MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera N

Notte, Numa Pompilio.

NOTTE: divinitÓ primordiale sorta dal Caos insieme ad Erebo, Gea, Tartaro ed Eros. Dall'unione di Erebo e Notte traggono origine Cielo e Giorno. Secondo Esiodo la notte Ŕ madre di Ypnos ("il sonno") e Thanatos ("la morte"), e di qui forse deriva la concezione di una doppia natura della Notte: come dispensatrice di un benefico riposo ai mortali affaticati e come generatrice di tristi divinitÓ simboleggianti le pene che affliggono l'uomo (Moire, Chere, Erinni, Nemesi, ecc.), per cui veniva spesso rappresentata come donna dall'aspetto severo avente nelle braccia due bambini, uno bianco, simbolo del sonno, e uno nero, simbolo della morte. La Notte Ŕ una dea che si impone persino al rispetto di Zeus. Quando il dio voleva scacciare Ypnos dall'Olimpo, la Notte protesse il figlio e Zeus dovette accondiscendere al suo volere. La Notte veniva dai Greci fatta risiedere nell'estremo Occidente, al di lÓ dell'Atlante.

NUMA POMPILIO: secondo re di Roma, succeduto a Romolo dopo un anno d'interregno per designazione del Senato. Era di origine sabina, figlio di Pompone e marito di Tazia, figlia di Tito Tazio. Si favoleggi˛ che avesse avuto per maestro Pitagora, che gli fu in realtÓ di non poco posteriore, e come consigliera, in materia religiosa e legislativa, la ninfa Egeria che sarebbe stata con lui a segreti colloqui nella grotta delle Camene, vicino a una fonte sacra. Si valse della religione per guidare gli uomini all'obbedienza civile, e la tradizione attribuisce a lui tutte le istituzioni religiose, come a Romolo quelle politiche e militari. Le istituzioni di Numa sono in complesso analoghe a quelle di altre popolazioni latine e italiche, nÚ si presentano come una creazione organica di un determinato legislatore. Secondo la tradizione avrebbe anche stabilito le norme di diritto sacro e fissato il calendario, con la distinzione dei giorni fasti e nefasti e aggiungendo due mesi (gennaio e febbraio) al calendario di dieci mesi istituito da Romolo. Tutto il suo regno Ŕ pieno di prodigi e di opere benefiche per gli uomini; stabilý premi per l'agricoltura per rendere laboriosi e felici i cittadini, e rese sacri i confini della proprietÓ. Il tempio da lui innalzato a Giano rimase sempre chiuso, perchÚ la guerra non turb˛ mai il suo lungo regno Gli si attribuiva anche il merito di avere valorizzato in Roma le arti e i mestieri. Non vi Ŕ prova di un culto di Numa, nÚ il nome ha alcuna caratteristica del divino.
Durante il regno di Numa Pompilio un sacro scudo, l'Ancile, venne fatto cadere da Giove dal cielo come simbolo della salvezza di Roma. Numa ne fece costruire altri undici e li nascose nella reggia, mettendo i sacerdoti (i Sali) a loro guardia. Secondo la leggenda Numa riuscý a chiamare Giove dal cielo usando i poteri magici rivelatigli da Fauno e Pico, le due divinitÓ rurali che aveva catturato mescolando all'acqua della fonte, alla quale bevevano, del miele e del vino. Ottenuta la presenza di Giove gli chiese di rinunciare ai sacrifici umani.
Si attribuiscono a Numa vari figli, Pompeo, Pino, Calpo e Mamerco, ciascuno dei quali sarebbe l'antenato di una gens romana. Aveva anche una figlia, Pompilia, avuta o da Tazia, o da Lucrezia, ch'egli spos˛ dopo l'accesso al trono. Pompilia spos˛ un certo Marzio, un Sabino che accompagn˛ Numa a Roma, dove entr˛ in Senato. Il figlio di Pompilia, Anco Marzio, nacque, si dice, cinque anni prima della morte di Numa e divenne il quarto re di Roma.
Numa morý estremamente vecchio, e fu sepolto sulla riva destra, sul Gianicolo, e contemporaneamente venivano messi accanto a lui, in una bara separata, i libri sacri ch'egli aveva scritto personalmente.