MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Teofane, Teonoe, Tereo.

TEOFANE: figlia di Bisalte re di Tracia, era una fanciulla bellissima. Poseidone si innamorò di lei e per sottrarla ai numerosi pretendenti la portò sull'isola di Crumissa. I pretendenti li inseguirono e scoprirono il nascondiglio, allora Poseidone trasformò Teofane e gli isolani in pecore e quando i pretendenti cominciarono a mangiarle li trasformò a loro volta in lupi. Egli divenne un ariete e accoppiatosi con Teofane generò un ariete con un Vello d'oro. L'ariete crescendo mostrò d'essere in grado di parlare e di volare e Nefele lo mandò a salvare Frisso ed Elle dalle angherie di Ino. Il vello fu lo stesso che venne più tardi rubato da Giasone e dagli Argonauti in Colchide.

TEONOE: 1. Figlia di Proteo, re d'Egitto, e di Psamate. Era sorella di Teoclimeno, che cercò di sedurre Elena, moglie di Menelao, la quale si era rifugiata alla sua corte. Teonoe aiutò Elena a fuggire dall'Egitto e, per questo incorse nella collera del fratello, ma venne salvata dall'intervento dei Dioscuri, fratelli di Elena. Una tradizione racconta che Teonoe si era innamorata del pilota di Menelao, Canopo, ma il suo amore non venne ricambiato.

TEONOE: 2. Figlia di Testore, sorella di Calcante, l'indovino, e di Leucippe. Un giorno Teonoe stava passeggiando lungo la spiaggia nei pressi di Troia, allorché fu rapita dai pirati e venduta al re di Caria, Icaro. Testore partì subito all'inseguimento dei pirati, ma naufragò per caso sulle coste della Caria. Arrestato, e condotto dal re, entrò come schiavo al servizio della casa regale. Molti anni dopo Leucippe, che era ancora in fasce quando questi tristi eventi si verificarono, andò a Delfi per avere notizie di suo padre e di sua sorella. La Pizia le consigliò di travestirsi da sacerdote di Apollo e di recarsi in Caria per cercarli. Si rase i capelli e si travestì da sacerdote. Giunse anch'ella in Caria, alla corte di re Icaro. Teonoe la vide, non la riconobbe, ma, scambiandola per un uomo, se ne innamorò e ordinò a una delle guardie di condurlo nella sua camera. Leucippe, che a sua volta non aveva riconosciuto Teonoe e temeva di venire condannata a morte per impostura, la respinse. Irritata, Teonoe la fece arrestare e gettare in prigione, poi incaricò uno dei suoi schiavi di ucciderla. La sorte cadde sullo schiavo Testore, che nessuno aveva riconosciuto. Questi entrò nella prigione dov' era Leucippe, non la riconobbe neppure lui, e con voce angosciata narrò la sua storia. "Non ti ucciderò, signore", disse, "perché anch'io onoro il dio Apollo e preferisco uccidere me stesso anziché alzare la mano su di te. Ma lascia che ti riveli il mio nome. Io sono Testore". E stava per affondare la lama della spada nel proprio petto allorché Leucippe lo fermò gridando: "Padre! Padre mio! Io sono Leucippe, la tua figliola!" Si affrettarono allora verso la camera di Teonoe. Varcando la soglia con Testore che la seguiva dappresso, Leucippe le gridò: "Preparati a morire per mano di mio padre, Testore!" Fu allora che Teonoe riconobbe suo padre ed esclamò: "Padre, padre mio!" Quando tutti e tre ebbero versato lacrime di gioia e innalzato ringraziamenti ad Apollo, re Icaro generosamente li rimandò in patria, colmi di doni.

TEREO: figlio di Ares e fratello di Driante. Governò sui Traci che allora occupavano Daulide nella Focide. Assunse la parte di arbitro in una disputa sorta, a proposito di certi confini territoriali, tra Pandione, re di Atene, e il suo vicino, il tebano Labdaco. Pandione, per riconoscenza, diede a Tereo la figlia Procne in sposa. Ben presto Procne ebbe dal marito un figlio, Iti. Ma Tereo, s'innamorò della cognata Filomela; e un anno dopo rinchiuse Procne in una capanna presso il palazzo e annunciò a Pandione la notizia della sua morte. Pandione, associandosi al dolore di Tereo, generosamente gli offrì in sposa Filomela e la fece scortare fino a Daulide da guardie del corpo ateniesi. Tereo uccise le guardie e prima ancora che Filomela giungesse al palazzo dove si dovevano celebrare le nozze, l'aveva già costretta a giacersi con lui. Procne fu ben presto a conoscenza dell'accaduto, ma per misura di precauzione, Tereo le fece tagliare la lingua e la segregò nel quartiere degli schiavi. Procne tuttavia riuscì a inviare un segreto messaggio a Filomela intessendolo nel manto nuziale a lei destinato.
Frattando un oracolo aveva avvertito Tereo che Iti sarebbe morto per mano di un congiunto e, sospettando che suo fratello Driante tramasse per impadronirsi del trono, Tereo lo uccise a tradimento con un colpo d'ascia. Quel medesimo giorno Filomela lesse il messaggio intessuto nel manto nuziale, si precipitò nel quartiere degli schiavi e liberò Procne, che balbettava in modo inintelligibile. Procne s'impadronì di Iti, lo uccise, lo sventrò e lo fece bollire in un calderone per darlo in pasto a Tereo al suo ritorno. Quando Tereo si rese conto di aver mangiato la carne di suo figlio, afferrò l'ascia e inseguì le due sorelle che erano fuggite dal palazzo. Ben presto le raggiunse e già era sul punto di commettere un duplice omicidio quando gli dèi li trasformarono tutti e tre in uccelli: Procne divenne una rondine; Filomela un usignolo e Tereo un'upupa. Altri dicono che Tereo fu trasformato in sparviero.