MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera N

Nauplio, Nausicaa.

NAUPLIO: 1. Principe di Argo ed eccellente navigatore, è detto figlio di Poseidone e della danaide Amimone; ebbe due figli: Nausimedonte "il Signore della nave", ed Eaco il Pilota. Secondo tardi mitografi partecipò alla spedizione degli Argonauti, e quando Tifi, il timoniere dell'Argo, si ammalò e morì presso il re Lico, nel paese dei Mariandini, sulle rive del Ponto Eusino, Nauplio si offrì di sostituirlo al timone, ma fu prescelto Anceo e si rivelò abilissimo. Fu fondatore della città di Nauplia. Da grande navigatore quale egli era inventò il modo di stabilire le rotte facendo riferimento all'Orsa Maggiore. Egli fu l'avo di Nauplio il Naufragatore, che soleva fare fracassare le navi sugli scogli attirandole con false segnalazioni di fuochi.

NAUPLIO: 2. Re di Eubea o di Argo, e padre di Eace e di Palamede. Non si incontra in Omero, ma nei poeti ciclici e in altre fonti. Nauplio è l'eroe navigatore per eccellenza, e i re si servirono più volte di lui per mandare in esilio questo o quel membro della loro famiglia a loro sgradito. Così Aleo, re di Tegea e padre di Auge, gli affidò la giovane che era stata sedotta da Eracle, con il compito di farla annegare. Nauplio, seguendo le istruzioni ricevute, partì con Auge per Nauplia; ma sul monte Partenio Auge fu colta dalle doglie e diede alla luce il piccolo Telefo. Nauplio non aveva l'intenzione di affogare una principessa che poteva vendere per altissimo prezzo al mercato degli schiavi; cedette dunque Auge a certi mercanti che erano da poco giunti a Nauplia e che, a loro volta, la vendettero a Teutrante, re di Teutrania in Misia.
Catreo, per paura dell'oracolo che l'aveva avvertito ch'egli sarebbe morto per mano di uno dei suoi figli, sorprese un giorno Erope mentre accoglieva un suo amante nel palazzo; stava per gettarla in pasto ai pesci allorché, commutando la sentenza di morte dietro preghiera di Nauplio, la vendette come schiava a Nauplio stesso, per un prezzo nominale, assieme alla sorella Climene, che egli sospettava tramasse contro la sua vita; impose tuttavia come condizione che né l'una né l'altra tornassero mai più in Creta. Nauplio diede Erope ad Atreo, e sposò Climene da cui ebbe due figli, Eace e Palamede.
Più tardi, suo figlio Palamede si ricongiunse all'esercito greco contro Troia, ma ben presto, egli fu lapidato a morte come traditore. Quando Nauplio ebbe la dolorosa notizia, salpò per Troia e chiese soddisfazione; ma non ottenne nulla da Agamennone che era stato consigliato da Odisseo e godeva della fiducia di tutti i capi greci. Così Nauplio ritornò in Grecia col figlio superstite Eace e diffuse false voci tra le mogli degli assassini di Palamede, dicendo che i mariti, prossimi a ritornare da Troia, conducevano seco concubine che avrebbero sostituito le legittime spose. Alcune di codeste infelici si uccisero; altre commisero adulterio, come la moglie di Agamennone, Clitennestra, che si unì a Egisto; ed Egialea, moglie di Diomede, che si unì a Comete figlio di Stenelo; e Meda, moglie di Idomeneo, che si unì a un certo Leuco; ma costui un giorno trascinò Meda a la figlia di lei, Clisitira, fuori del palazzo e le uccise nel tempio dove si erano rifugiate.
Né fu questa la sola vendetta. Egli infatti, avvertito che una parte della flotta greca ritornando dall'assedio di Troia era stata dispersa da una tempesta presso le coste dell'Eubea, ordinò che nottetempo fossero accesi fuochi fra gli scogli delle sua isola, affinché le navi greche, ritenendoli lumi dei porti, vi urtassero contro. Di fatto le navi si spezzarono e gli equipaggi perirono. Ma la nave che portava Odisseo, autore dell'uccisione di Palamede, l'unica di cui Nauplio desiderava la rovina, si salvò, risospinta dalla tempesta in alto mare. Saputo ciò, Nauplio, disperato, si uccise. Altri dicono che Zeus volle punire questo crimine e Nauplio, attirato dalla luce di un falso faro, andò incontro alla morte molti anni dopo.

NAUSICAA: figlia di Alcinoo, re dei Feaci, e della regina Arete, è la protagonista di uno degli episodi più celebri e più belli dell'Odissea.
Odisseo approda, esausto, all'isola di Drepane, allora abitata dai Feaci. Giace all'ombra di due arbusti presso un ruscello, si ammucchia foglie secche sul corpo e cade in un sonno profondo. Durante il sonno, Atena invia un sogno a Nausicaa: la fanciulla sogna che una delle sue amiche le rimprovera la sua negligenza, e l'invita ad andare al fiume a lavare la biancheria di tutta la famiglia. Il mattino seguente la bella Nausicaa si reca a fare il bucato alla foce del fiume, con alcune ancelle, su una carretta trainata da muli. Le giovani cominciano a lavare la biancheria e, nell'attesa che questa si asciughi sull'erba, si mettono a giocare a palla. La palla sfugge loro e cade nell'acqua; le fanciulle lanciano un grido e Odisseo si desta. Non ha vesti addosso, e, coprendo la sua nudità con un fronzuto ramo di olivo, si fa avanti. Le ancelle fuggono spaventate, ma Nausicaa rimane sul posto. Odisseo pronunzia parole così dolci che Nausicaa lo prende sotto la sua protezione: gli dà da mangiare, gli offre delle vesti e gli indica la strada che conduce al palazzo, ed ella stessa fa ritorno con le ancelle sulla carretta. Quando Odisseo giunge alla reggia, Nausicaa, conquistata e insieme raccolta nel suo vaghissimo sogno d'amore, promette di presentare l'eroe ai genitori e di fare del tutto perché egli sia aiutato a ritornare in patria. Alcinoo accoglie Odisseo con gentile ospitalità e, dopo averlo riconfortato e aver ascoltato, nel corso di un banchetto, il lungo racconto delle sue avventure, gli offre la mano della figlia, ma Odisseo rifiuta poiché è già sposato e desidera ritornare da Penelope. Alcinoo allora lo colma di regali e lo rimanda a Itaca con una bella nave.