MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tespio, Teti.

TESPIO: figlio di Eretteo, re d'Attica, e di Prassitea, aveva lasciato l'Attica e aveva fondato un regno a Tespi, in Beozia. Presso di lui, all'età di diciotto anni, Eracle iniziò le sue imprese, uccidendo il leone del Citerone che faceva strage tra il bestiame di Anfitrione e dello stesso re Tespio. Questi ebbe cinquanta figlie da sua moglie Megamede, figlia di Arneo, e da varie concubine. Per timore che esse potessero darsi ad amori sconvenienti e desiderando avere dei discendenti di origine divina, Tespio decise di approfittare della presenza di Eracle per far fare un figlio ad ognuna. Quindi offrì la primogenita Procri come compagna di letto. Eracle, ben felice dell'offerta, non disdegnò tanta cordiale ospitalità, ma Tespio ogni notte gli mandava una figlia diversa. Eracle infatti dormì a Tespi per cinquanta notti di seguito. Un'altra versione dice che Eracle le deflorò tutte in una sola notte, e che soltanto una si rifiutò al suo amplesso e rimase vergine fino alla morte, servendo come sacerdotessa nel santuario di Tespi. Tuttavia Eracle generò cinquantuno figli dalle figlie di Tespio, perché Procri, la maggiore, ebbe due gemelli, Antileone e Ippeo, e la più giovane altri due. Sette di questi figli rimasero a Tespi, tre furono mandati a Tebe e gli altri, per ordine di Eracle su consiglio di un oracolo, furono portati da Iolao in Sardegna, dove si stabilirono come coloni. Iolao fondò la città di Olbia, divise l'isola in province, piantò alberi d'olivo e rese il suolo fertile. Col consenso dei nipoti di Tespio, che lo consideravano un loro secondo padre, chiamò i coloni dal suo nome, Iolari.
Tespio fu anche l'amico che purificò Eracle dopo l'uccisione dei figli ch'egli aveva avuti da Megara.

TETI: 1. Una Titanessa, figlia di Urano e Gea, fu sposa di Oceano e madre delle ninfe Oceanine e degli dèi fluviali. Quando Zeus cominciò la sua guerra contro i Titani, Oceano e Teti si schierarono al suo fianco e si presero cura di Era per tutti gli anni della guerra. Più tardi, quando Teti litigò con Oceano, la figliastra Era cercò di riconciliarli. Teti era molto affezionata a Era e per amor suo escluse la costellazione di Callisto, l'Orsa Maggiore, dalla corrente dell'oceano così che fosse costretta a girare eternamente intorno alla stella polare per punirla d'aver voluto giacere con Zeus.
La dimora di Teti è posta generalmente nell'estremo Occidente, al di là del paese delle Esperidi, nella regione in cui, ogni sera, il Sole termina il tragitto.

TETI: 2. Una delle Nereidi, detta anche Tetide, era perciò figlia di Nereo, il Vecchio del Mare, e di Doride. Fu allevata da Era, come quest'ultima era stata allevata dalla titanide Teti. Promessa sposa di Zeus, dovette rinunciare a tali ambitissime nozze quando un oracolo di Temi predisse che suo figlio sarebbe stato più grande del padre. Altre tradizioni attribuiscono questo oracolo a Prometeo, il quale avrebbe precisato che il figlio destinato a nascere dagli amori di Zeus e Teti sarebbe diventato un giorno padrone del Cielo. Fu perciò data in matrimonio a Peleo, re di Ftia, l'unico mortale che seppe superarla in una lunga ed estenuante lotta in cui essa cercava di sfuggirgli, mutandosi di volta in volta in animale feroce o in acqua, fuoco o altri elementi. Tutti gli dèi presero parte alle nozze di Peleo e Teti e portarono splendidi doni. Ma la dea Eris (la Discordia), che non era stata invitata, decise di far nascere una baruffa tra gli dèi e, mentre Era, Afrodite e Atena conversavano amorevolmente, lasciò cadere una mela d'oro ai loro piedi con scritta "Alla più bella". Quella mela fu la causa prima della guerra di Troia.
Per qualche tempo Teti visse insieme a Peleo come moglie devota e, secondo alcune versioni del mito, gli diede sette figli. Sei non riuscirono a sopravvivere alle prove del fuoco e dell'acqua bollente a cui li sottoponeva la madre per sapere se avevano ereditato la sua immortalità. Ma Peleo riuscì a strapparle il settimo quando già essa aveva reso immortale il suo corpo, salvo il tallone, ponendolo sopra il fuoco e poi ungendolo con ambrosia. L'osso del tallone, appena ustionato, non fu sottoposto all'ultima parte del rito magico, perché Peleo le strappò il bambino, che si era bruciato le labbra e il soprosso del piede destro. Teti, adirata, abbandonò Peleo e tornò a vivere nel seno del mare, con le sorelle. Avendo così Peleo salvato il bambino, chiese al centauro Chirone, abile nell'arte della medicina, di sostituire l'osso bruciato con un altro preso dallo scheletro dissotterrato del gigante Damiso. Secondo un'altra versione dell'infanzia di Achille, Teti immerse il bambino nel fiume Stige per renderlo invulnerabile, ma si dimenticò di immergere anche il tallone per cui l'aveva tenuto sospeso sull'acqua.
Teti era considerata dea benefica e ospitale: insieme alla sorella Eurinome, aveva raccolto e nascosto Efesto fatto precipitare da Zeus dall'alto dell'Olimpo per aver voluto intervenire in favore di Era. Efesto visse con le due Nereidi per nove anni nella loro dimora marina. Quando Era insieme a Poseidone e ad Atena cercò di ribellarsi contro Zeus e di legarlo al letto con corde di cuoio, Teti, prevedendo una guerra civile, si recò nel Tartaro a chiamare il gigante centimane Briareo che, sempre leale a Zeus, sciolse tutti i nodi e liberò il suo padrone. Quando il giovane Dioniso, attaccato da re Licurgo sul monte Nisa, si gettò in mare, Teti lo nascose per qualche tempo nella sua grotta marina, e in cambio di questo favore ricevette un vaso d'oro. Per ordine di Era, Teti con le Nereidi guidò gli Argonauti durante la traversata delle infuocate Simplegadi o Rocce Vaganti.
Madre amorosissima, Teti non si disinteressò del figlio. Quando Achille ebbe nove anni e l'indovino Calcante predisse che Troia non sarebbe caduta senza l'aiuto del giovane Achille, Teti tentò in tutti i modi di tenere il figlio lontano dai pericoli della guerra, arrivando persino a travestirlo da donna e a nasconderlo nell'isola di Sciro tra le figlie del re Licomede. Ma Achille non potè sfuggire al proprio destino, e partì per la guerra. Teti cercò allora di proteggerlo con ogni mezzo. L'aveva avvertito a non sbarcare per primo perché sarebbe stato il primo a morire, e che semmai avesse ucciso un figlio di Apollo, sarebbe morto per mano di Apollo. E un servo chiamato Mnemone lo accompagnava al solo scopo di ricordargli ogni giorno la predizione della madre. Ma Achille, allorché vide Tenete che scagliava massi dall'alto di un promontorio contro le navi greche, raggiunse la riva a nuoto e senza rifletterci sopra lo uccise trapassandogli il cuore. Resosi conto, ma troppo tardi, di quanto aveva fatto, Achille condannò a morte Mnemone che non gli aveva rammentato le parole di Teti. Quando Achille si irritò con Agamennone che gli aveva sottratto la sua concubina Briseide, Teti implorò Zeus di far volgere le sorti della guerra in favore dei Troiani così che i comandanti greci fossero costretti a pregare Achille di tornare a combattere. Confortò il figlio per la perdita di Patroclo e gli recò una nuova armatura che comprendeva anche un paio di preziosi schinieri forgiati da Efesto. Quando Achille venne ucciso, Teti e un gruppo di Nereidi piansero amaramente la sua morte, mentre le nove Muse intonavano il lamento che durò diciassette giorni e diciassette notti. Al diciottesimo giorno il corpo di Achille fu bruciato sul rogo e le sue ceneri, mescolate a quelle di Patroclo, vennero riposte in un'urna d'oro fabbricata da Efesto, dono di nozze di Dioniso a Teti; quest'urna fu sepolta sul promontorio Sigeo che domina l'Ellesponto, e i Greci vi innalzarono sopra un tumulo a cono. Secondo alcuni, Teti rese poi Achille immortale e lo portò a vivere nell'isola di Leuca nel Mar Nero, dove più tardi sposò Elena mentre ella continuò a vivere con Peleo a cui pure conferì l'immortalità.
La figura di Teti appare di frequente nell'arte antica, specie nella pittura vascolare. Gli episodi più volentieri illustrati sono quelli della sua lotta con Peleo, e le nozze.