MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera P

Peante, Pegaso.

PEANTE: figlio di Taumaco o di Filaco e padre di Filottete. Figura tra gli Argonauti, ma vi ha una parte secondaria. Una tradizione gli attribuisce tuttavia la vittoria su Talo, onore di solito riservato a Medea.
Quando gli Argonauti raggiunsero Creta, non riuscirono a sbarcare per colpa di Talo, la sentinella di bronzo, opera di Efesto, che bersagliò l'Argo con delle pietre. Medea blandì il mostro con voce soave e gli promise l'immortalità se beveva una certa pozione; si trattava in verità di un soporifero e, mentre il mostro dormiva, Medea estrasse il chiodo di bronzo che turava l'unica vena di Talo (una vena che gli correva dalla nuca alle caviglie), e il mostro morì dissanguato. Altri dicono, che Pallante lo uccise scoccandogli una freccia nel tallone.
Peante accompagnò Eracle nei suoi ultimi istanti sul monte Eta. Secondo certi nitografi, allorché Eracle saliva sul rogo funebre e dava ordine che vi fosse appiccato il fuoco, nessuno osò obbedire, finché Peante che passava di lì per caso ordinò a Filottete, il figlio che aveva avuto da Demonassa, di fare ciò che Eracle gli chiedeva. Filottete accese la pira e, in segno di gratitudine, Eracle gli lasciò la sua faretra, il suo arco e le sue frecce.
Anni dopo, quando Calcante profetizzò che Troia non sarebbe caduta senza l'aiuto dell'arco e delle frecce di Eracle, Odisseo e Diomede furono incaricati di salpare per Lemno e di andarli a chiedere a Filottete, che ne era il possessore. Odisseo riuscì con l'inganno a strappare a Filottete l'arco e le frecce dell'eroe, ma Diomede non volle essere implicato in quel furto e consigliò Filottete di pretendere la restituzione del maltolto. A questo punto intervenne il dio Eracle che disse a Filottete di andare con loro a Troia, dove avrebbe ucciso Paride, preso parte al saccheggio della città e portato in patria un ricco bottino, riservando però la parte migliore al padre Peante. Gli raccomandò inoltre: "Non potrai entrare in Troia senza Neottolemo figlio di Achille né egli potrà entrarvi senza di te!".

PEGASO: figlio di Poseidone e di Medusa.
Perseo volò verso occidente, fino alla terra degli Iperborei, dove trovò le Gorgoni addormentate. L'eroe fissò lo sguardo sull'immagine di Medusa riflessa nello scudo, Atena guidò la sua mano ed egli con un solo colpo di falcetto decapitò il mostro; allora, con sua grande sorpresa, vide balzar fuori dal cadavere il cavallo alato Pegaso e il guerriero Crisaore, con una falce dorata in mano. Pegaso viveva sul monte Elicona, e colà, battendo al suolo il suo zoccolo lunato, aveva fatto sgorgare per le Muse la fonte Ippocrene, le cui acque donavano l'estro poetico.
Sull'incontro di Bellerofonte con Pegaso le tradizioni variano. Pegaso in quel periodo non si trovava in Elicona, ma Bellerofonte lo rintracciò sull'Acropoli presso un'altra delle sue fonti, la fonte Pirene, e gli passò sopra il capo una briglia d'oro, dono di Atena. Ma altri dicono che Atena consegnò a Bellerofonte il cavallo già imbrigliato, e altri ancora che fu il padre suo Poseidone a consegnarglielo. Grazie a questo cavallo alato, Bellerofonte potè compiere diverse imprese. Riuscì a sopraffare la Chimera piombandole addosso a cavallo di Pegaso, trafiggendola con le frecce e poi conficcandole tra le mascelle un pezzo di piombo che aveva infilato sulla punta della lancia. L'alito infuocato della Chimera fece sciogliere il piombo che le scivolò giù per la gola bruciandole gli organi vitali. Riportò la vittoria, da solo, contro i bellicosi Solimi e le loro alleate, le Amazzoni, volando alto, fuori portata dal tiro delle frecce, e lasciando cadere grosse pietre sulle loro teste.
Bellerofonte, secondo la tragedia di Euripide andata perduta e che portava il suo nome, avrebbe voluto competere con gli dèi raggiungendo il cielo in groppa a Pegaso; ma Zeus incollerito mandò un tafano a pungere il cavallo che lo disarcionò. Bellerofonte cadde ingloriosamente sulla terra. Pegaso raggiunse tuttavia l'Olimpo, e Zeus si servì di lui come bestia da soma per trasportare i tuoni e i lampi; quanto a Bellerofonte, precipitato in un roveto, vagò a lungo sulla terra, zoppo, cieco, solo e maledetto, sempre evitando le strade battute dagli uomini, finché la morte lo colse.