MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera L

Litierse, Lotofagi, Lupercali.

LITIERSE: figlio del re Mida, è "il Mietitore" per eccelenza. Offriva ospitalità ai viandanti, ma poi li costringeva a misurarsi con lui in una gara di mietutura. Se le forze venivano loro meno, li frustava e la sera, dopo aver vinto la prova, li decapitava e ne celava i corpi tra i covoni, cantando lugubri inni. Eracle si recò a Celene per portare aiuto al pastore Dafni, un figlio di Ermete, che dopo aver vagato dappertutto alla ricerca della sua diletta Pimplea, rapita dai pirati, la trovò infine tra le schiave di Litierse. Dafni fu sfidato alla gara di mietutura, ma Eracle prese il suo posto e vinse; decapitò allora Litierse con una falce e gettò il suo cadavere nel fiume Meandro. Quando a Dafni, non soltanto potè unirsi alla sua Pimplea, ma Eracle donò loro anche la terra di Litierse, come dote. In onore di Litierse, i falciatori frigi cantano ancora un funebre inno agreste, e Teocrito (X,41-45) recita così nell' Idillio dei Mietitori:
«Demetra, feconda i frutti, feconda le spighe, fa che la mietitura sia un lavoro facile e il raccolto sia il più possibile abbondante! Serrate le spighe, accovonatori, perché qualche passante non dica: ecco degli uomini che non valgono un fico secco! ecco un salario perduto!»

LOTOFAGI: Odisseo, durante il suo viaggio di ritorno da Troia, approdò alle terre di questa mitica popolazione dopo aver doppiato il capo Malea. I Lotofagi accolsero l'eroe ospitalmente, e gli diedero da mangiare un frutto che loro stessi usavano: il frutto del loto, che faceva perdere la memoria. Gli stessi compagni di Odisseo, gustandone, dimenticarono la patria e la famiglia, e non sentirono più il desiderio di ritornare a Itaca. Odisseo dovette allora costringerli a riprendere il mare.
Secondo gli antichi i Lotofagi si trovavano nell'Africa mediterranea, presso la Sirte Minore a sud dell'attuale Tunisia; altri invece li ponevano in Sicilia o nell'estremo occidente.

LUPERCALI: festa dell'antico calendario romano in onore di Fauno Luperco: cadeva il 15 febbraio. Tre ne erano i momenti principali: 1° sacrificio di una capra e di un cane, innanzi alla grotta lupercale che si apriva nel lato sud-ovest del Palatino verso il Velabro; 2° un rito, che sembra di iniziazione, di due giovani sodali luperci, appartenenti ai due collegi dei Quinziali e dei Fabiani, alla propria confraternita: il rito consisteva nel macchiarli in fronte con il sangue del coltello servito alla mattazione delle vittime e ad astergerli con un fiocco di lana intriso di latte, dopo di che i due giovani dovevano emettere uno scoppio di risa rituale; 3° corsa dei luperci nudi e armati di strisce (februa) ritagliate nella pelle del capro sacrificato, durante la quale percuotevano le donne che si offrivano al colpo per ottenere fecondità. A questa corsa circumambulatoria del Palatino, forse in origine rito sacromagico per salvaguardare il gregge dai lupi (Luperci, da lupum arceo), si aggiunse poi il culto di Fauno, dio pastorale venerato con il titolo di Luperco divenendo, attraverso il sodalizio dei Luperci, una festa pubblica purificatoria di tutta la città. La corsa durò fino al 494 dopo Cristo.