MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tecmessa, Telamone, Telchine.

TECMESSA: figlia del re della Frigia Teleuta. Fu rapita da Aiace, figlio di Telamone, durante una battaglia contro i Frigi, e divenne poi sua concubina. Condivise la vita dell'eroe davanti a Troia e dalla loro unione nacque un figlio, Eurisace ("ampio scudo"). Aiace fu colpito da una crisi di improvvisa pazzia perché gli erano state rifiutate le armi di Achille, destinate da Teti al più valoroso dei Greci. Ricuperato finalmente il senno, egli cadde in una cupa disperazione; mandò a chiamare Eurisace e gli donò il grande settuplice, scudo dal quale aveva preso il nome. "Il resto delle mie armi deve essere sepolto con me quando morirò", disse. Al fratellastro Teucro affidò la tutela di Eurisace, che doveva poi essere condotto presso i suoi nonni paterni Telamone ed Eribea, a Salamina. Poi, dicendo a Tecmessa che per sfuggire all'ira di Atena egli doveva bagnarsi nel mare e trovare un appezzamento di terreno incolto per seppellirvi la spada dove nessuno potesse trovarla, uscì, deciso a uccidersi. E questo suo disegno egli attuò, nonostante le affettuose preghiere della moglie Tecmessa, gettandosi sulla propria spada. Teucro apprese da Zeus la triste sorte del fratello e in compagnia di Tecmessa si mise alla ricerca del cadavere. Trovarono Aiace immerso in una pozza di sangue. Non si conosce la sorte di Tecmessa dopo il suicidio di Aiace.

TELAMONE: figlio di Eaco, re di Egina, e di Endeide, fratello di Peleo. Eaco si unì anche a Psamate, figlia di Nereo, che si era tramutata in foca per sfuggire al suo amplesso; da essi nacque il figlio Foco. Foco eccelleva particolarmente nelle gare atletiche, e per questo i suoi fratellastri, Peleo e Telamone, tramarono contro di lui. Telamone, approfittando in una gara di pentatlon con Foco gli scagliò il disco in testa e lo uccise; poi i due fratelli nascosero il suo corpo in un bosco. Eaco informato di quanto avvenuto, scacciò Telamone e lo condannò per sempre all'esilio. Il giovane principe si rifugiò nell'isola di Salamina, dove sposò Glauce, figlia del re Cicreo. Alla morte di Cicreo, il quale non aveva figli, ne ereditò il regno. Dopo la morte di Glauce, Telamone sposò Peribea, o Eribea, figlia di Alcatoo, re di Megara. Eracle, in visita a Salamina, trovò Telamone intento a banchettare con i suoi amici. Subito gli fu offerta una coppa di vino e Telamone lo invitò a libare a Zeus. Dopo aver libato, Eracle pregò suo padre Zeus di concedere a Telamone uno splendido e coraggioso figlio, perché aveva visto che Peribea era sul punto di partorire. Zeus mandò allora un'aquila, segno che la sua preghiera sarebbe stata esaudita. Non appena il banchetto fu terminato, Peribea diede alla luce un bimbo che fu chiamato Aiace da Aietos ("aquila"), ed Eracle lo avvolse nella pelle del leone di Nemea rendendolo così invulnerabile.
Prima del suo esilio da Egina, Telamone prese parte alla caccia al cinghiale Calidonio. Partì con gli Argonauti, e nella nave Argo remava vicino a Eracle, di cui era il compagno favorito. Rimproverò agli Argonauti d'aver abbandonato Eracle, allorché l'eroe, avendo rotto il proprio remo, andò a intagliarne un altro nella foresta, durante lo scalo in Bitinia, e, cercando Ila, non si presentò in tempo per continuare il viaggio. Telamone aiutò ancora Eracle quando partì per il regno delle Amazzoni a conquistare la cintura della loro regina Ippolita su richiesta di Admeta, figlia di Euristeo. Accompagnò Eracle nella spedizione contro Laomedonte, re di Troia. Telamone fu il primo ad aprire una breccia nelle mura della città, ma Eracle gli fu subito alle calcagna, pazzo di gelosia. Telamone, rendendosi conto che la spada di Eracle era puntata contro il suo petto, ebbe la presenza di spirito di chianarsi e raccogliere alcune grosse pietre facendo intendere di voler costruire un altare per Eracle Vincitore. Per premiare le sue gesta, Eracle gli concesse la mano di Esione, figlia di Laomedonte, che gli generò un altro figlio, Teucro.
Sulla morte di Telamone esistono diverse versioni. La gente dell'Elide sostiene d'averlo ucciso mentre combatteva al fianco di Eracle; la tradizione più diffusa vuole che morisse a Salamina molti anni più tardi, dopo aver esiliato Teucro colpevole di non aver salvato Aiace dalla morte che lo colse a Troia.

TELCHINE: le nove Telchine dalla testa di cane e dalle mani a forma di pinne, figlie del Mare, nacquero a Rodi dove fondarono le città di Camiro, Ialiso e Lindo; di lì emigrarono a Creta che abitarono per prime. Rea affidò alle loro cure Poseidone bambino e per lui esse forgiarono il tridente così come, molto tempo prima, avevano forgiato per Crono il falcetto con cui egli castrò il padre suo Urano; e furono inoltre le prime a scolpire simulacri agli dèi. Avevano anche il potere di far cadere la pioggia, la grandine e la neve. Erano inoltre capaci di assumere la forma che piaceva loro. Poseidone, innamoratosi di una Telchina, la ninfa Alia, ebbe da lei sei figli e la figlia Rodo, la quale diede il suo nome all'isola di Rodi. I suoi sei figli insultarono Afrodite che li punì facendoli impazzire; essi tentarono di violentare la propria madre e Poseidone, con un colpo di tridente, li fece inghiottire dalla terra.
Zeus decise tuttavia di distruggerle con un diluvio poiché avevano esercitato la loro malefica influenza sul tempo facendo alzare nebbie mediante magia e disseccando le messi con zolfo e acqua dello Stige. Avvertite da Artemide le Telchine si rifugiarono oltre mare: alcune in Beozia, dove edificarono il tempio di Atena a Teumesso, altre a Sicione, altre in Licia, altre ancora a Orcomeno, dove si trasformarono nei cani che sbranarono Atteone. Ma il diluvio di Zeus raggiunse e sommerse le Telchine di Teumesso; Apollo, in veste di lupo, distrusse le Telchine della Licia, benché esse cercassero di placarlo edificando un nuovo tempio; e non si ebbe più notizia delle Telchine di Orcomeno. Corre voce tuttavia che alcune di loro vivano ancora a Sicione.