MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera S

Sabazio, Sagari, Sagariti, Salamina, Salmoneo, Sarpedonte.

SABAZIO: dio, originario della Tracia e della Frigia, figlio di Zeus e di Persefone, affine a Dioniso. Il suo cilto, orgiastico e misterico, fu introdotto in Grecia, e in Atena dagli schiavi originari delle regioni orientali dell'Egeo. Aristofane ironizza spesso nelle sue commedie (tra cui una Sabazia ora perduta) sulle cerimonie di Sabazio, consistenti per lo più in processioni scomposte al grido di euoi saboi. Si sa che Glaucotea, madre di Eschine, ne aveva guidata una. Gli si attribuiva l'idea di addomesticare i buoi e di sottometterli al giogo. Era rappresentato con corna sulla fronte.

SAGARI: figlio di Migdone e d'Alessirroe. La Madre degli Dèi, Cibele, lo aveva fatto impazzire perché si era preso gioco dei suoi Misteri, insultando i suoi sacerdoti eunuchi, e Sagari si annegò nelle acque del fiume Xerabate che, in suo ricordo, venne poi chiamato Sagari o Sangario.

SAGARITI: nome di un'Amadriade. Ovidio racconta che nei boschi nella Frigia viveva Atti, un giovane così bello da essere amato da Cibele di casta passione. La dea lo pose come guardiano del proprio tempio, ma gl'impose di conservarsi vergine. Atti non potè resistere alle profferte d'amore della ninfa Sagariti. Cibele, irritata, abbattè l'albero alla cui vita era legata quella della ninfa, e fece impazzire Atti che, nel corso di una crisi violenta, si evirò. Dopo la sua mutilazione, sembra che la dea l'abbia di nuovo accolto al suo servizio.

SALAMINA: figlia del fiume Asopo, rapita dal dio Poseidone, il quale le diede un figlio, Cicreo. Questi riuscì ad uccidere un serpente che infestava la zona. Gli abitanti dell'isola, in segno di riconoscenza, lo elessero loro re. Tuttavia egli allevò un serpente della stessa specie che fece grandi stragi finché fu scacciato dall'isola da Euriloco, un compagno di Odisseo. L'animale si rifugiò allora ad Eleusi, presso Demetra che ne fece uno dei suoi servitori.

SALMONEO: figlio di Eolo e d'Enarete. Regnò per qualche tempo in Tessaglia, di cui era originario; ma, in seguito, guidò una colonia di Eoli verso i confini orientali dell'Elide, e qui fondò una città che chiamò Salmonea presso le sorgenti del fiume Enipeo, un affluente dell'Alfeo. Sposò in prime nozze Alcidice, figlia d'Aleo, la quale gli diede una bellissima figlia chiamata Tiro. Poi, dopo la morte della moglie, sposò Sidero, la quale trattò con grande crudeltà la figliastra perché la considerava la causa dell'espulsione della sua famiglia dalla Tessaglia: infatti Tiro era stata condannata per aver ucciso i due figli concepiti dal suo malvagio zio Sisifo.
Salmoneo era odiato dai sudditi, e spinse la sua regal protervia fino al punto di far sacrificare sui propri altari le vittime destinate a Zeus e di proclamarsi addirittura Zeus. Percorreva le vie di Salmonea trascinando dietro il suo cocchio dei calderoni di bronzo legati con corde di cuoio e che col loro clangore simulavano il tuono di Zeus; e contemporaneamente scagliava nell'aria torce ardenti, che a volte ricadevano sui suoi sventurati sudditi, costretti a crederle folgori. Un bel giorno Zeus, irritato per la sua empietà, punì Salmoneo scagliandogli una vera folgore che non soltanto incenerì il re sul suo cocchio, ma distrusse l'intera città.

SARPEDONTE: 1. Figlio di Zeus e d'Europa, fratello di Radamanto e di Minosse. Fu allevato, insieme coi suoi fratelli, da Asterio re di Creta, il quale sposò Europa dopo che Zeus la lasciò. Più tardi, Sarpedone venne a litigio con Minosse, o per ottenere il trono di Creta, o perché innamorati entrambi dello stesso fanciullo, chiamato Mileto. Cacciato da Minosse lontano dall'isola nativa di Creta, si rifugiò in Cilicia, nell'Asia Minore, dove si alleò con Cilice contro i Mili, li sopraffece e divenne loro re. Zeus gli concesse di vivere per tre generazioni e, quando infine egli morì, il regno milio fu chiamato Licia dal nome del successore di Sarpedone, Lico, che si era rifugiato presso di lui dopo che Egeo l'ebbe scacciato da Atene.

SARPEDONTE: 2. E' dato da Diodoro come figlio di Evandro e di Deidamia (o Laodamia), figlia di Bellerofonte. Accompagnò a Troia il cugino Glauco, condottiero dei Lici e alleato dei Troiani. Venuto a tenzone con Patroclo, cadde ucciso, e i Greci lo spogliarono della sua armatura, ma per ordine di Zeus Apollo ne salvò il corpo che fu preparato per le esequie, e il Sonno e la Morte lo riportarono in Licia, perché ricevesse onorata sepoltura.