MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera R

Racio, Radamanto, Ramnete, Rea.

RACIO: re della Caria, figlio di Lebe. Sposò Manto, figlia di Tiresia, la quale ereditò dal padre il dono della profezia. Racio emigrò da Creta a Colofone nella Ionia, dove incontrò Manto che, per ordine di Apollo, lasciò Tebe dopo la conquista della città da parte degli Epigoni, discendenti diretti dei Sette. Dalla loro unione nacque l'indovino Mopso (che certi mitografi sostengono essere d'Apollo), celebre per la sua rivalità con Calcante figlio di Testore.

RADAMANTO: figlio di Zeus e d'Europa, fratello di Minosse e Sarpedone. Una tradizione locale faceva di Radamanto un figlio di Efesto, a sua volta figlio di Talo; costui era figlio di Crete, l'eponimo di Creta.
Quando Zeus la lasciò, Europa sposò Asterio re di Creta; ma le nozze si rivelarono sterili e Asterio adottò Minosse, Radamanto e Sarpedone e li nominò suoi eredi. I tre fratelli, divenuti adulti, litigarono per amore di un bellissimo giovane chiamato Mileto, figlio d'Apollo e della ninfa Aria, che altri chiamano Deiona. Poiché Mileto mostrava di prediligere Sarpedone, Minosse lo scacciò da Creta insieme a Sarpedone. Radamanto rimase a Creta; egli visse in pace con Minosse e fu ricompensato con un terzo del regno di Asterio. Famoso per la sua equanimità nel far rispettare le leggi, inflessibile nel punire i trasgressori, egli legiferò sia per i Cretesi sia per gli isolani dell'Asia Minore, molti dei quali adottarono spontaneamente il suo codice. Ogni nove anni, egli si recava nella grotta di Zeus e ne riportava delle nuove leggi: tale pratica fu poi seguita anche da suo fratello Minosse.
Radamanto dovette poi fuggire in Beozia perché aveva ucciso un suo parente, e visse colà in esilio, a Ecalea, dove sposò Alcmena, la madre di Eracle, dopo la morte di Anfitrione. Altri dicono che Alcmena sposò Radamanto nei Campi Elisi, dopo la sua morte. Secondo una tradizione più tarda, raccolta per la prima volta da Platone, fu considerato, insieme con Minosse ed Eaco, il giudice dell'Ade.
Gli si attribuiscono come figli Gorti, l'eroe eponimo della città cretese di Gortino, ed Eritro, il fondatore d'Eritre, in Beozia.

RAMNETE: figura nell'Eneide (IX, 466-472) come augure dell'esercito rutulo, agli ordini del re Turno. Fu ucciso da Niso mentre dormiva.
Così dice, e si tace; e d'improvviso
assale con la spada il tronfio Amnete
che su cumulo folto di tappeti
roco soffiava dai polmoni il sonno;
ed augure egli era, e a Turno caro,
ed egli stesso re; ma l'arte sua
non lo salvò da morte.

REA: titanide figlia di Urano e di Gea, sorella e sposa di Crono, fu madre di Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus.
Era stato profetizzato sia da Urano morente, sia da Gaia, che uno dei figli di Crono l'avrebbe detronizzato. Ogni anno, dunque, egli divorava i figli generati da Rea: prima Estia, poi Demetra ed Era, poi Ade ed infine Poseidone. Giunto il momento di partorire Zeus, Rea si rifugiò in una caverna del monte Ditte in Creta, dove dette alla luce Zeus. I suoi vagiti vennero coperti dai Cureti battendo le loro armi sugli scudi, perché Crono non potesse udirli nemmeno da lontano. Rea compì l'inganno dando da ingoiare a Crono invece del bambino una pietra abilmente avvolta in pannolini. Così il Titano inghiottì la pietra convinto di divorare il suo figliolo Zeus. Taluni narrano che mentre stava partorendo Zeus, Rea premette le dita al suolo per alleviare la sofferenza delle doglie, e dal suolo balzarono fuori i Dattili: cinque femmine dalla mano sinistra della dea, cinque maschi dalla mano destra. Secondo un mito dell'Arcadia, Rea riuscì a gabbare Crono anche per il neonato Poseidone che nascose tra un branco di cavalli e al suo posto offrì a Crono in pasto un puledro. Rea affidò poi alle cure delle Telchine il bambino e per lui esse forgiarono il tridente.
Quando Rea, prevedendo i guai che la lussuria di Zeus avrebbe provocato, gli proibì di sposarsi, egli, infuriato, minacciò di usarle violenza. E benché subito Rea si trasformasse in un minaccioso serpente, Zeus non si lasciò ammansire, ma, trasformatosi a sua volta in un serpente maschio, si unì a Rea in un nodo indissolubile e fece quanto aveva minacciato di fare. Cominciò così la sua lunga serie di avventure amorose. Allorché i Titani, per ordine di Era, si impadronirono di Dioniso e lo fecero a brani, la nonna Rea accorse in suo aiuto e gli ridonò la vita. In seguito Rea lo accolse e lo guarì dalla follia, lo purificò per i molti delitti commessi e gl'insegnò i riti estatici che poi il dio diffuse per il mondo.
Il culto di Rea era assai diffuso: avanzi di un suo tempio furono rilevati presso Cnosso; in Arcadia sul monte Taumasio era sacra a Rea una grotta accessibile soltanto alle sue sacerdotesse; a Cos e a Mileto era offerto a Rea un sacrificio particolare, un tempio era dedicato a Crono e a Rea in Atene, e in onore delle due divinità si celebrava la festa delle Cronie nell'Attica il giorno 12 del mese Ecatombeone (luglio). In epoca romana, il culto di Rea si fuse con quello della Grande Madre Cibele.