MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera P

Penteo, Pentesilea, Perifante.

PENTEO: figlio di Agave e di Echione che era uno degli Sparti nati dai denti del drago ucciso da Cadmo.
Agave, madre di Penteo, era sorella di Semele madre di Dioniso, quindi i due erano cugini. Dioniso, dopo aver conquistato l'Asia, decise di tornare nella natia Tebe per imporvi il suo culto e punire le sorelle della madre, particolarmente Agave, per le calunnie che avevano proferito un tempo contro Semele. Vinta ogni opposizione in Tracia, Dioniso passò in Beozia, dove visitò Tebe e invitò le donne a unirsi alle sue feste notturne sul monte Citerone. Penteo, re di Tebe, senza ascoltare i prudenti consigli del nonno Cadmo e tutti gli ammonimenti dell'indovino Tiresia, si oppose tenacemente ai riti orgiastici di Dioniso, che riteneva molto scomvenienti, lo arrestò unitamente alle Menadi, ma improvvisamente impazzito, invece di mettere in ceppi Dioniso mise in ceppi un toro. Le Menadi fuggirono di nuovo e si dispersero furibonde lungo le pendici del monte. Penteo allora si recò di persona sul monte Citerone per spiare le donne di Tebe ed essere testimone degli eccessi ai quali esse si abbandonavano, e si nascose in un pino. Ma le donne lo scorsero nascosto tra i rami e, accese dal vino e dalla frenesia bacchica, lo fecero a brani. Agave, guidava le forsennate, e fu lei che lo scambiò per un cinghiale e lo uccise facendo poi strazio del suo cadavere insieme con le sorelle Ino e Antonoe. Impadronitasi della testa, la conficcò in cima ad un tirso, poi ritornò a Tebe portando fieramente quella che credeva fosse la testa di una bestia feroce. In città fu disingannata da Cadmo, e si accorse che colui ch'ella aveva ucciso non era una belva ma il proprio figlio.
La leggenda di Penteo, che adombra forse le ostilità incontrate dal culto bacchico nella sua diffusione in Grecia, è narrata da Euripide nella tragedia Le Baccanti, e da Ovidio nelle Metamorfosi e si trova illustrata nella pittura pompeiana.

PENTESILEA: figlia di Ares e di Otrera, fu regina delle Amazzoni.
Aveva cercato scampo in Troia fuggendo alle Erinni di sua sorella Ippolita che essa aveva ucciso per errore con una freccia durante una battuta di caccia, oppure, come sostengono gli Ateniesi, nel corso della rissa che seguì alle nozze di Teseo e Fedra. Purificata da Priamo, nacque un legame di solidarietà, per cui nella guerra dei Greci contro Troia, Pentesilea parteggiò per i Troiani alla testa di un contingente di Amazzoni. Essa si distinse in battaglia uccidendo molti Greci. Più di una volta respinse Achille dalle mura di Troia. Si narrava che, scontratasi in battaglia con Achille, fu da questo colpita a morte; ma l'eroe, dopo averle strappato l'armatura, vide il suo corpo e, colpito dalla sua bellezza, se ne innamorò e la pianse dolorosamente; anzi uccise Tersite che irrideva al suo dolore e insultava il cadavere.
In un mito più tardo, ad Achille e Pentesilea venne attribuito un figlio, Caistro.

PERIFANTE: antichissimo re dell'Attica, famoso per la sua giustizia e la sua devozione religiosa. Offriva molti sacrifici ad Apollo ed era giusto giudice in molti processi. Il suo governo era da tutti ben accolto e il merito delle sue opere indusse gli uomini a compiere per lui i sacrifici e il culto destinati a Zeus. Questi ne fu irritato e aveva deciso di ridurre in cenere Perifante e la sua casa con un colpo di fulmine, quando intervenne Apollo a pregarlo di non annientare un uomo che gli rendeva grandi onori. Il dio si rassegnò alla preghiera di Apollo e si recò a far visita a Perifante, e sorprendendolo in dolci atteggiamenti con la moglie lo trasformò in aquila. La donna non volendo vivere senza il marito, pregò Zeus di trasformare anche lei in uccello e Zeus esaudendola la mutò in una varietà di falco. Dato che in vita era stato un uomo giusto e pio, Zeus gli conferì la regalità su tutti gli uccelli e il compito di far la guardia allo scettro sacro.