MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera P

Palici, Palinuro, Pallade, Palladio.

PALICI: divinità sotterranee, protettrici della zona vulcanica della piana di Catania. Sono dèi gemelli, figli di Zeus e della ninfa Talìa. Mentre era incinta, Talìa, per sottrarsi alla persecuzione della gelosissima Era, si fece nascondere da Zeus sottoterra e, a tempo debito, vide uscire dal suolo i suoi due figli, due gemelli che furono chiamati Palici dalle parole greche: pàlin ikèsthai, che vogliono dire nati due volte, cioè da Talìa e dalla terra. Essi professavano l'arte degli indovini e il tempio dove rendevano i loro oracoli, era situato presso il lago di Naftìa, non lontano da Palagonìa (Catania); dal lago scaturiva una sorgente d'acqua calda sulfurea, che la superstizione credeva fosse stata culla dei due gemelli. Sulla sponda del laghetto, quando sorgeva qualche lite fra gli abitanti del luogo, si usava asseverare con giuramento i termini della controversia. Allorché qualcuno voleva affermare qualcosa con un giuramento, scriveva il giuramento su di una tavoletta che poi gettava nell'acqua del lago. Se la tavoletta galleggiava, il giuramento era vero; se andava a fondo, si era spergiuro. Si diceva inoltre che i Palici accecavano i mentitori che li invocavano falsamente. Nel tempio dei Palici si rifugiavano pure gli schiavi maltrattati dai padroni; e a questi era proibito di andarli a riprendere, se non dopo aver prestato giuramento, in nome dei fratelli Palici, di trattare con umanità e dolcezza i propri dipendenti. Il tempio-santuario fu centro del movimento nazionale sotto Ducezio (459 a. C.), durante la rivolta degli schiavi (204 a. C.), e loro asilo nella seconda guerra servile.

PALINURO: pilota della nave di Enea. Quando la flotta partì dalla Sicilia per raggiungere l'Italia, Venere pregò supplichevolmente Nettuno affinché rendesse sicuro e privo di pericoli l'ultimo tratto di mare che ancora separava i Troiani dalla terra promessa. Nettuno promise, assicurando la dea che un solo uomo si sarebbe perduto. Sopraggiunta la notte, mentre tutti riposavano, il dio del sonno scese silenzioso verso il fedele Palinuro, il solo che ancora vegliava sulla nave ammiraglia; ma l'infelice nocchiero, dopo deboli e vani tentativi di resistenza, vinto dal sonno, cadde in mare spinto con urto tremendo dal dio ingannatore. Poco dopo Enea si accorse dell'incerto vagare della nave e, vista la sparizione del caro e fedele amico, si sostituì a lui piangendo la sua indegna e immatura fine. Ma lo rivide quando, accompagnato dalla Sibilla di Cuma, scese agli Inferi e sulle rive dello Stige, tra la folla dei morti rimasti senza sepoltura, scorse Palinuro, il quale ancora inconsapevole della sorte che gli era toccata, raccontò che mentre stava appoggiato al timone per regolare la rotta, questo si staccò di colpo ed egli, caduto in mare, per tre giorni e tre notti nuotò disperatamente tra i flutti. All'alba del quarto giorno riuscì a mettere piede sul suolo italico, ma la selvaggia popolazione del luogo lo assalì lasciando il suo cadavere insepolto sul lido, in balia dei flutti e dei venti. Palinuro chiese ad Enea, quando sarebbe tornato sulla terra, di recarsi al porto di Velia e di gettare un po' di terra sul suo corpo. La Sibilla lo confortò assicurandogli che quelli stessi che l'uccisero, spinti da prodigi terribili, avrebbero dato ben presto sepoltura alla sua spoglia, e che avrebbero eretto un tempio sul promontorio, detto capo Palinuro, estrema sporgenza della pseudopenisola del Cilento, fra i due golfi di Salerno e di Policastro. Si calmò allora l'angoscia nella pallida faccia di Palinuro, confortato dal pensiero di quella terra che avrebbe eternato il suo nome.

PALLADE: epiteto della dea Atena, conosciuta spesso col nome di Pallade Atena. Apollodoro racconta che Atena, nata da Zeus e allevata dal dio-fiume Tritone, ancora fanciulla, uccise accidentalmente la sua compagna di giochi Pallade, figlia del fiume Tritone, mentre si era impegnata con lei in uno scherzoso combattimento, armata di lancia e di scudo. Zeus, per distrarne l'attenzione, abbassò il suo scudo tra le due contendenti, mentre Pallade stava per colpire Atena. In segno di lutto, Atena aggiunse il nome di Pallade al proprio. In suo onore avrebbe edificato il Palladio.

PALLADIO: Quando nacque Atena, la dea fu allevata da Tritone, che aveva una figlia, Pallade. Le due fanciulle si esercitavano insieme nell'arte della guerra; un giorno, mentre facevano una sfida amichevole e Pallade stava per tirare un colpo, Zeus si preoccupò per Atena, e abbassò il suo scudo per proteggerla: così Pallade si distrasse per la sorpresa, fu colpita da Atena e mori. La dea, angosciata per la morte dell'amica, fece una scultura di legno con il suo ritratto, le fissò davanti lo scudo che aveva impaurito la fanciulla, pose l'immagine vicino a Zeus e le tributò onori. Ma il giorno che Elettra, violata da Zeus, si rifugiò presso il Palladio, Zeus lo gettò nella regione di Troia, insieme alla fanciulla. In seguito Ilo (fondatore di Troia) costruì un tempio per il Palladio, e gli rese grandi onori. (Apollodoro, Biblioteca III, XII 102 ss.). Il Palladio divenne così un oggetto di culto e magico protettore della città a condizione che fosse conservato all'interno della cinta muraria. Durante la guerra di Troia l'indovino Calcante vaticinò che era necessario catturare Eleno (anche lui indovino) perché era a conoscenza degli oracoli che avrebbero consentito la presa della città. I greci catturano Eleno e lo costrinsero a rivelare gli oracoli: Troia sarebbe caduta se i Greci sarebbero riusciti a trafugare il sacro Palladio caduto dal cielo. Infatti, finché la statua si trovava dentro la città, era impossibile espugnarla. E fu subito dopo che Ulisse trafugò il Palladio che Troia fu espugnata e devastata.