MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tazio, Teano.

TAZIO: Tito Tazio, re dei Sabini e, più particolarmente, della città di Curi, designato come capo dalla confederazione sabina, formò ben presto un esercito che guidò nella guerra contro i Romani, che avevano rapito le giovani sabine (ratto delle Sabine). Le truppe sabine attaccarono la città e, per il tradimento di Tarpea, custode della rocca capitolina, riuscirono anche a conquistare la cima occidentale del Campidoglio ed attaccarono i Romani in quella parte di pianura chiamata più tardi Foro Romano. I Sabini stavano per avere la meglio, quando Romolo si rivolse a Giove e lo implorò di ribaltare la situazione, dedicandogli in quel luogo un tempio con il titolo di Stator. Giove lo esaudì e i Romani non indietreggiarono più, fronteggiarono i nemici e la battaglia riprese più violenta, ma le donne sabine, su iniziativa d'Ersilia, si gettarono fra i due eserciti avversari implorando la pace. Romani e Sabini stipularono allora un trattato di alleanza, che univa i due popoli. Così Romolo e Tazio decisero di governare insieme, ambedue col titolo di re. La città avrebbe conservato il nome di Roma, dal nome del fondatore, ma i suoi cittadini avrebbero portato quello di Quiriti, in ricordo della patria di Tazio. Questi avrebbe abitato la cittadella del Campidoglio, Romolo il Palatino. Questo regno congiunto durò cinque anni. Durante un sacrificio che i due re offrivano a Lavinio, Tazio venne ucciso dai Laurentini, i quali, offesi gravemente dai suoi parenti, non avevano potuto ottenere che egli rendesse loro giustizia. Romolo riportò a Roma il suo cadavere, gli accordò grandi onori e lo fece seppellire sull'Aventino.
A Tito Tazio la tradizione attribuisce l'introduzione in Roma di una serie di culti legati in modo diretto o indiretto alla tutela della produzione agraria e, più in generale, alla fecondità e alla generazione.

TEANO: 1. Figlia del re di Tracia Cisseo e di Telecleia, sacerdotessa d'Atena a Troia. Aveva sposato il troiano Antenore, al quale diede vari figli: Ifidamante, Archeloco, Acamante, Glauco, Eurimaco, Elicaone e Polidamante. Prima dell'apertura delle ostilità, accolse nella sua casa Menelao e Odisseo, giunti in ambasciata per regolare amichevolmente le controversie. Così, durante il sacco della città, Odisseo vide Glauco, uno dei suoi figli, che fuggiva inseguito da un gruppo di soldati greci e accorse in suo aiuto e salvò anche il fratello Elicaone, che era stato gravemente ferito. Menelao appese una pelle di leopardo alla porta della casa di Teano, per indicare che non si doveva saccheggiarla. Teano, suo marito Antenore e i loro figli poterono andarsene liberamente, portando con sé i loro beni. Alcuni giorni dopo salparono su una delle navi di Menelao e si stabilirono dapprima a Cirene, poi in Tracia e infine a Enetica, sul mare Adriatico. Enetica fu così chiamata perché Antenore si mise alla testa di certi profughi giunti da Enete in Paflagonia e li guidò in una guerra vittoriosa contro gli Euganei nella pianura settentrionale dell'Italia. Il porto dove sbarcarono fu chiamato "Nuova Troia" e i suoi abitanti sono ora noti come Veneti. Si dice anche che Antenore abbia fondato la città di Padova.
Taluni dicono che, durante il sacco di Troia, Odisseo e Diomede uccisero le guardie del tempio di Atena addormentate e si impossessarono del Palladio che la sacerdotessa Teano, moglie di Antenore, consegnò loro senza difficoltà.

TEANO: 2. Moglie del re di Icaria, Metaponto, il quale aveva minacciato di ripudiarla se non gli avesse generato un figlio nel volgere di un anno. Durante l'assenza di Metaponto, per soddisfarlo, ella chiese l'aiuto di un mandriano che le portò due gemelli trovati sul monte Perlio; Teano li fece credere suoi. In seguito, poiché non era sterile come si credeva, ella partorì due gemelli; ma i due trovatelli, grazie alla loro origine divina, crescevano belli e forti, ed erano dunque i prediletti di Metaponto, che non aveva ragione di sospettare che essi non fossero figli suoi. Tormentata dalla gelosia, Teano attese l'occasione opportuna e, quando Metaponto si assentò nuovamente, ordinò ai propri figli di andare a caccia con i fratelli maggiori e di ucciderli simulando un incidente. Il malvagio disegno fallì, perché Poseidone venne in aiuto dei propri figli i quali uscirono vittoriosi dalla lotta. Eolo e Beoto (così si chiamavano i due trovalelli) riportarono dunque al palazzo i cadaveri dei due figli di Teano, e la madre, alla loro vista, si uccise trafiggendosi il petto con un coltello da caccia.
Eolo e Beoto si rifugiarono allora dal loro padre adottivo, il mandriano che li aveva salvati e allevati, e Poseidone stesso rivelò il segreto della loro nascita. Ordinò poi che essi accorressero in aiuto della madre, che ancora languiva nella tomba vuota, dove l'aveva rinchiusa il padre adottivo Desmonte. I gemelli ubbidirono senza esitare, liberarono la loro madre Arne e uccisero il crudele Desmonte; Poseidone ridonò la vista ad Arne e tutti e tre ritornarono a Icaria. Quando Metaponto seppe che Teano l'aveva ingannato, sposò Arne e adottò i figli di lei come suoi eredi.