MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Temisto, Tenete, Teodamante.

TEMISTO: figlia d'Ipseo. Atamante, re di Tebe, convinto che sua moglie Ino, uscita per una battuta di caccia, fosse stata divorata dalle bestie feroci, sposò Temisto dalla quale ebbe quattro figli: Leucone, Eritrio, Scheneo e Ptoo. Tempo dopo, Atamante seppe che Ino era ancora viva. Subito ordinò che fosse condotta a palazzo, la installò nella camera dei bambini e disse a Temisto che la donna era una prigioniera catturata durante una scorreria sul monte Citerone e che sarebbe stata un'ottima nutrice. Temisto visitò la camera dei bambini e, fingendo di non sapere chi Ino fosse in realtà, disse alla nuova nutrice: "Ti prego, prepara vesti di lana bianca per i miei due figli, e vesti di lana nera per i due figli della sventurata Ino. Dovranno indossarle domani". Ino, che aveva indovinato il disegno di Temisto, fece indossare le vesti bianche ai propri figli e le vesti nere ai figli della rivale. Così, quando il giorno seguente Temisto ordinò alle guardie di irrompere nella camera dei regali fanciulli e di uccidere i due gemelli che indossavano vesti nere, risparmiando gli altri due, i gemelli di Temisto furono uccisi. All'udire quella notizia, Temisto, per la disperazione, si suicidò e Atamante impazzì: colpì Learco con una freccia scambiandolo per un cervo, mentre Ino fuggì con Melicerte, si gettò in mare e divenne immortale.

TENETE: figlio di Cicno e di Procleia, fratello di Emitea ed eroe eponimo dell'isola di Tenedo, al largo della costa troiana.
Dopo la morte di Procleia, Cicno sposò Filonome, figlia di Tragaso; Filonome s'innamorò del suo figliastro Tenete, e non essendo riuscita a sedurlo, per vendicarsi lo accusò di ave tentato di violentarla. Chiamò il flautista Molpo come testimone e Cicno, credute le loro parole, chiuse i suoi due figli dentro un cofano che abbandonò alle onde del mare. Il cofano, protetto dagli dèi, e in particolar modo da Poseidone (nonno di Tenete), approdò sulla costa dell'isola che si chiamava allora Leucofri, che significa "bianco fiore", e che, in seguito, assumerà il nome di Tenedo. Gli abitanti dell'isola presero Tenete come re. Più tardi, quando scoprì la verità, Cicno fece lapidare Molpo, seppellì viva Filonome e, saputo che Tenete scampato alla morte viveva a Tenedo, andò a chiedergli perdono. Ma Tenete, che ancora covava un sordo rancore, tagliò con una scure gli ormeggi della nave di Cicno. Di qui la frase proverbiale per descrivere un irato rifiuto: "Scacciare da Tenedo con un'ascia". Alla fine, Tenete si placò e permise che Cicno si stabilisse presso di lui a Tenedo.
Allorché la flotta greca, diretta contro Troia, si presentò davanti a Tenedo, Tenete cercò d'impedire lo sbarco dei Greci borbardandoli con lanci di pietre. Ma Achille raggiunse la riva a nuoto e senza rifletterci sopra lo uccise, trapassandogli il cuore. Uccise anche Cicno con un colpo alla nuca, il suo unico punto vulnerabile, e inseguì Emitea che fuggì rapida come una cerbiatta. L'avrebbe tuttavia raggiunta e violata se la terra aprendosi non l'avesse inghiottita. I Greci sbarcarono e saccheggiarono Tenedo. Resosi conto, ma troppo tardi, di quanto aveva fatto, Achille condannò a morte Mnemone che non gli aveva rammentato le parole di Teti. Poi seppellì Tenete dove ora sorge il suo tempio. Nessun flautista vi può mettere piede né vi si può pronunciare il nome di Achille.
Esisteva un'altra leggenda concernente la morte di Tenete. Egli sarebbe stato ucciso da Achille mentre cercava di proteggere la sorella Emitea dagli assalti amorosi dell'eroe. Nella leggenda d'Achille, la morte di Tenete era uno dei numerosi episodi che legavano l'eroe al suo destino. Teti lo aveva messo in guardia e avvertito che, se avesse ucciso "un figlio d'Apollo" (e Tenete si vantava di avere Apollo come padre), non avrebbe potuto sottrarsi a una morte violenta davanti a Troia.

TEODAMANTE: re dei Driopi e padre di Ila, amante diletto di Eracle. Mentre arava un campo con un aratro tirato dai buoi, Eracle che era affamato, e inoltre in cerca di un pretesto per fare guerra ai Driopi che, come ognuno sa, non avevano alcun diritto di occupare quella regione, chiese che gli fosse consegnato uno dei buoi. Al suo rifiuto, l'eroe infuriato lo uccise. Dopo aver scannato il bue e banchettato con i suoi alleati, Eracle rapì il figlioletto di Teodamante, Ila, di cui era madre la Ninfa Menodice, figlia d'Orione. Altri invece dicono che il padre di Ila fu Ceice o Eufemo o Teomene; e affermano che Teodamante era il contadino rodio che maledì da lontano Eracle quando questi sacrificò uno dei suoi buoi.