MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Telefo.

TELEFO: figlio di Eracle e di Auge, e nipote di Aleo. Ad Aleo era stato predetto che se la figlia Auge avesse avuto dei figli, il nipote avrebbe ucciso i fratelli di sua moglie Neera; per evitare questo, Aleo costrinse la figlia a divenire sacerdotessa di Atena, minacciando di ucciderla se non si fosse mantenuta casta. Ma Eracle, passando da Tegea, andando a Eli a guerreggiare contro Augia, fu accolto da Aleo con cordialità ospitale nel tempio di Atena e colà, riscaldato dal vino dopo un grande banchetto, violò la vergine sacerdotessa presso una vicina fonte. Frattanto pestilenza e carestia si abbatterono su Tegea e Aleo, informato dalla Pizia che un sacrilegio era stato commesso nel recinto del tempio di Atena, vi si recò e trovò Auge in stato di avanzata gravidanza. Non osando uccidere sua figlia, incaricò re Nauplio di affogarla. Nauplio partì con Auge per Nauplia, ma sul monte Partenio Auge fu colta dalle doglie e si appartò nel bosco, dove diede alla luce un bimbo e, celatolo in un cespuglio, ritornò da Nauplio. Questi non aveva l'intenzione di affogare una principessa, e la cedette a certi mercanti che erano da poco giunti a Nauplia e che, a loro volta, la vendettero a Teutra, re di Teutrania in Misia.
Il figlio di Auge fu allattato da una cerva sul monte Partenio; alcuni mandriani lo rinvennero, lo chiamarono Telefo e lo portarono al loro padrone, re Corito. Nello stesso periodo, i pastori di Corito scoprirono, esposto sulla medesima collina, il figlio neonato di Atalanta, che essa aveva avuto da Meleagro; lo chiamarono Partenopeo, che significa "figlio di una vergine violata", perché Atalanta pretendeva d'essere ancora vergine. Telefo crebbe in compagnia di Partenopeo e i due divennero grandi amici. Quando Telefo raggiunse l'età virile, si recò a Delfi per avere notizie dei suoi veri genitori. Gli fu detto di recarsi da re Teutra in Misia, dove trovò Auge, ora sposata a Teutra, e da lei seppe che essa era sua madre ed Eracle suo padre. Teutra allora diede in sposa a Telefo sua figlia Argiope, e lo dichiarò erede al trono.
Secondo un'altra versione, Telefo, trovandosi a Tegea, aveva ucciso accidentalmente, e senza sapere chi fossero, i due fratelli della madre, Ippotoo e Nereo, avverando così un antico oracolo. Cacciato dall'Arcadia, Telefo andò a consultare l'oracolo di Delfi, il quale gli ordinò di recarsi in Misia, senza pronunciare una sola parola durante il percorso e fino a che Teutra non l'avesse purificato. "Il silenzio di Telefo" divenne proverbiale; ma Partenopeo lo accompagnava per parlare in vece sua. All'arrivo alla corte di Teutra, accadde che Ida, figlio di Afareo, stava per impadronirsi del trono di Misia e Teutra, disperato, promise di abdicare in favore di Telefo e di dargli in sposa la sua figlia adottiva Auge, se Ida fosse stato scacciato. Telefo, con l'aiuto di Partenopeo, sconfisse Ida in duello. Fedele alla memoria di Eracle, Auge, la notte delle nozze, si portò una spada nella camera da letto e avrebbe ucciso Telefo al suo ingresso se gli dèi non avessero fatto strisciare fra loro un grande serpente. Auge, sgomenta, gettò via la spada e confessò le sue intenzioni omicide. Innalzò poi una supplica a Eracle e, grazie a un'ispirazione divina, Auge e Telefo si riconobbero e caddero piangendo l'uno nelle braccia dell'altra. Secondo questa versione del mito narrato da Igino, Telefo sposò quindi Argiope, la figlia di Teutra. Altri dicono che Telefo sposò Astioche, o Laodice, figlia di Priamo.
Mentre Telefo regnava in Teutrania, i Greci durante il loro primo tentativo contro Troia, ignorando la via, sbarcarono in Misia, credendosi di essere nella Troade. Re Telefo li ricacciò sulle loro navi e uccise il valoroso Tersandro, figlio del tebano Polinice. Ma ecco accorrere Achille e Patroclo, e al vederli Telefo voltò le spalle e fuggì lungo le rive del fiume Caico. Telefo, poiché era odiato da Dioniso al quale non rendeva onore, inciampò in un tralcio di vite spuntato prodigiosamente dal suolo e Achille lo ferì alla coscia con la famosa lancia, dono di Chirone al padre suo Peleo. Telefo, non riuscendo a guarire dalla ferita, consultò l'oracolo di Apollo il quale gli rivelò che sarebbe guarito solo se curato da chi l'aveva ferito. Telefo dunque si recò da Agamennone a Micene, vestito di stracci come un mendicante, e seguendo il consiglio di Clitemnestra, afferrò il piccolo Oreste nella culla e minacciò di ucciderlo se egli non avesse acconsentito a farlo guarire per mano d'Achille. Agamennone disse che l'avrebbe volentieri aiutato se egli avesse guidato la flotta graca fino a Troia. Poiché Telefo acconsentì, Achille, edotto da Odisseo sul vero significato dell'oracolo, mise un po' della ruggine, che si trovava sulla sua lancia, sopra la ferita di Telefo, e questi guarì. Telefo guidò la flotta greca, che giunse felicemente a Troia, ma rifiutò di unirsi a loro in battaglia. Soltanto suo figlio Euripilo si lasciò convincere da Astioche a guidare un contingente misio al soccorso di Priamo, e ciò malgrado l'espressa promessa fatta da Telefo ai Greci di non lottare contro di loro.