MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera P

Pallante, Pallantidi, Pan.

PALLANTE: 1. Titano figlio di Crio ed Euribia, fratello di Perse e d'Astreo. Si unì con la figlia maggiore d'Oceano, Stige, la quale gli generò Zelo (la Gelosia), Nike (la Vittoria), Crato (la Forza) e Bia (la Violenza). Combattè con gli altri Giganti contro Zeus.

PALLANTE: 2. Gigante alato dall'aspetto di un caprone, figlio di Gea e del Tartaro, padre, secondo certi autori, della dea Atena. Egli tentò di usare violenza alla propria figlia; ma la dea, strappategli le ali che si applicò alle spalle, e la pelle con cui si fabbricò l'egida, aggiunse il nome di Pallade al proprio, a meno che, come altri sostengono, l'egida non fosse stata fatta con la pelle della Gorgone Medusa, che Atena scorticò dopo che Perseo l'ebbe decapitata.

PALLANTE: 3. Figlio del re ateniese Pandione, si impadronì con i fratelli Egeo, Lico e Niso dell'Attica; nella divisione delle terre conquistate gli toccò la parte meridionale della penisola. I suoi cinquanta figli, cosiddetti Pallantidi, avendo tentato di detronizzare Egeo loro zio, furono sconfitti dal cugino Teseo, che consolidò il trono di suo padre.

PALLANTE: 4. Re d'Arcadia, figlio di Licaone e antenato di Evandro, che, secondo la tradizione, sarebbe stato figlio di Egeo e sarebbe emigrato in Arcadia dopo essere stato cacciato da Atene dal fratello. In Arcadia avrebbe fondato la città di Pallanzio, da dove si sarebbe mosso Evandro per la colonizzazione del Lazio.

PALLANTE: 5. Figlio dell'arcade Evandro; inviato dal padre in aiuto di Enea con 400 cavalieri, venne ucciso da Turno. Fu sepolto con grandi onori sul Palatino ed Enea gli fece celebrare solenni funerali e lo vendicò sconfiggendo e facendo morire il suo successore. Venne considerato il primo giovane eroe caduto per la magnificenza di Roma.

PALLANTIDI: erano i 50 figli di Pallante, fratello di Egeo re di Atene. Avevano la loro sede a Pallanteo (città fondata dal loro padre). Pallante e i suoi cinquanta figli, i quali da tempo sostenevano che Egeo non era un vero Eretteide né poteva avanzare pretese al trono, si ribellarono apertamente quando videro le loro speranze di governare in Atene minacciate dal loro cugino Teseo. Essi divisero le loro forze: Pallante con venticinque dei suoi figli marciò sulla città partendo da Sfetto, mentre gli altri venticinque prepararono un'imboscata a Gargetto per prendere i nemici alle spalle. Ma Teseo, informato da un araldo chiamato Leo, della tribù degli Agni, balzò sui guerrieri in agguato e li sterminò. Quando Teseo succedette al padre suo Egeo sul trono di Atene, rafforzò il proprio potere mettendo a morte quasi tutti i rivali, salvo Pallante e quanti dei suoi cinquanta figli erano sopravvissuti. Alcuni anni dopo, tuttavia, egli uccise anche costoro per misura precauzionale. Per espiare questa uccisione dei Pallantidi, si diceva che Teseo era stato esiliato da Atene e aveva dovuto trascorrere un anno a Trezene.

PAN: è un dio particolare, è infatti l'unico a non essere immortale. Dio dei pastori e delle greggi, divinità dei boschi, dei campi e della fertilità. Certuni dicono che Ermete generò Pan in Driope; o nella ninfa Enide; o in Penelope, moglie di Odisseo, che egli coprì sotto forma di ariete; oppure nella capra Amaltea. Si dice che Pan appena nato fosse così brutto a vedersi, munito di corna, di barba e di piedi caprini. La madre fuggì atterrita, ma il padre lo portò sull'Olimpo, dove fu chiamato Pan perché il suo strano aspetto aveva rallegrato tutti gli dèi. Altri ancora vogliono che Pan fosse figlio di Crono e di Rea o di Zeus e di Ibris, benché qusta sia la versione più improbabile.
Cresciuto in Arcadia, egli si compiaceva della vita dei boschi, dove abitava insieme con le ninfe Oreadi, i Satiri e i suoi figli chiamati Pani o Panischi. Egli era, in complesso, pigro e di buon carattere, aiutava chiunque avesse bisogno di lui. Nulla gli piaceva più della siesta pomeridiana e si vendicava di chi veniva a disturbarlo lanciando dal fondo di una grotta o dal folto di un bosco un urlo tale da creare il timore panico. Si narra anche che Pan avesse spaventato i Giganti durante la battaglia contro gli dèi con un grande urlo che li terrorizzò. Si compiaceva inoltre della danza e del suono della zampogna, strumento musicale dei pastori, del quale gli si attribuiva l'invenzione. Si raccontava anzi che, invaghito di una ninfa. chiamata Siringa, la inseguisse per i monti; quando già stava per essere raggiunta, la ninfa giunta al fiume Ladone si accorse disperata di non poterlo attraversare e invocò l'aiuto di Gea, che la tramutò in una canna palustre: il suono che da essa usciva al soffiar del vento suggerì al Nume l'idea di formarne uno strumento musicale. Pan allora tagliò la canna in pezzi di diverse lunghezze che legò insieme e, dal nome della ninfa, chiamò Siringa (in greco = zanpogna).
Grande amante del sesso ebbe numerose avventure con diverse ninfe tra le quali Eco, che gli generò Iunce, ed Eufeme, nutrice delle Muse, che gli generò Croto, il Sagittario dello Zodiaco. Ebbe un infelice amore per Narciso. Pan si vantava inoltre di essersi accoppiato con tutte le Menadi ubriache di Dioniso. Un giorno tentò di sedurre la casta Piti, che riuscì a sfuggirgli soltanto trasformandosi in un albero di fico; e Pan se ne appese al collo un ramo a guisa di scapolare. Il suo più grande amore fu rivolto a Selene, ma la dea non gradiva quel dio sporco e peloso, allora Pan nascose la sua figura sotto un vello bianco e profumato, Selene non riconoscendolo accettò di cavalcarlo e lasciò che egli godesse di lei a suo piacimento.
Gli dèi dell'Olimpo, pur disprezzando Pan per i suoi modi rozzi, ne sfruttavano le capacità. Apollo imparò da lui l'arte della profezia ed Ermete copiò lo zufolo che Pan aveva lasciato cadere: si vantò poi di averlo inventato e lo vendette ad Apollo. Un mito narra che quando gli dèi inseguiti da Tifone si rifugiarono in Egitto, si mutarono in animali per nascondersi. Soltanto Atena non si mosse e rimproverò Zeus per la sua codardia finché costui, riassumendo le sue vere sembianze, affrontò Tifone. Il mostro però lo avvolse nelle sue mille spire e gli tagliò i tendini delle mani e dei piedi e li nascose nella grotta di Coricia, in una pelle d'orso presso la quale montava la guardia Delfine, su sorella. Ermete e Pan si recarono segretamente alla grotta, dove Pan terrorizzo Delfine con un improvviso orribile urlo, mentre Ermete abilmente sottraeva i tendini per rimetterli nelle membra di Zeus.
Il culto di Pan sarebbe entrato in Attica solo dopo la battaglia di Maratona. Si narra, infatti, che quando Fedippide corse da Atene a Sparta a chiedere aiuti al tempo della battaglia di Maratona (490 a. C.), mentre attraversava il monte Pertenio in Arcadia, venisse chiamato per nome dal dio e interrogato sul motivo per cui gli Ateniesi non lo veneravano, nonostante fosse stato sempre generoso con loro. Quindi, dopo la vittoria di Maratona, da cui i Persiani fuggirono in preda al "timor panico", ad Atene gli venne eretto un altare e in onore di Pan vennero svolti sacrifici e feste. Come dio degli armenti, era responsabile della loro fertilità e per questo quando gli armenti non si riproducevano in modo soddisfacente, una statua del dio veniva frustata con della scilla. Gli attributi ordinari di Pan sono una siringa, un bastone da pastore, una corona di pino o un ramoscello di pino in mano.
Presso i Romani si fuse con il dio Fauno anch'egli protettore dei pascoli e del bestiame, oppure col dio dei "boschetti", Silvano. Sua paredra fu Fauna assimilata alla Bona Dea. A Pan venne più tardi riannodata la festa dei Lupercali.