MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera M

Mida, Mileto.

MIDA: mitico re della Frigia, figlio del re Gordio e di Cibele.
Un giorno il vecchio satiro Sileno, un tempo pedagogo di Dioniso, si allontanò dal disordinato esercito dionisiaco e si addormentò, ubriaco fradicio, nel giardino di rose del re Mida. I giardinieri lo inghirlandarono di fiori e lo condussero dinanzi a Mida il quale, riconoscendo in lui il compagno di Dioniso, lo trattò gentilmente. Sileno narrò storie meravigliose di un continente che giaceva al di là del fiume Oceano, dove sorgevano belle città e abitavano Giganti sereni, dalla lunghissima vita, protetti da una perfetta legislazione. Una grande spedizione di uomini partì un giorno per attraversare l'Oceano e visitare gli Iperborei; ma, vedendo la triste condizione di questi mortali e saputo che la loro era la terra più bella del vecchio mondo, tutti rimasero disgustati e ritornarono ai loro luoghi d'origine. Tra gli altri prodigi, Sileno citò un gorgo vorticoso che nessuno potrà mai superare. Due corsi d'acqua vi scorrono vicini e gli alberi che crescono sulle rive del primo portano frutti che fanno piangere e gemere chi li mangia, mentre gli alberi che crescono sulle rive del secondo fiume recano frutti che ridonano la giovinezza ai vecchi. Mida, deliziato della fantasia di Sileno, lo trattenne per dieci giorni e dieci notti e poi ordinò a una guida di scortarlo fino al quartiere generale di Dioniso.
Dioniso, che si era assai preoccupato per la sorte di Sileno, ringraziò molto cortesemente e mandò a chiedere a Mida quale ricompensa desiderasse. Mida, benché fosse assai ricco, chiese al dio la facoltà di mutare in oro tutto ciò che avesse toccato. Purtroppo, non soltanto le pietre, i fiori e il mobilio del palazzo si trasformarono in oro, ma anche il cibo e l'acqua che egli si portava alla bocca. Mida, che era sul punto di morire di fame e di sete, supplicò perché il suo desiderio fosse annullato; al che Dioniso gli consigliò di lavarsi nella fonte del fiume Pàttolo, presso il monte Tmolo. Mida obbedì e subito fu liberato, e le acque del fiume Pàttolo da quel giorno rimasero cariche di pagliuzze d'oro.
Di un'altra disavventura Mida fu protagonista. Egli assistette alla famosa gara musicale tra Apollo e Marsia (o Pan), arbitrata dal dio fiume Tmolo. Tmolo consegnò il premio ad Apollo e, poiché Mida osò disapprovare il verdetto, Apollo lo punì facendogli crescere un paio di orecchie d'asino. Mida riuscì a nasconderle sotto il berretto frigio, ma il suo barbiere, accortosi di tale deformità, provò la irresistibile tentazione di palesarne il segreto, benché Mida gli avesse ingiunto di tacere, pena la morte. Il barbiere scavò dunque una buca sulla riva di un fiume e, assicuratosi che non vi fosse nessuno nei dintorni, vi sussurrò dentro: "Re Mida ha le orecchie d'asino!" Poi riempì la buca e se ne andò in pace finché ben presto spuntarono sul luogo alcune canne che, mosse dal vento, incominciarono a ripetere che il re Mida aveva le orecchie d'asino, rivelando così a tutti la mostruosa deformità. Quando Mida seppe che la sua vergogna era sulla bocca di tutti, condannò a morte il barbiere, che bevve sangue di toro e perì miseramente.

MILETO: re e fondatore dell'omonima città, figlio di Apollo e di Aria (figlia di Cleoco), che altri chiamano Deiona e altri ancora Tia. Crescendo il bimbo divenne un bellissimo fanciullo, allora Minosse cercò di violentarlo. Poiché Mileto mostrava di prediligere Sarpedone, Minosse lo scacciò da Creta ed egli salpò con una grande flotta alla volta dell'Asia Minore, dove fondò la città e il regno di Mileto. Altri, tuttavia, dicono che Minosse sospettò Mileto di volersi impadronire del regno; per non suscitare l'ira di Apollo si limitò a rimproverare il giovane che riparò in Caria di sua spontanea volontà. Qui il giovane re sposò la figlia del re Eurito, Idotea, dalla quale ebbe due gemelli, Bibli e Cauno. Una variante del mito lo dà come figlio di Apollo e di Acacallide (figlia di Minosse). In questa variante il bambino fu esposto, per paura di Minosse. Fu nutrito da una lupa e successivamente allevato dai pastori.
Il povero Mileto non fu un genitore felice, poiché la bellissima figlia Bibli si innamorò perdutamente del fratello Cauno. La giovane ninfa, tormentata dall'amore, rivelò al fratello la sua passione; questo, inorridito, fuggì via da Mileto e andò a fondare la città di Cauno in Caria. Sulla sorte di Bibli le versioni sono diverse: una dice che si impiccò a una quercia e che dalle sue lacrime fosse nata una sorgente; un'altra versione narra che Bibli, addolorata per il perduto amore, impazzì ed errò attraverso tutta l'Asia Minore. Nel momento in cui stava per precipitarsi dall'alto di una roccia, le Ninfe ne ebbero pietà e, dopo averla immersa in un sonno profondo, la trasformarono in una ninfa Amadriade e, dalla roccia dalla quale si voleva precipitare, fecero sgorgare una fonte alla quale fu dato il nome di "Lacrime di Bibli".