MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera M

Museo, Muzio Scevola.

MUSEO: mitico poeta e sacerdote greco, originario della Tracia. Secondo la leggenda, avrebbe introdotto in Attica la poesia assai prima dei tempi omerici. Fu detto discepolo (e da taluni anche figlio) di Orfeo; altri lo connettono, con diversa parentela, a Lino e ad Eumolpo, tutti vati dell'antica Tracia, regione dalla quale sarebbero venuti alla Grecia i primi germi di poesia e i primi poeti. A Museo si attribuivano inni, carmi espiatori e vaticini, raccolti poi, e anche guastati e contraffatti, da Onesicrito; ma i carmi che vanno sotto il suo nome sono apocrifi e di fattura recente.
Gli si attribuisce l'introduzione in Attica dei misteri d'Eleusi. Ai tempi di Eracle, ai Misteri Eleusini erano ammessi soltanto gli Ateniesi, e nessuno vi poteva essere ammesso con le mani sporche di sangue. Eracle, per il suo massacro dei Centauri, fu iniziato ai Misteri da Museo, mentre Teseo gli faceva da padrino. Tuttavia Eumolpo, fondatore dei Grandi Misteri, aveva decretato che nessuno straniero vi poteva essere ammesso e perciò gli Eleusini, restii a rifiutare la richiesta di Eracle, e però dubitando che la sua adozione da parte di Pilio facesse di lui un vero Ateniese, stabilirono in suo onore i Piccoli Misteri; altri dicono che Demetra stessa onorò Eracle istituendo i Piccoli Misteri in quell'occasione.

MUZIO SCEVOLA: leggendario eroe romano che durante l'assedio di Roma attuato dagli Etruschi decise d'uccidere il loro re Porsenna di Chiusi. Indossò abiti etruschi e s'infiltrò nel campo nemico; ma, non conoscendo il re, per errore uccise il suo segretario. Arrestato ed esortato a far conoscere i suoi complici, per dimostrare la sua indifferenza di fronte ai tormenti, stese la mano destra sopra un braciere ardente destinato alla celebrazione d'un sacrificio, e impassibile lasciò che bruciasse. Pieno d'ammirazione, Porsenna fece portar via il braciere e restituì al suo nemico la spada che gli era stata tolta. Muzio dichiarò (mentendo) che trecento Romani si nascondevano nel campo aspettando l'occasione di riuscire nell'impresa da lui fallita, e che egli era stato semplicemente designato dalla sorte per un primo tentativo. Spaventato, Porsenna stipulò un armistizio con Roma, e l'assedio fu tolto.
Da questo fatto gli venne il soprannome di Scevola, cioè "mancino", che poi tutti i Muzio conservarono. In realtà, il congnome proviene da un amuleto detto scaevola, che si portava contro la iettatura, interpretato erroneamente come mancino, cioè privo della mano destra, attribuendone l'origine al leggendario atto eroico di Gaio Mucio.