro forze per razziare del bestiame in Arcadia. L'impresa fu coronata da successo e a Ida toccò il compito di dividere il bottino. Egli distribuì a ciascuno un quarto di vacca e stabilì che il primo che avesse divorato la sua parte avrebbe scelto le bestie migliori, e così via, in ordine decrescente di rapidità. Ida fu il primo a spolpare il proprio quarto; poi aiutò Linceo a finire il suo e insieme spinsero il bestiame verso Messene. I Dioscuri, furiosi per questo scorretto trattamento, partirono immediatamente per la Messenia e, approfittando dell'assenza dei cugini, ripresero il gregge e si appiattarono nel cavo di una quercia per attendere il ritorno dei loro rivali. Ma Linceo, dotato di una meravigliosa vista, li aveva scorti dalla vetta del Taigeto e Ida, precipitatosi giù dalla montagna, scagliò la sua lancia contro l'albero e trafisse Castore. Polideuce respinse i due cugini fino in Messenia alla tomba del loro padre. Ida prese la pietra tombale e gliela scagliò addosso. Benché ferito, Polideuce riuscì a uccidere Linceo con la sua lancia, mentre Zeus uccideva Ida con la folgore. Poi Polideuce tornò da Castore ormai in punto di morte, ma Zeus garantì a Polideuce che avrebbe diviso la sua immortalità con il fratello, trascorrendo un giorno ciascuno nella casa di Ade e un giorno sull'Olimpo. E come ricompensa per il loro amore fraterno, ne pose l'immagine tra le stelle come costellazione dei Gemelli.

LEUCIPPO: 1. Mitico re di Messenia, figlio di Periere e Gorgofone; era fratello di Tindaro, Icario, Afareo. Sposò Filodice figlia di Inaco, dalla quale ebbe Arsinoe (che generò ad Apollo Asclepio), Ilaria e Febe, dette queste due ultime Leucippidi. Queste, promesse spose dal padre agli Afaretidi Ida e Linceo, furono rapite da Castore e Polideuce, consenziente Leucippo, lasciatosi corrompere dai ricchi doni dei Dioscuri. Ciò fu causa di una sanguinosa lotta tra i Dioscuri e gli Afaretidi, conclusasi con la morte di Castore e di Ida e Linceo.

LEUCIPPO: 2. Figlio di Enomao, re di Pisa in Elide, innamorato di Dafne e respinto dalla fiera ninfa, riuscì ad entrare nel corteggio delle sue amiche travestendosi da fanciulla. Ma Apollo, geloso, scoperto l'inganno grazie all'arte divinatoria, consigliò la ninfa e le compagne di bagnarsi nude nel fiume per accertarsi che il loro gruppo fosse conposto di sole donne. Leucippo, obbligato a spogliarsi e riconosciuto, fu ucciso dalle Ninfe a colpi di frecce.

LEUCIPPO: 3. Figlio di Xantio, principe della Lidia e discendente di Bellerofonte. Innamorato della propria sorella, ne divenne ben presto l'amante. Questi amori durarono fino a quando il fidanzato della giovane, venutone a conoscenza, ri recò da Xantio e gli rivelò che sua figlia aveva un amante, senza precisare tuttavia il nome. Una notte Xantio entrò di sorpresa nella camera della giovane, la quale, vedendolo entrare, si nascose e Xantio, credendo di aver trovato il colpevole, la colpì con la spada senza riconoscerla. La giovane emise un grido di dolore; presto Leucippo accorse e, non riconoscendo neppure lui nell'aggressiore il proprio padre, lo uccise. Disperato per questo delitto, Leucippo dovette necessariamente punirsi con l'esilio, e, ritiratosi presso Efeso, fondò la città di Cretineone, nella regione di Mileto. La leggenda è narrata in un poemetto di Ermesianatte di Colofone (sec. III a.C.).

LEUCO: figlio di Talo, che il padre aveva esposto alla nascita, ma che Idomeneo, re di Creta, aveva raccolto e allevato come un figlio. Allorché Idomeneo partì per la guerra di Troia, affidò il regno e la propria famiglia a Leuco, promettendogli la mano della figlia Clisitera. Ma Nauplio, che cercava di vendicarsi di tutti i capi greci per la morte del figlio Palamede, indusse all'adulterio anche la moglie d'Idomeneo, Meda. Essa si prese Leuco come amante e questi un giorno trascinò Meda e la figlia Clisitera fuori dal palazzo e le uccise nel tempio dove si erano rifugiate. Leuco indusse poi dieci città a rompere il patto d'alleanza col sovrano legittimo e usurpò il trono.
Durante il viaggio di ritorno da Troia, la flotta d'Idomeneo fu colta da una tempesta al largo di Creta. Il re fece voto di offrire a Poseidone la prima persona che avesse incontrata nel suo regno se vi fosse rientrato sano e salvo. Secondo alcuni questa persona fu suo figlio, secondo altri una delle sue figlie. Idomeneo stava per compiere il sacrificio quando una pestilenza si abbattè sulla regione e interruppe la cerimonia. Leuco aveva ormai una buona scusa per bandire Idomeneo che emigrò nella penisola Salentina e colà visse i suoi ultimi anni.